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La solitudine dei primi cittadini e degli amministratori locali diventa più forte nel mezzo dei drammi, consapevoli come sono che le comunità non hanno bisogno di eroi ma di guide rigorose e responsabili
fascia sindaco

Sono giorni difficili per tutti. Lo sappiano e ci viene ripetuto di continuo. Sono giorni difficili per le forze dell’ordine, per medici e infermieri, per i volontari dei gruppi di protezione civile, della Croce Rossa e delle associazioni che a diverso titolo si stanno adoperando per fronteggiare l’emergenza. Le tante emergenze.
Sono giorni difficili anche per coloro che, loro malgrado, debbono – debbono, non vogliono – continuare a lavorare loro malgrado: i corrieri, i portalettere, gli operai e gli impiegati. Ma anche tanti commercianti ed imprenditori. Non tutti possono permettersi di stare a casa.

Si utilizzano parole forti: guerra, battaglia, trincea, nemico (riferito al virus). Ci si consola suonando la sera sui terrazzi. Oppure sfogandosi in Rete, chi facendo ironia, chi cercando lo scontro, chi provando a ricostruire quel senso di comunità reale che è venuta improvvisamente a mancare. Proprio quando pensavamo che la dimensione digital-virtuale fosse in grado di sostituirla senza che ne avvertissimo più l’assenza. Si alternano sentimenti ed emozioni altalenanti al fluire incessante delle informazioni. Apprensione e speranza. Positività e sconforto.

In un articolo dell’Huffington Post è comparsa una bella riflessione riferita ad un’altra categoria esposta in questi giorni quanto e più di altre. Quella dei Sindaci, chiamati anche loro a fronteggiare in prima linea la diffusione del COVID-19, chiamati a fare delle scelte decise, veloci, costretti non solo a dare semplice esecuzione ma spesso ad interpretare e declinare in atti concreti ed immediati i decreti del Governo. E’ una situazione nuova. Per tutti. Anche per loro. Soprattutto per loro.

I primi cittadini vengono chiamati nel servizio  del quale è autore Stefano Lombardi, guarda caso un amministratore, “Mediani di rottura”. “Chiusi nella solitudine dei propri uffici, magari di notte, a cercare di far luce sugli articoli e sui commi. A raccogliere le forze e concentrarsi su come semplificare ogni singola parola, per cercare di farle arrivare nella maniera più semplice a tutti i propri concittadini. Consapevoli che le comunità hanno bisogno di riconoscere un volto familiare nelle notizie. Specie in quelle spiacevoli. Cercando di non sbagliare, augurandosi di non sbagliare”.

Ed ancora: “Anche quando ci si ritrova a fare i conti, specie nei piccoli Comuni, con il personale che manca o magari con la Polizia Municipale che si presenta con te e come te per la prima volta a fronteggiare una pandemia. Qualcosa che ti fa tremare le gambe solo a pensarci, figuriamoci quando stai per prendere una decisione dalla quale potrebbe dipendere la salute, l’incolumità e la vita della gente che rappresenti”.

“Sono precisamente questi i giorni e i momenti in cui un Sindaco ha il dovere morale di ricordarsi che le comunità non hanno bisogno di eroi, ma di guide rigorose e responsabili. Che abbiano il coraggio di scrollarsi la paura di dosso (…). Anche e soprattutto quando arriva la consapevolezza che nessuno potrà mai essere al sicuro dai colpi di un nemico che non vedi e non senti. Ma che si muove attraversando velocemente l’Italia da Nord a Sud”.

Torneranno presto giorni migliori, aggiungiamo noi. Presto può voler dire anche qualche mese, non sarà un dramma. Sarà comunque poco rispetto agli anni che abbiamo davanti, che i nostri figli, soprattutto quelli più piccoli, potranno vivere quasi dimentichi di questa brutta esperienza. Lo ritroveranno sui libri di storia e magari saranno soltanto poche righe, a fine volume, come è successo a noi 50enni per il terrorismo degli anni Settanta.

Appena tutto sarà finito, però, “quando ci ritroveremo a raccogliere i cocci provenienti da un cambio di abitudini tanto drammatico quanto sacrosanto e necessario, non dovremo dimenticare chi ha interpretato e declinato le voci dello Stato facendole arrivare in quei vicoli e in quelle piazze dove la realtà virtuale talvolta non arriva. Non dovremo dimenticare il grido di solitudine degli amministratori locali, che diventa più forte nel mezzo dei drammi. E non perché lo Stato sia assente ma perché il volto dello Stato, in questi maledetti giorni di marzo, è anche e soprattutto quello dei Sindaci e degli amministratori comunali”.

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