La notte scorsa ho fatto un brutto sogno, che mi ha molto turbato. Ho sognato che un generale da scrivania, asserragliato in un bunker, in ieratica postura, circondato da consiglieri compiacenti, studiava mappe e proponeva strategie per affrontare la battaglia contro l’incoronato che dilagava furtivo e inafferrabile. Ma ciò che succedeva realmente fuori dal bunker gli era sconosciuto perché stava approntando strategie per una guerra della quale non sapeva nulla. Erano insomma, le sue, oniriche affermazioni che facevano riferimento soltanto al
“Requiem aeternam dona eis Domine” che il capo supremo, chiuso in un altro bunker, aveva solennemente pronunciato con squallido cinismo, scordandosi di dover restituire ancora al popolo affamato diversi quintali di dobloni inopinatamente rapinati.
Ma quale era la strategia bellica del generale da scrivania? Tutte le schiere della sanità pubblica dovevano essere annientate perché si erano vendute al precedente dominatore. Poi dovevano subentrare i nuovi strutturati perché sudditi devoti.
Insomma proponeva di tornare alle compagnie della buona morte che tanto bene avevano lavorato in precedenti pestilenze.
Per vincere la guerra attuale la sanità doveva essere gestita da compagnie private, pubblicamente sostenute, dedite ad utilizzare denaro pubblico per fini privati.
Ma soprattutto a sostegno della satrapia dei ceti prevalente al momento. Nessun valore avevano gli attestati di benemerenza che il sistema in atto aveva conquistato. Gli ordini che venivano dal capo supremo erano: privatizzare.
Bisognava rispondere a squali affamati che avevano sostenuto con forza e vinto anche loro la precedente battaglia. Così voleva il capo supremo, per questo aveva posto un suo “misso” a guardia del patto.
Mi sono svegliato di soprassalto, sono corso a controllare sul televideo. Per fortuna non risultava nulla.
Tanto che ero sveglio ho cominciato ad andare su vari canali e cosa ho rivisto: malati sofferenti, operatori sanitari sfiancati dal lavoro, ma capaci di un sorriso, cittadini chiusi in casa che dalle finestre cantavano la loro speranza, forze dell’ordine supportare cittadini impauriti, lavoratori senza protezioni recarsi al lavoro, necessario per sostenerci, amministratori sostenere con grande dignità le angosce dei loro cittadini, operatori economici sbalorditi e preoccupati.
Ho visto anche speculatori senza scrupoli e banchieri sfacciati, amministratori indegni sollevare strumentali ed inutili polemiche. Vedendo tutto questo e svanita l’angoscia del sogno ho avuto la precisa certezza che l’articolo 32 della nostra Costituzione, cioè: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…” è una norma per cui l’incubo che ho avuto non potrà mai realizzarsi aldilà dei comandanti supremi, satrapi dei ceri, generali da scrivania.
Ciò che ho sognat , insomma, non potrà mai avvenire perché quei cittadini carichi di speranza, quegli operatori stremati ma fieri, quegli amministratori scrupolosi, quindi la maggioranza di noi non lo potrà mai permettere.
È indegno che in questi giorni tragici, quando ciascuno di noi è turbato da insostenibili preoccupazioni, qualcuno pensi a scappatoie per proprie finalità politiche ed ideologiche.
- Giuseppe Passeri
- 2 Aprile 2020













