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I dati dell'attività, con le sue criticità ma anche i suoi punti di forza, messi in evidenza grazie ad un'indagine negli Istituti Ciuffelli-Einaudi e Comprensivo di Massa Martana su una platea di 1.350 studenti, 200 docenti e 64 classi
marcello rinaldi

“Siamo in una situazione del tutto nuova nella quale non possiamo parlare semplicemente di didattica a distanza, ma di didattica a “distanza totale”, che dice di un inedito scenario dove si determina una sorta di descolarizzazione della scuola e scolarizzazione della famiglia”. E’ l’analisi di Marcello Rinaldi (nella foto), dirigente del Ciuffelli-Einaudi di Todi, uno degli istituti di eccellenza a livello regionale, considerato best pratiche anche sul fronte dell’innovazione didattica e quindi punto di riferimento anche in questo particolare momento.

“La famiglia in cui per 6-8 ore è attiva una connessione interattiva con docenti, con famiglie di altri studenti e con compagni di classe dei figli si trova a vivere un “coinvolgimento, immersivo”, commenta ancora Rinaldi. “La scuola sta entrando nelle famiglie, nelle case, con l’intento di trovarvi uno spazio significativo di tempo e di luogo. È una situazione completamente inedita che richiede un supplemento di responsabilità e di misura da parte di tutti”.

Al Ciuffelli-Einaudi, ad un mese dall’inizio della quarantena, è stato fatto nei giorni scorsi un rilevamento dello stato dell’arte. Qui si era iniziati ad operare con la cosiddetta DAD (Didattica a Distanza) già dalla fine di febbraio, quando era chiaro che l’unica arma per fronteggiare la pandemia in corso era il distanziamento sociale e la chiusura totale delle scuole. Tra il polo tecnico-professionale tuderte e l’istituto comprensivo massetano, che ricadono sotto la stessa dirigenza, si è trattato di organizzare 64 classi e 64 consigli di classe per più di 200 docenti. Numeri importanti che permettono di offrire qualche significativa statistica.

“Cercando di cogliere le opportunità di questa nuova situazione e con l’esperienza ormai di un mese e mezzo di formazione e-learning – sintetizza Rinaldi – possiamo affermare che il 99% degli studenti è raggiunto giornalmente, in varie forme, da diversi docenti, che la programmazione didattica prosegue seppur con altri ritmi, e che molti studenti, insofferenti alla didattica in presenza, trovano queste nuove possibilità come più attraenti: un dato questo che è stato registrato per il ben 20% delle classi”.

Gli aspetti di criticità, è emerso dall’indagine, si concentrano nell’inclusione dei ragazzi disabili e con difficoltà di apprendimento, per i quali con la chiusura della scuola è stato eliminata ogni forma di socializzazione con i coetanei e con le famiglie che si ritrovano a gestire da sole, 24 ore su 24, situazioni gravi e problematiche. Anche l’altra preoccupazione, quella dei necessari supporti tecnologici, device e connettività, necessari per supportare l’attività di formazione a distanza, si è rivelata meno significativa di quanto inizialmente si era previsto. “Basti pensare – spiega il dirigente scolastico – che su quasi 1350 studenti delle due scuole, solo una quarantina hanno avuto bisogno del supporto della scuola per acquisire le strumentazioni necessarie ed aumentare la connettività della famiglia, quindi appena il 3 per cento”. Un’esigenza che è stata peraltro soddisfatta agevolmente dalle due scuole con contributi economici per la connettività e con la cessione in comodato d’uso di device nella disponibilità degli istituti.

In uno scenario in cui la scuola riaprirà le porte delle aule probabilmente il prossimo settembre, la sfida – dal punto di osservazione del Ciuffelli-Einaudi – non è più tecnica o tecnologica, di registri elettronici o quant’altro, bensì culturale, quella per cui le scuole non diventino dei diplomifici ma mantengano la loro dimensione comunitaria e sociale, continuino ad essere cioè “luoghi di vita”, in cui non si sviluppano solo conoscenze, ma senso di appartenenza e di partecipazione, ovvero comunità educanti nell’accezione più completa del termine.

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