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L'associazione pretende dalla Regione Umbria la revoca delle autorizzazioni all'esercizio venatorio in forma collettiva già rilasciate e la sospensione di quelle in corso di emanazione causa Covid
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“In questi giorni, sono stati emanati o sono in corso di emanazione provvedimenti, decreti e delibere relativi alla caccia e ai calendari venatori per il periodo 2020\2021. Occorre evitare che le attività ludiche, compresa la caccia, possano favorire condotte non idonee alla diffusione del SARS‐CoV‐2, ed ogni sua forma mutata, con potenziali conseguenze gravi per la collettività che è stata e sarà pesantemente segnata dal Covid‐19. Riteniamo quindi che anche le autorizzazioni allo svolgimento dell’esercizio venatorio in forma collettiva per la stagione 2020\2021, si debbano adeguare, intervenendo significativamente su abitudini e modalità con cui l’esercizio venatorio veniva autorizzato e praticato prima dell’epidemia”. Scrive Legambiente in una lettera inviata alla Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e al Presidente del Consiglio regionale Marco Squarta. “Chiediamo pertanto la revoca delle autorizzazioni all’esercizio venatorio in forma collettiva già rilasciate, o la sospensione di quelle in corso di emanazione”, continua la lettera di Legambiente inviata alla Regione Umbria.

“In questo gravissimo momento storico di pericolo di diffusione virale va posta la massima attenzione possibile a tutte le modalità di svolgimento di ciascuna attività, ancor più se non tra quelle necessarie per la vita quotidiana, valutando e bilanciando con estrema attenzione il rilascio alle autorizzazioni per non mettere in pericolo il primario diritto alla salute, sancito dalla Costituzione. L’attività venatoria ludica, esercitata in forma collettiva, che non può né deve essere confusa con la gestione del patrimonio faunistico, o dei danni alle attività antropiche ad esso correlati, che vanno gestiti con appositi piani di controllo faunistico, non riveste alcun carattere di necessità o di indifferibilità, anzi rischia di metter a rischio la salute proprio dei cacciatori, dal momento che coloro che praticano la caccia, anche in forma collettiva, sono perlopiù in età avanzata, persone quindi più suscettibili ad essere vittime del virus o comunque a subirne gravi conseguenze e maggiori rischi di ospedalizzazione.”

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