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Lettera aperta del sindaco di Todi alle Istituzioni ed al Sistema Produttivo Nazionale, affinché venga sostenuto un settore nevralgico per tutta la regione Umbria
ruggiano scrivania

Nel momento in cui ci interroghiamo su come superare questi drammatici momenti di emergenza COVID-19, mi sembra che ancora non ci sia contezza sulle condizioni in cui versano le strutture alberghiere e della ristorazione nella nostra Regione.
Chi conosce le condizioni di esercizio della attività a sostegno del turismo in Umbria, si rende perfettamente conto di quanto costi, oggi, gestire un albergo o un ristorante, tra costi fissi e imposizione fiscale che rendono quasi impossibile rimanere sul mercato, già in condizioni di normalità, figuriamoci se con le condizioni di distanziamento individuate dal Governo.

La crisi del coronavirus, con la cancellazione del turismo straniero, la sostanziale incertezza sugli spostamenti degli italiani e la fantozziana vicenda delle linee guida, rimpallate tra Governo ed INAIL, rischiano di dare il colpo di grazia ad un settore che già viveva condizioni di grande difficoltà. 
La nostra realtà ha già dovuto scontare gli effetti del terremoto del 2016, che, di fatto, al di là dei danni emergenti, ha visto tutta la Regione subire le conseguenze ed i danni indiretti di essere ingiustamente considerata regione “a rischio”.

Adesso, questa crisi che è assolutamente devastante.
Qui non si tratta di affrontare una crisi produttiva ed economica che sarà comunque pesante, ma che ha visto in ogni caso ricominciare le fasi produttive e che vedrà ripartire anche le attività commerciali.
Qui ci interroghiamo su un settore, che non ha certezze per il presente e nemmeno speranze per il futuro.
Ci attendono mesi durissimi, con le conseguenti ricadute in termini occupazionali e di distruzione di ricchezza.
Cosa sarà, ad esempio, delle nostre cantine o di intere filiere a sostegno delle attività ricettiva?

Io credo che il sistema Istituzionale e politico si debba porre il problema di valutare quale sia la portata sociale della rete della ricezione nella nostra Regione.
A mio giudizio, infatti, il complesso delle strutture alberghiere e di somministrazione deve essere considerata come una delle grandi infrastrutture di una moderna società occidentale, al pari ad esempio delle ferrovie o  della rete stradale.
Cosa sarebbe l’Umbria senza la sua rete di alberghi e ristoranti?
Quale futuro potremmo avere, senza poter contare su di loro?

Io credo che, senza questa rete, l’Umbria non possa avere alcun domani, né in termini di difesa del sistema nel momento della crisi, tantomeno in un futuro che vediamo incerto, difficile e nebuloso.
Ed allora dobbiamo porci il problema, a tutti i livelli istituzionali, insieme alle parti private ed alle associazioni di categoria, di come supportare questa realtà.

Dobbiamo chiedere con forza che il Governo si decida ad individuare provvedimenti che prevedano la concessione di somme a fondo perduto (e non sistemi di nuovo indebitamento), che permettano di sopravvivere e di dare un futuro alla nostra Regione.
E soprattutto dobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema delle linee guida, che non possono essere soltanto la mera ricezione delle indicazioni dell’INAIL, ma debbono poter prevedere condizioni di effettiva agibilità.

Il tema è centrale, forse non tutti si rendono conto di quanto da questo possa dipendere il futuro della intera regione.
Se dovessimo, in questo momento, lasciare soli gli esercenti della ricezione alberghiera e della ristorazione, rischieremmo di perdere un asse strategico, che porterebbe nocumento a tutta la regione, mettendo una seria ipoteca sulla possibilità di sopravvivenza dell’intero sistema economico.

 

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