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Lo afferma in una nota "I Love Todi", l'associazione degli operatori turistici extra alberghieri
bed e Breakfast

Da una rapida indagine ben il 50% delle strutture turistiche extra-alberghiere di Todi non sa se riaprire o no. Tra le cause, al primo posto la caoticità e l’onerosità delle disposizioni in materia di sicurezza. Al secondo, il timore per sé e per la propria famiglia, dato che la provenienza di turisti da Paesi meno severi e scrupolosi del nostro potrebbe mettere gli operatori a rischio contagio. Lo scrive in una nota “I Love Todi”, l’associazione degli operatori turistici extra alberghieri.

“Ripartire sì, ma a certe condizioni, si legge nel comunicato stampa. La prima è la chiarezza: l’ultimo decreto del Governo in materia di sicurezza dà prevalentemente indicazioni e suggerimenti. Giudichiamo positiva questa elasticità, però temiamo che in fase di controllo si possa avere una molteplicità di interpretazioni soggettive, e conseguente applicazione di sanzioni. Per questo sollecitiamo la Regione a fare chiarezza, emanando disposizioni lineari, semplici, e soprattutto concretamente applicabili”.

Da “I Love Todi” si ricorda l’estrema variabilità delle condizioni strutturali e gestionali tra le varie tipologie di alloggi. Quello che è praticabile per un grande albergo può essere impossibile o inutile per un piccolo agriturismo o un B&B. “Abbiamo pregato quindi il Sindaco – scrive l’associazione – di farsi promotore di un’azione di stimolo presso la Regione, affinché questa situazione d’incertezza, aggiunta alle difficoltà economiche, non affligga ulteriormente un settore già in forte sofferenza”.

Nella nota si sottolinea come il settore extra alberghiero sia un vero traino per l’economia tuderte: “rappresenta il 95% degli operatori turistici e oltre il 60% delle presenze turistiche annue. Inoltre la grandissima maggioranza di queste strutture non fa ristorazione, quindi indirizza migliaia di ospiti verso i ristoranti e i pubblici esercizi tuderti, creando un poderoso volano economico”.

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