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Dopo il fallimento del bando Prociv, la Regione si rivolge all’agenzia di lavoro interinale Randstad per il reclutamento di personale sanitario
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Se nelle ultime due settimane gli indici di ricoveri in terapia intensiva hanno registrato un calo tale da inserire l’Umbria tra le regioni con il minor impatto del virus Covid-19, lo stesso (seppur cauto) ottimismo non vale per il gap di personale sanitario, fermo sotto la soglia di fabbisogno necessario. Il Cimo (sindacato dirigenti medici) ha ribadito l’urgenza di reclutare 330 medici per implementare il servizio sanitario, soprattutto dopo il flop del bando nazionale Prociv. 

Dall’ultimo tentativo dell’undici febbraio di selezionare personale infatti, è emerso come i numeri, in apparenza rassicuranti, possano rivelarsi del tutto inadeguati rispetto alle aspettative: si trattava di 1.559 candidati, tra Oss, medici specializzati e non, un numero che non ha riscontrato un esito positivo per la creazione di una task force all’impronta per il sistema assistenziale umbro. A febbraio il Dipartimento di protezione civile nazionale definiva le candidature registrate  “una risposta importante” tanto da “confermare il senso di responsabilità, di generosità e l’abnegazione del personale medico e sanitario, in prima linea dal primo giorno di emergenza”. Tuttavia, a fronte del numero di candidati a quattro cifre, si sono susseguite rinunce da parte del personale selezionato, senza giungere dunque a contrattualizzazioni effettive da collocare nella macchina sanitaria per il contrasto e il contenimento del contagio in Umbria. 

L’analisi delle candidature pervenute al bando – dati alla mano – confermano fin dall’inizio asimmetrie rispetto alla linee tracciate per il reclutamento: 97 medici specializzati, 24 medici abilitati, 287 infermieri e 88 Oss (per un totale di 496 operatori), si sono tradotti nella realtà dei fatti nelle domande di 28 medici specializzati, 64 senza specializzazione, 129 infermieri e 1328 Oss. Risultati fuori dai requisiti richiesti da protocollo e che, insieme alle rinunce successive, hanno determinato scricchiolii nell’apparato medico assistenziale. Nel frattempo la Regione fa sapere che è in corso un ulteriore tentativo di reclutamento del personale attraverso l’agenzia interinale Randstad, per colmare il divario in breve tempo, soprattutto ora che la necessità di provvedere all’efficienza sanitaria si interseca con la campagna vaccinale, che già di per sé non è esente da intralci, soprattutto in merito agli individui più vulnerabili. In una nota del 2 aprile l’assessore alla Salute Coletto commentava: “abbiamo già somministrato il 92% delle dosi di vaccino consegnate e se le consegne saranno regolari siamo in grado non solo di continuare in questo trend positivo ma di incrementare e accelerare le somministrazioni”. 

E continuava “a questo scopo la Presidente Tesei ha ribadito anche nelle ultime ore la richiesta di una maggiore dotazione di vaccini per l’Umbria. Ed è fondamentale che si raggiunga il maggior numero di adesioni alla campagna vaccinale, così da ottenere l’auspicata immunità di gregge”. Tuttavia, se dal 31 marzo al 2 aprile le prenotazioni per le vaccinazioni ammontavano a 25.785 mila, ad oggi la crescita è rallentata, complice proprio il nuovo modello di cernita per i più fragili, per i quali si prevede obbligatoriamente una valutazione da parte del proprio medico curante delle singole patologie. La corrispondenza di queste con quanto previsto dai codici e tabelle determina l’inserimento negli elenchi di prenotazione. Una procedura rimessa al vaglio dei medici di base quindi, per la quale eventuali rallentamenti sembrano essere inevitabili. Anche e non solo per questo, la necessità di garantire l’efficienza non può sottovalutare neppure i numeri richiesti per una adeguata compattezza del servizio sanitario. 

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