Condividi su facebook
Condividi su twitter
In epoca napoleonica alla "Mairie", di cui rimane ancora il relativo timbro con l'aquila imperiale, vennero annessi anche i paesi di Fratta di Todi, Montione e Doglio
monte castello napoleone

Il 5 maggio non si celebra solamente il bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte con le sue ardite vittorie e le sue inevitabili cadute ma, soprattutto, quel profondo mutamento delle coscienze che poi portò, nei decenni e nei secoli successivi, all’affermazione di principi, valori e regole scritte decisamente più moderni ed avanzati. In questo senso, il suo lascito, è ben più vasto delle sue vittorie militari. Anche in Italia ed in Umbria.

Al culmine della sua gloria e dei suoi successi in gran parte d’Europa, il 17 maggio 1809, Napoleone decretò l’annessione dello Stato Pontificio all’Impero Francese istituendo, in Umbria, il Dipartimento del Trasimeno, con capoluogo Spoleto, sede anche della Prefettura. Tale Dipartimento, per la sua strutturazione politico amministrativa (comprendente le precedenti delegazioni pontificie di Spoleto e Perugia, con i territori di Orvieto e Città di Castello), ricalcava sostanzialmente, per la prima volta, l’attuale assetto della Regione Umbria.

All’interno del Dipartimento, sul modello francese, vennero create altre circoscrizioni fra cui le Sottoprefetture (coincidenti con i Circondari) ed i Cantoni. Il comune di Monte Castello, o meglio, la “Mairie“, di cui rimane ancora il relativo timbro con l’aquila imperiale, si trovò inserito nel Cantone di Marsciano, Sottoprefettura e Circondario di Todi.

La novità di maggiore impatto e di enorme rilevanza politica, come efficacemente ricordato da Zefferino Cerquaglia nel volume “Napoleone in Umbria” (Edizioni Thyrus, Terni, 2015), fu la costituzione dell’Ufficio di stato civile con i relativi registri in base al Codice Napoleone. Con esso gli abitanti dell’ex Stato Pontificio cessarono di essere anime o sudditi di uno stato teocratico ed assunsero lo status di cittadini in un sistema politico laicizzato nel quale, Stato e religione, erano elementi distinti e separati. Ricordiamo infatti che, fino ad allora, erano i parroci a compiere atti fondamentali quali la registrazione delle nascite, dei morti e dei matrimoni attraverso gli status animarum, ovvero, lo stato delle anime.

Con la nuova suddivisione amministrativa, che durò fino alla caduta di Napoleone nel 1814, a Monte Castello vennero annessi anche i paesi di: Fratta di Todi (così era denominata l’odierna Fratta Todina), Montione e Doglio.

Nel 1810, sulla base di una stima per approssimazione, il paese, con la sua campagna, contava circa 1300 abitanti, Fratta 550, Montione 300 e Doglio 200. Alla carica di “Maire” (equivalente al sindaco di oggi) si succedettero due dei maggiori esponenti della classe possidente e dirigente locale: Evangelista Pettinelli e Girolamo Baldini. Entrambi, fra l’altro, furono fra coloro che promossero, nel 1809, la costruzione del teatro della Concordia e figurano perciò nell’elenco delle nove famiglie dei “caratanti”, cioè dei proprietari della struttura che oggi è anche il simbolo del paese. Non a caso, nel corso dell’Ottocento, gli vennero dedicate due vie nel centro storico cittadino.

Altra novità del nuovo regime fu l’istituzione della coscrizione militare a partire dal 1810 quando vennero effettuati i primi reclutamenti di leva fissando, per ogni dipartimento e circondario, un contingente obbligatorio che andava alimentato sia con la fornitura delle reclute che con il pagamento di nuove imposte a carico dei comuni. Anche al comune di Monte Castello, fra il 1810 ed il 1814, pur nel suo piccolo, toccò dunque sostenere le campagne napoleoniche, compresa quella di Russia del 1812. Ed i funzionari preposti alle riscossioni erano anche piuttosto solerti.

Il 4 marzo 1814, infatti, il Prefetto del Dipartimento ricordava al “signor Maire” (cioè al sindaco) di Monte Castello che “codesta sua Comune” risultava “debitrice di franchi 228 e centesimi 25”, dovuti per il mantenimento della Compagnia di Riserva del 1813. Per tale debito il Prefetto sollecitava il Maire “a fare le disposizioni le più pronte, onde la somma, di cui è ancora debitrice la di lei Comune, sia con sollecitudine realizzata”. Non sappiamo se il maire di allora onorò il debito con l’Impero Francese (che peraltro sarebbe crollato di lì a poco) ma siamo sicuri che la comunità ed il comune di Monte Castello sono comunque riusciti a superare le numerose difficoltà, le tempeste dei secoli ed il cambiamento dei vari regimi che si sono susseguiti fino all’epoca moderna.

condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter