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TamTam ha il pregio civico e sociale di accrescere il peso specifico di un territorio, che se raccontato conta di più perchè all'interno di esso maturano i testimoni del quotidiano e così le vicende di tutti i giorni assumono pian piano il colore della storia
libro 30 anni tamtam

Ha un senso drammaticamente attuale la celebrazione dei trent’anni di TamTam nel mezzo delle buie stagioni della crisi dell’editoria, quando fanno fortuna volumi che già nel titolo prevedono come imminente l’uscita dell’ultima copia cartacea dei quotidiani e al tempo in cui editori di ogni latitudine e credo politico auspicano, e purtroppo si apprestano a rendere concreta, l’informazione senza giornalisti, dando mano libera al radicamento dei chip, degli algoritmi e delle notizie governate da interessi pubblicitari di un modernismo sospeso tra mancanza di ideali ed esasperazioni tecniciste.
L’attualità  di questo anniversario allora risiede tutto nell’evidente resilienza che il progetto TamTam ha portato con sè per tre decenni e intende continuare a trascinare coraggiosamente  lungo la strada sconnessa ma ancora praticabile dell’editoria regionale.

TamTam è la voce della gente che vuol farsi sentire di più e oltre gli steccati della contingenza economica o delle regole censorie imposte dall’attuale informazione elettronica: questa voce fortunatamente si ode ora, c’era negli anni in cui l’esperienza del giornale della Media Valle del Tevere andava formandosi e continuerà a gridare forte nei lustri a venire, poichè l’anelito ad essere informati e quindi a  ‘dialogare’ con i fatti della vita, prima ancora di essere un diritto costituzionalmente garantito, è appunto un’esigenza intrinseca dell’uomo. Certo è, tuttavia, che nel lontano 1990, cioè durante la preistoria dell’informazione per come la conosciamo oggi e nel vuoto pneumatico di una società umbra massificata non solo politicamente, l’aver avuto la lungimiranza di cogliere simili  tendenze ha significato una svolta complessiva per il settore e, perchè no, per l’intero movimento culturale regionale.

Da territori che soltanto la becera mappa politica dei vincitori e dei vinti intenti a dividersi il potere avrebbe voluto marginali nonostante la vitale realtà di insorgenze storiche e culturali senza pari, soffiava il vento della voglia di esserci, del desiderio di raccontarsi, dell’ansia di portare finalmente alla sacrosanta ribalta dell’attualità, uomini, fatti e luoghi con le loro attitudini e le loro coscienze.
Il comprensorio di Todi, Marsciano e di quella fetta di Umbria di mezzo assai presente eppure allora scarsamente descritta, o raccontata agiograficamente come l’habitat ideale del mondo sulla scorta di non meglio precisati studi scientifici immancabilmente americani, finalmente aveva un quaderno degli appunti e degli spunti, un  foglio da macchiare con le variegate storie della vita dei singolari esseri umani che abitano questi paraggi.

Nato il giornale, nascevano i giornalisti, e il reparto ostetrico era la palestra della cronaca. Un’iniziativa editoriale cadenzata ha, infatti, il pregio civico e sociale di far accrescere il peso specifico di un insieme urbano e rurale: un territorio raccontato conta di più perchè all’interno di esso maturano i testimoni del quotidiano e così le vicende di tutti i giorni, pur banali, vanno assumendo progressivamente il colore della storia, che poi altro non è che il costante dipanarsi di fatti capaci di incidere la corteccia del contesto.

E anche noi cronisti in erba d’altri habitat, noi ‘forestieri’ impantanati in altre avventure editoriali, guardavamo a TamTam come a un esempio da seguire, quasi avvertendone il peso e la rilevanza etica e professionale nel solcare la superstrada come porta d’ingresso del Perugino o all’atto di assorbire sul prato, in un qualche istante di svago, la magica ombra del Tempio della Consolazione. Ecco perchè l’editoria della nostra regione deve al visionario Gilberto Santucci e alla schiera dei suoi pard un lungo momento di sviluppo che per fortuna non è ancora affidato al cassetto dei ricordi.

Trent’anni di vita fanno un uomo fatto e ne definiscono l’essenza e il carattere, con pregi e difetti, tra utopie e concretezza. I trent’anni di TamTam costituiscono la riprova della vitalità della nostra idea d’informazione, che parte dalla gente per arrivare alla gente senza alcun altro condizionamento – per dirla con il maestro di tutti, Indro Montanelli – che quello del fruitore finale.

Come ebbe modo di insegnarci Ernesto Che Guevara, i ragazzi-non più ragazzi di TamTam degli anni ’90 sono stati realisti perchè hanno saputo osare l’impossibile. E ancora una volta, allora, è bello esserci per poter raccontare nomi, volti e sogni di quelli che intrapresero l’avventura, volendo in essi scorgere altri nomi, altri volti e altri sogni: le figure e le aspirazioni  dei tanti giovani che continuano ad essere sopraffatti, nonostante tutto, dal fascino indiscreto del giornalismo.

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