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L'opera, mai completata in 30 anni, è un problema anche in termini di sicurezza, al pari della strada sottostante priva di adeguata manutenzione da decenni
viadotto petroro

La mente, in questi giorni, non può che tornare alla tragedia di Alfredino, morto cadendo in un pozzo artesiano incustodito. Ci torna anche imbattendosi nel viadotto abbandonato di Petroro, nel comune di Todi, già altre volte protagonista di segnalazioni quale esempio di spreco di denaro pubblico, di inutile danno ambientale e ormai, appunto, pure di pericolo.

La storia è nota ai più ma merita di essere raccontata ancora una volta, giusto per comprendere meglio come mai oggi gli enti preposti non hanno più risorse neppure per garantire la manutenzione delle strade, preferendo spendere soldi per installare ridicoli cartelli di limitazione della velocità a 5 km/orari (poi oscurati con i sacchi della spazzatura a seguito di una ordinanza del TAR) invece di chiudere le buche che rendono impercorribile quelle stesse strade.

Negli anni Settanta viene realizzato un viadotto all’interno della pineta di Petroro, poco dopo l’omonimo borgo fortificato. L’obiettivo è di eliminare il tratto ricco di curve all’interno del bosco, tanto più che si “sogna” che lì debba passare la “Due Mari” che unirà Tirreno e Adriatico. L’opera, che ha avuto la Provincia come ente appaltante, resta però sospesa, in tutti i sensi: a monte e a valle (e pure ai lati in verità) c’è da quarant’anni il precipizio.

Non solo il viadotto non è stato mai collegato e completato ma è stato dimenticato da tutti. Così oggi, chi dovesse passeggiare in zona se lo trova davanti incustodito (la rete rossa messa qualche tempo fa a seguito di analoga segnalazione si è infatti rovinata o è stata divelta), costituendo un pericolo per quanti, soprattutto ragazzi a piedi o in montain bike, lo dovessero scambiare per un luogo per giocare.

Per gli automobilisti che, invece, ci trovano a passarci sotto, percorrendo una strada ridotta da anni ad una vergognosa sequenza di buche, suona da presa in giro.
La pericolosità nel tratto dalla chiesa di San Martino al bivio di Castelvecchio è tale da non lasciare scampo, in caso di incidente stradale, non solo agli sfortunati automoblisti ma a questo punto, date le tante inascoltate segnalazioni, anche a chi di quella strada è responsabile della manutenzione.

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