Prima di buttare proviamo a riparare. È lo slogan del Repair Cafè, iniziativa ecologista attiva a Perugia dal 2017. Incontrarsi per riparare piccoli elettrodomestici e ridurre la quantità di rifiuti. A innescare la spirale virtuosa è stata la giornalista Martine Postma, la quale, stanca di dover cedere alla logica dell’usa e getta anche in ambito elettronico, decise di organizzare incontri a casa sua per riparare piccoli e medi elettrodomestici. In cambio offriva una tazza di caffè alle persone che aderivano all’iniziativa; da qui il nome Repair Cafè. Correva l’anno 2009. Oggi esiste una fondazione che riunisce tutte le iniziative a livello globale e ne monitora i risultati (www.repaircafe.org).
In Italia molti di questi gruppi sono conosciuti anche con il nome di Restart Cafè. Officine sociali in cui è possibile far riparare gratuitamente oggetti guasti o destinati alla discarica.
In Umbria si parlò per la prima volta di Repair Cafè a gennaio del 2017 quando a Orvieto si tenne un incontro informativo sul tema. Pochi mesi dopo a Perugia nasceva il primo Repair Cafè con un solo volontario addetto alle riparazioni, come racconta Annarita Guarducci, presidente del Coordinamento regionale Umbria rifiuti zero. “Nel giro di cinque anni i riparatori sono arrivati a nove”.
Il messaggio lanciato dagli organizzatori e dalle persone che partecipano ai Repair Cafè è chiaro: Basta con il sistema usa e getta. Il gruppo di Perugia ha da poco trovato anche una sede fissa in cui organizzare gli incontri (Ponte San Giovanni in via dei Loggi 18f). Tutte le informazioni sui prossimi eventi sono reperibili sulla pagina facebook repaircafeperugia.
Nel 2019 Repair Cafè Perugia ha organizzato 16 incontri, ha recuperato 200 kg di rifiuti Raee riuscendo a riparare il 70% degli oggetti. Nel 2020 gli eventi sono stati 14, 156 kg i prodotti Raee non conferiti in discarica con una riuscita di riparazione del 75%. L’anno scorso sono stati organizzati 11 appuntamenti e due sessioni di formazione nelle Marche, 53 kg di prodotti Raee sottratti alle discariche e l’ 85% di oggetti riparati tra cui principalmente asciugacapelli e ferri da stiro.
“Il nostro slogan è ‘Prima di buttare proviamo a riparare’ – afferma Annarita Guarducci – tentiamo di cambiare l’automatismo che si è creato negli ultimi decenni con la pratica dell’usa e getta che ci spinge a disfarci di oggetti rotti senza considerare la riparazione”.
È il sistema circolare di cui parla oggi l’Europa ma che viene promosso e difeso da decenni dai movimenti ambientalisti ed ecologisti. Un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti. Il regolamento 2021/341 dell’Unione europea va proprio in questa direzione con l’approvazione del diritto alla riparazione (Right to repair). Si tratta di nuove regole che obbligano i produttori di apparecchi elettronici come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e televisori a rispettare determinati criteri di progettazione e realizzazione. Con il diritto alla riparazione i produttori sono obbligati a rendere disponibili i pezzi di ricambio, finora spesso introvabili, e le relative istruzioni per la riparazione. Oltre venti anni fa Paul Connett e il movimento Zero Waste denunciavano le falle del modello lineare (estrazione, trasformazione, smaltimento, nuova estrazione) e ancora prima i movimenti ecologisti e ambientalisti. Il sistema lineare non può più essere mantenuto in un pianeta in cui le risorse sono finite.











