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L'assessore regionale alla sanità: "attraverso la prevenzione si possano generare risparmi ed efficentamento per l'intero sistema sanitario, evitando ospedalizzazioni inutili"
Luca Coletto

“Come Regione Umbria siamo riusciti a portare a casa buoni risultati sia per la vaccinazione Covid che per le altre vaccinazioni obbligatorie e stiamo riorganizzando le agende vaccinali combinate – antinfluenzale e covid – con l’obiettivo di arrivare alla massima diffusione per migliorare la qualità della vita di pazienti fragili, degli anziani e delle persone disabili”. Lo ha detto Luca Coletto, assessore alla salute e politiche sociali della Regione Umbria, nel suo intervento al convegno tenutosi in occasione della terza tappa della campagna di prevenzione “Vaccinare è proteggere“, che ha coinvolto anche le Regioni Marche e Abruzzo. Un incontro organizzato da Sanofi, che ha avuto come obiettivo quello di confrontarsi per migliorare l’attuale piano di vaccinazione antinfluenzale, garantendo una diffusione capillare e in piena sicurezza.

“L’aspettativa di vita – ha spiegato l’assessore regionale umbro – sta aumentando e la vaccinazione antinfluenzale ha come obiettivo proprio quello di migliorare la qualità della vita degli anziani attraverso l’azione preventiva. In Umbria faremo tutto il possibile, inizieremo la campagna vaccinale a breve e abbiamo già assegnato il bando per il quantitativo che arriva a coprire il 75% indicato dall’Oms. Come amministrazione ci stiamo muovendo sulla scia della strada indicata dalla scienza, ovvero utilizzare i vaccini ad alto dosaggio. Riteniamo prioritaria la tutela della vita dei nostri anziani e siamo convinti che attraverso la prevenzione si possano generare risparmi ed efficentamento per l’intero sistema sanitario, evitando ospedalizzazioni inutili che andrebbero a congestionare la sanità sulla quale pesano questi anni di pandemia”.

“Vaccinare gli anziani nelle Rsa – ha concluso Coletto – significa evitare infezione e poter usare i risparmi ottenuti per migliorare la qualità delle altre prestazioni sanitarie. Questo è un modello che ha funzionato in Veneto, funziona in Umbria e può funzionare anche a livello nazionale”.

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