Tappa a Perugia del roadshow di presentazione del protocollo nazionale siglato ad ottobre: nell'occasione presentato uno studio sulla struttura dell'economia regionale
Presentazione accordo

Si è svolta oggi a Perugia la tappa regionale del roadshow per la presentazione del nuovo Accordo tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese. Basato sul percorso congiunto “Competitività, Innovazione, Sostenibilità”, l’accordo mette a disposizione 3,2 miliardi di euro per le imprese umbre – nell’ambito dei 150 miliardi di euro del plafond nazionale – per promuovere l’evoluzione delsistema produttivo su questi tre driver fondamentali per la crescita e in coerenza con il PNRR.

Alla presenza di numerose imprese umbre, hanno aperto i lavori i saluti del Presidente di Confindustria Umbria, Vincenzo Briziarelli edel Direttore Regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo, Tito Nocentini. Dopo una analisi dello scenario economico locale a cura di Sara Giusti della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, è intervenuto Andrea Bartolini, Direttore Commerciale Imprese Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo, che ha illustrato i contenuti dell’Accordo nonché le prime iniziative congiunte. Le tematiche sollevate sono state approfondite nella tavola rotonda successiva, cui hanno preso parte tre testimonianze aziendali: Gianluca Bellavigna, Maestrale Innovation Creative Hub, Manuel Boccolini, Manini Prefabbricati, Leonardo Pozzoli, Free Luce & Gas. Ha chiuso i lavori Carlo Pacifici, Consigliere Delegato al Credito di Confindustria Umbria.

L’Accordo presentato oggi alle imprese umbre – di durata triennale e firmato lo scorso ottobre da Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, e Carlo Messina, consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo – pone al centro iniziative a supporto delle aziendein ambito di digitalizzazione e innovazione, rafforzamento della struttura finanziaria epatrimoniale, potenziamento delle filiere e sostenibilità.

L’intesa consolida e rinnova la collaborazione ultradecennale tra Intesa Sanpaolo e Confindustriache, grazie a un’interpretazione sinergica e condivisa del rapporto tra banca e impresa, si èrafforzata nel corso degli ultimi anni. A partire dal 2009 sono stati sottoscritti diversi accordi improntati a una visione di politica industriale di ampio respiro, finalizzati a rendere la finanza e il credito componenti strategiche al servizio della competitività del mondo imprenditoriale .Iniziative congiunte hanno consentito di supportare decine di migliaia di imprese con credito per oltre 200 miliardi di euro, affiancandole nelle fasi più critiche di uno scenario economico in continua evoluzione.

IL SISTEMA PRODUTTIVO DELL’UMBRIA

L’Umbria è caratterizzata da una buona vocazione industriale che rappresenta il 26% del valore aggiunto regionale, supportata da una buona competitività sui mercati internazionali con una propensione all’export pari al 20%. La regione mostra un’elevata specializzazione nel settore dell’abbigliamento e maglieria con un buon posizionamento nelle produzioni di fascia alta e nel segmento del lusso con la presenza di importanti operatori e con un’organizzazione prevalentemente distrettuale che si distingue per un forte radicamento nel territorio. Inoltre, è rilevante il ruolo del comparto della filiera dei metalli che rappresentano più di un quinto degli addetti del manifatturiero umbro e che è legato nel comprensorio ternano all’operatività di un gruppo internazionale del settore siderurgico. È buona la diffusione anche di altre specializzazioni produttive come l’agro-alimentare, in particolare nel comparto della produzione di olio, e il mobile. Si sono affermate realtà interessanti nel settore della meccatronica con produzioni caratterizzate da elevati gradi di personalizzazione delle produzioni e con un buon legame con il settore dell’aerospazio sostenute da un’intensa attività di ricerca.

La regione ha mostrato una buona capacità di reazione in risposta alla crisi rafforzando il proprio ruolo sui mercati esteri:  nel primo trimestre 2022 ha realizzato 1,4 miliardi di euro di esportazioni, superando i livelli pre-crisi del 2019 del 28,6%, meglio della media italiana (+24,6%). La crescita delle esportazioni è inoltre fortemente legata al comparto della metallurgia, condizionato dall’andamento dei prezzi; tuttavia anche al netto di questo settore la regione ha realizzato una crescita nel primo trimestre 2022 verso il primo trimestre 2019 pari all’11,3%. Il pieno recupero rispetto al 2019 è diffuso anche alle specializzazioni distrettuali: la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo monitora 3 distretti in questa regione che hanno mostrato tutti variazioni positive rispetto al primo trimestre 2019; in particolare, la Maglieria e abbigliamento di Perugia ha realizzato esportazioni in crescita del +6,4%, l’Olio umbro del +35,9% e il Mobile dell’Alta Valle del Tevere del +25,0%.

Il conflitto in Ucraina è arrivato in un momento di ripresa per l’economia umbra. Nel complesso, l’Umbria, ha realizzato nel 2021 esportazioni verso Russia e Ucraina per circa 140 milioni di euro e presenta un’incidenza di questi mercati sul totale esportato del 3,0%, superiore alla media italiana. Le vendite verso questi paesi presentano un’elevata concentrazione e il settore dell’abbigliamento rappresenta il 47% del totale con un peso del 14% sulle esportazioni complessive del settore.Il maggiore canale di trasmissione della guerra è rappresentato dai rincari dei prezzi delle materie prime. Il balzo dei prezzi di petrolio e, soprattutto, del gas naturale, penalizzerà in modo significativo il reddito disponibile dei consumatori e i margini delle imprese con effetti sia sui consumi che sugli investimenti.

Il conflitto in Ucraina rende ancora più urgenti i temi dell’ambiente e della tecnologia che possono favorire il risparmio di materie prime, l’efficientamento dei processi e la diversificazione dei mercati di sbocco. Al contempo, se i problemi di approvvigionamento innestati dalla pandemia e poi amplificati dall’invasione russa porteranno a una regionalizzazione su base continentale delle catene globali del valore, si potranno aprire opportunità per i territori italiani che come l’Umbria sono caratterizzati dalla presenza di filiere strutturate a livello locale.I prossimi anni saranno dunque decisivi per l’economia italiana e anche per quella dell’Umbria. Il PNRR potrà favorire un intenso processo di riforme per poter rilanciare investimenti in digitale, transizione green, infrastrutture, formazione e ricerca, con un’attenzione particolare a giovani, donne e precari.

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