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La nascita e la fine dei partiti politici a partire dall'ultimo decennio del 1900 fino alla nuova legge elettorale istituita nel 2017, il cosiddetto Rosatellum
senato

Nell’ultimo decennio del ‘900 si è assistito allo scioglimento dei principali partiti della c.d. “Prima Repubblica” e all’inizio di una nuova stagione politica che ha visto come protagonista lo schieramento politico di centro-destra a guida berlusconiana. Le ultime elezioni politiche di quella Repubblica si sono tenute il 5 e 6 aprile 1992, le prime alle quali non prese parte il Partito  Comunista Italiano (PCI) e le ultime alle quali partecipò la Democrazia Cristiana (DC) e ad essere svolte con il sistema elettorale proporzionale con preferenze.

Il primo partito ad essere sciolto, nel febbraio 1991 (segretario Achille Occhetto),  è stato proprio il Partito Comunista Italiano, attivo dal gennaio 1921, con contestuale fondazione del Partito Democratico di Sinistra (PDS e c.d. “svolta della Bolognina”) poi confluito nel febbraio 1998, durante la segreteria D’Alema, in Democratici di Sinistra (DS, con segretario Walter Veltroni) e nell’ottobre 2007 nel Partito Democratico (PD, con segretario Walter Veltroni) fondato dai DS e da La Margherita. Pochi anni dopo è stata la volta della Democrazia Cristiana, fondata nel marzo 1943 e sciolta nel gennaio 1994 (segretario Mino Martinazzoli) dando vita al Partito Popolare Italiano (PPI) che poi nell’ottobre 2000 (segretario Pier Luigi Castagnetti) è confluito nella lista elettorale La Margherita di Francesco Rutelli, la quale nel 2002 è divenuta un partito politico denominato Democrazia è libertà-La Margherita insieme agli altri partiti di centro del L’Ulivo. Analoga sorte è toccata anche al Partito Socialista Italiano (PSI), fondato nell’agosto 1892 e sciolto nel novembre 1994 (segretario Ottaviano Del Turco) dando vita a due formazioni socialiste, I socialisti italiani (segretario Enrico Boselli) e il partito socialista riformista (segretario Fabrizio Cicchitto) ma poi  rifondato nell’ottobre 2007 prima con il nome di Partito socialista e poi, dall’ottobre 2009, di Partito Socialista Italiano (PSI, con segretario Riccardo Nencini).  

Nel medesimo decennio nasceva il partito politico cristiano-conservatore e liberale di Forza Italia, fondato da Silvio Berlusconi nel gennaio 1994 e poi sciolto nel marzo 2009 dopo la confluenza nel Popolo della Libertà (PdL), previa costituzione di una federazione di partiti di centro-destra nel febbraio 2008 per partecipare all’elezioni dell’aprile successivo. Sempre nel gennaio 1994 nasceva anche la formazione elettorale di destra Alleanza Nazionale (AN) composta dal MSI-DN e altri soggetti liberali, ex-democristiani e conservatori (presidente Gianfranco Fini) che poi nel gennaio 1995, con la c.d. “svolta di Fiuggi” e lo scioglimento del MSI, è diventata un partito c.d. post-fascista (segretario sempre Fini) di tendenza nazional-conservatrice di destra ma ancora con la fiamma tricolore e la scritta M.S.I. nel simbolo, fino al suo scioglimento nel marzo 2009 per entrare anch’esso nel nuovo partito unico del Popolo della Libertà (PdL). 

Il MSI-DN di estrema destra neofascista derivava dall’unione nel 1972  con il partito di Unità Monarchica del Movimento Sociale Italiano  con simbolo la fiamma tricolore e segretario Giorgio Almirante, già fondatore di tale partito nel dicembre 1946 insieme ad altri reduci della Repubblica Sociale Italiana o Repubblica di Salò che era stata un regime collaborazionista della Germania nazista voluto da Hitler e guidato da Mussolini dal settembre 1943 (appena dopo l’armistizio di Cassibile) all’aprile 1945. Dopo la morte di Almirante nel 1988 e l’elezione di Gianfranco Fini a nuovo segretario del MSI-DN a seguito del ballottaggio con Pino Rauti, nell’ultimo congresso nazionale del gennaio 1995, il MSI-DN venne sciolto per confluire in gran parte in Alleanza nazionale e in parte nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore fondato nel marzo ’95 da Rauti ed altri oppositori alla svolta di Fiuggi. 

Intanto si erano tenute le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994 con le nuove leggi elettorali 276 e 277 del 1993 (c.d. Matterellum) a sistema misto: maggioritario a turno unico per il 75% dei seggi parlamentari e, per il 25% dei seggi, con sistema proporzionale a liste bloccate, sbarramento al 4% alla Camera e recupero proporzionale dei candidati più votati non eletti (c.d. scorporo) per il Senato. La coalizione di centro-destra Polo della Libertà (FI, LN e altri al Nord) e del Buon Governo (FI, AN e altri al Sud) guidata da Silvio Berlusconi ottenne quasi il 43% dei voti sia alla Camera che al Senato, mentre la coalizione di centro-sinistra Alleanza dei Progressisti  (PDS, RC, Fed. Verdi, PSI e altri), guidata da Achille Occhetto, si fermò ad appena oltre il 34% alla Camera e a quasi il 33% al Senato e la coalizione di centro Patto per l’Italia (PPI, Patto Segni, PRI e altri), guidata da Mariotto Segni, arrivò a quasi il 16% alla Camera e il 17% al Senato.  Il Governo Berlusconi I (con FI, LN, CCD, UDC e AN-MSI primo governo della storia repubblicana con la presenza di esponenti missini, dopo l’appoggio esterno del MSI al governo DC Tambroni nel lontano marzo- luglio 1960) però durò solo pochi mesi da metà maggio 1994 a metà gennaio 1995 a causa dei contrasti tra il Presidente Berlusconi e la Lega Nord (LN), il cui nome completo dal 1997 fu Lega Nord per l’indipendenza della Padania (detta anche “il Carroccio”), fondata negli anni 1989-1991 come federazione di sei movimenti autonomistici regionali attivi in Italia settentrionale da Umberto Bossi, il quale peraltro decise di uscire dalla maggioranza con le conseguenti dimissioni del Governo a fine dicembre ’94. Al primo governo di centro-destra fecero seguito, sempre negli ultimi anni del ‘900, prima il Governo tecnico di Lamberto Dini con l’appoggio esterno delle forze politiche di centro-sinistra e della Lega Nord  e poi , dopo l’elezioni politiche anticipate del 21 aprile 1996 vinte dalla coalizione di centro-sinistra L’Ulivo (PDS-PPI- UD- FdV- RI-SI), guidata da Romano Prodi con oltre il 43% dei voti alla Camera e quasi il 45% al Senato, contro appena oltre il 42% e oltre il 37% della coalizione di centro-destra Polo per le Libertà (FI, AN, CCD e CDU), guidata da Silvio Berlusconi, i quattro Governi dell’Ulivo  Prodi I, D’Alema I, D’Alema II e Amato II.

Nel primo decennio del 2000 i rapporti di forza tra i due schieramenti però mutarono di nuovo  e il governo del Paese spettò quasi per intero al centro-destra, con il solo intervallo del biennio 2006-2008. Alle elezioni politiche del 13 maggio 2001, vigente sempre la legge elettorale c.d. Mattarellum, la coalizione di centro-destra Casa delle Libertà (FI, AN, LN, CCD-CDU, Nuovo PSI e PRI), guidata da Silvio Berlusconi e riconciliatasi con la Lega Nord, ottenne una vittoria molto netta riportando alla Camera oltre il 49% dei voti  e al Senato quasi il 43% (dando vita ai Governi Berlusconi II e III) mentre la coalizione di centro-sinistra L’Ulivo (DS, La Margherita, Il Girasole, Com. Ita., Rep. Eur., SVP, PSdA) guidata da Francesco Rutelli si fermò ad appena oltre il 35% alla Camera e a quasi il 39% al Senato.

Dopo il breve intermezzo del Governo Prodi II (2006-2008) scaturito dalla elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 vinte con un piccolissimo margine dallo schieramento di centro-sinistra denominato L’Unione, guidata da Romano Prodi, contro la coalizione di centro-destra Casa delle Libertà, guidata da Silvio Berlusconi, e lo scioglimento anticipato delle Camere, nelle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, tenutesi (come quelle dell’aprile 2006) con la legge 270 del 2005 (c.d. legge Calderoli o “Porcellum“) che era una legge elettorale proporzionale con un forte premio di maggioranza alla coalizione più votata, senza una soglia minima da raggiungere e con liste bloccate senza possibilità di esprimere una preferenza, scattò nuovamente la regola dell’alternanza al Governo. La coalizione di centro-destra (Popolo della Libertà- PdL, comprendente appunto FI e AN-, LN e MpA), guidata sempre da Silvio Berlusconi, ottenne una vittoria netta riportando  alla Camera quasi il 47% dei voti e al Senato oltre il 47% (dando vita al Governo Berlusconi IV) a fronte della coalizione di centro-sinistra (Partito Democratico- PD e Italia dei Valori- IdV- fondata da Antonio Di Pietro nel marzo 1998), guidata da Walter Veltroni, arrivò a quasi il 38% dei voti alla Camera e ad appena sopra il 38% al Senato, mentre L’Unione di Centro, guidata da Pier Ferdinando Casini si fermò a quasi il 6% sia alla Camera che al Senato .   Il Governo Berlusconi IV però non riuscì ad arrivare a fine mandato anche per lo scontro tra Berlusconi e Fini e la scissione  dal PdL (in cui era confluita AN sciolta nel marzo 2009) di Futuro e Liberta per l’Italia (FLI) come nuovo gruppo parlamentare costituito  nel luglio 2010  dai deputati e senatori vicini a Fini.  Dopo le dimissioni del governo nel novembre 2011, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si adoperò per formare un governo di emergenza  sostenuto dalle forze maggiori del Parlamento  e così nacque il Governo tecnico guidato da Mario Monti che, con l’appoggio esterno del PdL, del PD e anche di altri partiti minori, mise in campo un programma di sacrifici, interventi correttivi e misure di austerità, fino a quando Berlusconi decise di togliergli la fiducia in vista delle elezioni  di scadenza legislatura nel 2013 e al conseguente scioglimento anticipato delle Camere nel dicembre 2012. Nello stesso dicembre 2012 nasceva anche il partito politico di destra nazionalista e conservatrice Fratelli d’Italia, fondato da Ignazio La Russa, Guido Crosetto e Giorgia Meloni, che lo presiede dal 2014, come una sorta di seguito all’impostazione politica post-fascista di AN che però ha tenuto nel simbolo, oltre il nome di Alleanza Nazionale, anche la scritta M.S.I.  fino al 2017 e che ancora oggi continua a tenervi la fiamma tricolore, da sempre simbolo del MSI. 

In queste cinque tornate elettorali dell’ultimo decennio del ‘900 e del primo decennio del nuovo secolo, caratterizzate dal c.d. bipolarismo, le coalizioni di centro-destra, sempre guidate da Silvio Berlusconi in qualità di “unico capo della coalizione” di partiti collegati tra loro che “si candidano a governare” come anche espressamente sancito dalla riforma elettorale del 2005, risultano aver ottenuto percentuali di voti sempre sopra al 42% e fino ad oltre il 49%, vincendone tre (1994, 2001, 2008). Il primo partito del centro-destra é  risultato essere sempre quello di Forza Italia con percentuali sopra il 20% dei voti e fino ad oltre il 29% (nelle elezioni del 2001), mentre al secondo posto si è sempre collocata Alleanza Nazionale con oltre il 10% dei voti e fino ad oltre il 15% (nelle elezioni del 1996) e al terzo posto sempre la Lega Nord per l’indipendenza della Padania con oltre il 4% dei voti e fino ad oltre il 10% (nelle elezioni del 1996). 

L’ultima legge elettorale 165 del 2017 (c.d. Rosatellum) nel riscrivere  l’art. 14-bis del testo unico per l’elezione della Camera (che, per rinvio espresso nell’art. 8 del testo unico per l’elezione del Senato, si applica anche a questo ramo del Parlamento) ha però abrogato la figura dell’unico capo della coalizione e anche la dizione “che si candida a governare” e ha previsto solo la figura di capo della singola forza politica mentre ha riconfermato  il richiamo alle prerogative spettanti al Presidente della Repubblica in base all’art. 92, secondo comma, della Costituzione della nostra Repubblica parlamentare.

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