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Le stime sui costi del nuovo inceneritore indicati nel Piano dei rifiuti sono totalmente inattendibili. E di conseguenza lo sono anche le notizie sul presunto taglio delle tariffe che, al contrario, dovranno includere la copertura degli investimenti. Immaginare a queste condizioni una diminuzione del prezzo pagato dall’utente finale, come fatto trapelare in questi giorni, è semplicemente impensabile. E’ invece molto probabile che le tariffe per le famiglie umbre aumenteranno e non di poco.

Innanzitutto bisogna dire che la previsione dei costi contenuta nel Piano regionale di gestione dei rifiuti nasce dalla consultazione di un documento piuttosto datato (rif. Aspetti Economici del recupero energetico dei rifiuti – ENEA) pubblicato nel 2007 e riferito all’analisi dei dati relativi a 69 impianti di recupero energetico costruiti tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Quindi bisogna tenere conto, prima di tutto, che le dinamiche inflattive e l’aggiornamento tecnologico richiesto in questi ultimi venti anni per questo tipo di impianti ha senza dubbio incrementato i costi in maniera esponenziale. 

Prendendo a riferimento i piani economici finanziari di impianti costruiti in epoche più recenti, solo a titolo di esempio, l’inceneritore di Parma Ugozzolo che comprende un termovalorizzatore dotato di due linee di incenerimento di rifiuti urbani, di rifiuti speciali non pericolosi e di rifiuti sanitari, con annesso recupero energetico, per un quantitativo totale pari a 130.000 tonnellate/anno è costato secondo il Piano Economico Finanziario effettuato nel 2012 oltre 192 milioni di euro. Considerando la dimensione dell’impianto che si costruirà in Umbria (ad oggi si parla di 190.000 tonnellate/anno), l’aumento dei costi negli ultimi anni, le innovazioni tecnologiche richieste, è del tutto verosimile che l’investimento supererà e non di poco i 200 milioni di euro. E ancora, se l’Umbria si allineasse ai livelli di raccolta differenziata della provincia di Terni, l’inceneritore andrebbe chiuso prima di aprirlo perché non ci sarebbero abbastanza rifiuti da bruciare.

Infine, qualora si dovesse concretizzare lo scenario proposto dall’Unione Europea di inserire gli impianti di incenerimento nel sistema di acquisto crediti per compensare le emissioni climalteranti prodotte (Emission Trading System) sarebbe inevitabile il conseguente aumento delle tariffe di conferimento con ricadute anche sui piani di rientro degli investimenti soprattutto per gli impianti di prossima realizzazione. Di pari passo aumenteranno le tariffe che, dovendo includere la copertura dell’investimento, supereranno prevedibilmente l’attuale tariffa media unitaria.

D’altra parte, l’approssimazione prevista nel Piano regionale dei rifiuti è talmente evidente che la stessa ACEA nelle osservazioni inviate in merito al procedimento di Valutazione Ambientale Strategica evidenzia come “sia l’importo lavori previsto, sia la tariffa c.d. al cancello (la quale deve, come riportato, coprire l’investimento) debbano essere considerati allo stato attuale solo delle stime di massima. Si evidenzia che le OPEX siano aumentate sensibilmente nell’ultimo periodo con particolare riferimento ai chemicals ed ai costi energetici, così come tutti i prezzi dei materiali da costruzione come recentemente certificato dal nuovo prezzario dell’Umbria. Si propone pertanto di considerare solo come indicativi il costo di realizzazione e la tariffa di conferimento. Si chiede inoltre di chiarire se nei costi previsti di accesso al cancello sono presenti (e dove) quelli relativi al trasporto”.

Altro che diminuzione delle tariffe. I costi finali che sicuramente supereranno quelli previsti ricadranno fatalmente sulle spalle dei cittadini.

 

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