Seconda parte dell’approfondimento sulla normativa del trattamento dei rifiuti, dalla loro riduzione al possibile utilizzo in impianti di termovalorizzazione
Termovalorizzatore

La Giunta regionale dell’Umbria di centro-sinistra (Presidente Marini I) con la deliberazione n. 360 del 23 marzo 2015 ha provveduto al primo adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) del maggio ’09. Il PRGR  è previsto e disciplinato dalla l.r. 11/’09 e s.m.i. la quale all’art. 3, comma 4, sancisce che “la Regione definisce, di concerto con le province, i criteri per la localizzazione e l’individuazione delle aree non idonee e delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti, al fine di perseguire il corretto e ottimale inserimento degli stessi sul territorio e prevenire e contenere i potenziali impatti derivanti” e all’art. 11, comma 5, che  “Il Piano regionale contiene la rappresentazione cartografica in scala 1:150.000 delle aree non idonee e potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti come individuate ai sensi dell’articolo 3, comma 4″ e che sono recepite (art. 4) nel Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP). Il Piano regionale ha validità quinquennale e con effetti fino all’approvazione del successivo, essendo la Regione tenuta, ai sensi dell’art. 199 – Parte IV- del d.lgs. 152/2006 e s.m.i., a valutare la necessità, sentite le Province interessate, di aggiornamento di questi piani almeno ogni 6 anni, anche perché tale adempimento è requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali.

Il nuovo piano regionale del 2015, per garantire la sostenibilità e la chiusura del ciclo della gestione dei rifiuti urbani, ha individuato scenari e modalità gestionali volte a ridurre la produzione di rifiuti urbani, a incrementare i livelli di recupero di materia, ad adeguare il sistema impiantistico di recupero e a potenziare il sistema impiantistico di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo attraverso interventi di adeguamento volti sia al recupero di materia che alla produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS) da destinare a recupero energetico e di cui all’art. 183 (Definizioni) del d.lgs. 152/’06 come sostituito dall’art. 10 del d.lgs. 205/2010 abrogando la precedente definizione di combustibile derivato da rifiuto (CDR). Il CSS è classificato come rifiuto speciale ed è ottenuto dalla componente secca (plastica, carta, fibre tessili ecc.) dei rifiuti non pericolosi tramite appositi trattamenti di separazione da altri materiali non combustibili (vetro, metalli e inerti) per destinarlo a recupero energetico. Il CSS può essere poi impiegato in impianti industriali esistenti (cementifici o acciaierie ecc. anche per evitare ulteriori ciminiere) o in combustori per la produzione di energia elettrica. Il tutto con tempistiche di realizzazione tali da poter conseguire entro il 2017 gli obiettivi di ottimizzazione della gestione dei rifiuti come il recupero di materia,  l’avvio a recupero energetico del CSS e il contenimento dello smaltimento in discarica. 

La Giunta regionale (Presidente Marini II) con DGR n. 725 del giugno 2017 ha poi fornito  specifiche linee d’indirizzo all’AURI appena dopo il suo inizio operatività) per predisporre entro il dicembre ’17 la proposta di Piano d’Ambito per la gestione integrata (cioè volta a superare la frammentazione delle gestioni) dei rifiuti sull’intero territorio regionale e a produrre entro 45 giorni un documento stralcio del piano contenente vari elementi, tra cui l’eventuale realizzazione di impianti di recupero materia e l’avvio delle frazioni non destinabili a recupero/riciclaggio a impianti di incenerimento con recupero energetico fuori del territorio regionale (anche se questo indirizzo appariva non del tutto in linea con il generale divieto sancito  dall’art. 182, comma 3, del d.lgs. 152/2006 e s.m.i.).  L’Auri con d.d. n. 117 del 7 agosto’17 ha affidato alla Oikos Srl di Bergamo (che aveva già redatto il Piano regionale dei rifiuti del 2009) l’incarico professionale di redazione del Documento preliminare del Piano d’Ambito, rimandando a un successivo accordo la stesura definitiva del Piano.  Con delibera del Consiglio direttivo dell’Auri n. 37 del 20 dicembre ’17 (Presidente Betti) è stato approvato il Documento preliminare del Piano d’Ambito che è stato sottoposto anche all’esame dell’Assemblea dei sindaci nella seduta di fine dicembre ’17 e con successiva delibera n. 27 del 22 maggio ’18 il Documento, integrato con le osservazioni presentate dai Comuni, è stato riapprovato. Dopo le dimissioni della Presidente regionale Marini con delibera n. 52 del 29 ottobre ’19 del Consiglio direttivo dell’Auri (nuovo Presidente Ruggiano) è stato disposto di affidare un nuovo incarico per la redazione del Piano d’Ambito  che è stato poi aggiudicato, previa  gara indetta nel novembre ’19, come in seguito specificato.

Sta comunque di fatto che né le previsioni del Piano regionale del 2009 che prevedevano un nuovo termovalorizzatore per gli A.T.I. 1, 2 e 3, né quelle dell’adeguamento del Piano nel 2015 che avevano abbandonato la soluzione finale del termovalorizzatore e invece previsto di adeguare l’esistente impiantistica di pretrattamento degli RSU per la produzione di CSS da utilizzare in un impianto dedicato da localizzare nell’area del Perugino (n.b.), hanno trovato poi concreta attuazione durante i due mandati della Presidente Marini (aprile 2010-maggio 2019), con il secondo mandato cessato appunto anticipatamente per le sue dimissioni di fine maggio ’19 (unico Presidente della Regione Umbria dei quattro eletti direttamente, a partire dal 1995 e di cui tre donne, che non ha concluso il mandato quinquennale). Lo smaltimento in discarica ha così continuato a rappresentare in Umbria l’unica soluzione per il trattamento finale dei rifiuti urbani indifferenziati e degli scarti degli impianti di riciclaggio nelle sei discariche esistenti di Belladanza (Città di Castello), Borgogiglione (Magione), Le Crete (Orvieto) e di Pietramelina (Perugia) ormai chiusa, Colognola (Gubbio) e Sant’Orsola (Spoleto) con volumetrie residue esaurite o esigue. 

La nuova Giunta regionale di centro-destra (Presidente Tesei dall’11 novembre ’19, dopo il semestre di Presidente f.f. Paparelli e le elezioni regionali del 27 ottobre ’19) con deliberazione n. 602 del luglio 2020 ha presto dato avvio alla redazione del secondo aggiornamento del piano regionale di gestione integrata dei rifiuti e con successiva deliberazione n. 110 del febbraio 2021 ha approvato il Documento preliminare del piano e il Documento preliminare ambientale per la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) di cui alla l.r. n. 12 del febbraio ’10. Infine con deliberazione n. 1135 del novembre ’22 la Giunta ha adottato la proposta di Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti e lo ha trasmesso al Consiglio per l’approvazione definitiva. L’Assemblea legislativa (Presidente Squarta e denominazione aggiuntiva a quella di Consiglio regionale a seguito della legge statutaria n. 25 del settembre ’13) della Regione Umbria con la recente deliberazione n. 360 del 14 novembre ’23 ha approvato definitivamente il voluminoso (e  pieno di errori di dattilografia non corretti) Piano Regionale di Gestione Integrata dei Rifiuti (PRGIR) pubblicato nel supplemento del BUR del 6 dicembre scorso. Con la DGR n. 2 del 5 gennaio 2022 per le tre discariche strategiche di Belladanza, Borgogiglione e Le Crete la Regione aveva intanto autorizzato, in vista della fase di transizione (dal ’22 al ’27) prevista dal nuovo Piano regionale, un ampliamento delle volumetrie di oltre il 20% (pari a 1 milione di mc.) e per le stesse è stato anche previsto che, a regime, rimarranno solo quelle di Belladanza (PG)  e Le Crete (TR).

Il Piano regionale dei rifiuti è un atto funzionale all’attuazione dei programmi comunitari di sviluppo sostenibile e di economia circolare e costituisce lo strumento di pianificazione con cui la Regione promuove in modo integrato le politiche di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti. Il Piano intende perseguire gli obiettivi indicati dagli atti strategici e regolamentari dell’Unione Europea (UE) e dal d. lgs. 152/’06 e s.m.i. tra cui i d.lgs. 104/’17 e 116/’20 tutti attuativi di direttive UE; contiene la ricognizione degli impianti di trattamento, smaltimento e recupero esistenti e delle ulteriori infrastrutture per gli impianti dei rifiuti in conformità ai principi di autosufficienza e prossimità previsti dalla citata normativa statale. Il PRGIR  contiene inoltre, per legge, i criteri per l’individuazione delle aree  non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti e i criteri per l’individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti riportati, rispettivamente in colore rosso e bianco,  nella Tavola 1 del Piano e, per scelta, le misure idonee a promuovere la regionalizzazione della gestione dei rifiuti. 

Lo stesso Piano è rispondente alle principali tematiche derivanti dalla normativa europea relative al ciclo dei rifiuti e alla chiusura del ciclo con il raggiungimento degli obiettivi europei e nazionali di conferimento dei rifiuti urbani in discarica non superiore al 10%  e dell’indice di riciclo almeno pari al 65%, nonché con il rispetto del principio di prossimità che si attua con la tendenziale autosufficienza del sistema regionale. Il nuovo Piano regionale, in particolare,  per la fase a regime (dal’28 al’35) individua gli obiettivi generali della riduzione della produzione dei rifiuti del 4,4% da raggiungere nel ’35, l’incremento della raccolta differenziata al 75% sempre nel ’35 e il raggiungimento dell’indice di riciclo del 65% già nel ’30. Il Piano prevede, però, anche l’entrata in funzione, a partire dal 2028 e a servizio dell’intero territorio regionale, di un impianto di termovalorizzazione (incenerimento con recupero energetico) dei rifiuti tal quali indifferenziati e degli scarti da raccolta differenziata (10%). Si tratta di un  nuovo impianto di smaltimento rifiuti   come scelta fatta dalla Regione Umbria in base ad un’analisi comparativa tra  i seguenti tre scenari impiantistici riportati nel Piano: 1) Incenerimento con recupero energetico diretto; 2) Conversione attuali TMB (Trattamento Meccanico Biologico) in tecnologia ReMat (Recupero Materia) e produzione di CSS -rifiuto da utilizzare in impianti esistenti dedicati di incenerimento; 3) Conversione attuali TMB per la produzione di CSS -combustibile. L’individuazione dello scenario di Piano è avvenuta tramite elaborazione di una SWOT qualitativa (Punti di forza, debolezza, opportunità e minacce) dei tre scenari e un’analisi multicriterio per attribuire pesi numerici agli indicatori, con il risultato che lo scenario 1 ha ottenuto 77 punti contro i 60 dello scenario 2 e i 58 dello scenario 3. Il nuovo termovalorizzatore dovrà avere una capacità effettiva di trattamento non superiore a 160 mila tonnellate/anno di rifiuto trattato ed essere realizzato entro il 31 dicembre ’27 andando però ad aumentare il numero di ciminiere varie che già fumano nella nostra “Umbria cuore verde d’Italia“.

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