La mamma della giovanissima oboista Elisa Tosca De Angelis, che si esibirà sabato in città con la pianista Desirée Scuccuglia di Terni, spiega come ha coltivato la cultura musicale partendo da una piccola città di provincia
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Sabato 12 ottobre, alle ore 18, nell’Aula Magna del Liceo Jacopone, si terrà l’ultimo concerto della decima edizione della rassegna “Note d’estate”: si esibiranno in duo la giovane oboista Elisa Tosca De Angelis, legata a Todi, e la pianista Desirée Scuccuglia di Terni.
Elisa, figlia d’arte, è legata a Todi, in quanto figlia di Daniela Todini, originaria di Porta Fratta ed i cui genitori –  Adriana Dentini e Angelo Todini – abitano ancora in città, nel quartiere di Cappuccini.
L’abbiamo intervistata per farci raccontare come sia possibile coltivare la cultura musicale partendo da una città come Todi.

Professoressa Todini, lei è nata a Todi, città in cui ha vissuto per molti anni. Ci può parlare dei suoi studi e della sua formazione musicale?
“La musica mi ha sempre affascinato, fin da piccola.  All’età di nove anni sono entrata a far parte del coro di voci bianche della città, sotto la guida del soprano Laura Toppetti, poi ho iniziato a studiare chitarra presso la Scuola Comunale, per continuare alle scuole medie ad indirizzo musicale Cocchi-Aosta con il Prof. Lucio Canu. Grazie al mio docente delle scuole medie, il quale ha sicuramente influito molto sulle mie scelte musicali e sulla mia passione, sono entrata in Conservatorio all’età di tredici anni, sotto la guida del M. Claudio De Angelis. Contemporaneamente ho frequentato il Liceo Classico a Todi e mi sono laureata in chitarra, presso il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia. In questi anni, oltre ad intraprendere una carriera concertistica, ho sviluppato un particolare interesse per la didattica musicale, laureandomi in Didattica della Musica nel 2000, presso il Conservatorio “F. Morlacchi”, mentre ero in dolce attesa della mia prima figlia, Elisa. Qualche anno più tardi, ho conseguito il Diploma accademico di II livello in chitarra, con il M. Mario Jalenti, presso il Conservatorio “G. Briccialdi” di Terni. Attualmente sono docente di chitarra presso la scuola media ad indirizzo musicale A. De Filis di Terni”.

Quanto ha influito sulla scelta di Elisa di studiare musica il fatto di avere una mamma musicista?
“Sicuramente tantissimo in quanto, come mamma, ho fatto della mia professionalità un canale privilegiato per interagire con i miei figli. La musica è stata sempre al centro di qualsiasi attività ludica con loro e li ho sempre affiancati e incoraggiati nello studio di uno strumento musicale. Amo cantare e credo di aver trasmesso questa passione a tutti loro, compresa Elisa”.

Ci può raccontare i primi passi di Elisa nel mondo della musica?
“Elisa fin da piccolissima ha dimostrato una grande propensione per la musica e anche un ottimo orecchio. Ricordo che aveva poco più di due anni quando, durante l’ascolto della sua musicassetta preferita (canti popolari italiani), mi resi conto che anticipava, azzeccando perfettamente nota e tonalità, le canzoni che si susseguivano. Da lì ho iniziato a lavorare con lei (sempre sotto forma di gioco), cercando di renderla consapevole della sua capacità: l’orecchio assoluto. Non ricordo un solo istante in cui Elisa non abbia fischiato o cantato qualcosa durante il giorno (spero non lo abbia fatto a scuola…)!
All’età di otto anni, insieme alla sorella, è entrata nel coro di voci bianche di Terni sotto la guida della M. Sara Cresta e all’età di nove anni ha iniziato a studiare l’oboe con il M. Paolo Puliti presso la scuola Comunale di Spoleto. Come abbia scelto l’oboe ancora non ci è ben chiaro; quello che lei inizialmente chiamava “tromba”, sicuramente le faceva vibrare le corde dell’anima fin dal profondo e le ricordava lo strumento per eccellenza, la voce.
A undici anni entra in Conservatorio sotto la guida del M. Mion per poi continuare i suoi studi accademici presso il Conservatorio Casella di L’Aquila sotto la guida del M. Mutalipassi, dove si è laureata con lode e menzione d’onore a ventuno anni. Contemporaneamente agli studi accademici, Elisa è stata primo oboe, dai dodici ai diciassette anni, alla Juniorchestra dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma, sotto la guida del M. Simone Genuini, figura importantissima per la sua formazione orchestrale.
Quello che è successo dopo ci ha travolto, come genitori e come famiglia, ma non ci ha sorpreso; la bomboniera della sua laurea è stata una valigia e qualche anno prima, all’età di diciotto anni, Elisa aveva già fatto una bellissima e lunga esperienza in Erasmus presso l’Hochschule di Lipsia, dove attualmente si sta perfezionando con il M. Nick Deutsch.
La sua energia e la sua passione per la musica ci ha sempre accompagnati e ha sicuramente influenzato i suoi fratelli (lei è la maggiore di quattro figli) che hanno tutti suonato uno strumento, anche se non lo hanno scelto per la vita”.

Come ha vissuto la decisione di Elisa di trasferirsi all’estero per continuare a perfezionarsi e per suonare in orchestra?
“Come tutte le mamme ansiose, inizialmente la decisione di Elisa è stata per me un misto di entusiasmo e nostalgia, un gioco tra dolce e amaro, dove il sapore che ne usciva alla fine era sostanzialmente più gradito al palato di quanto immaginassi. Quello che dico sempre ad Elisa è che, se lei è felice e pensa di trovarsi nel posto giusto, io, noi, non possiamo che esserne felici.
Lei sa che noi ci saremo sempre e che, anche se a distanza, può contare su tutta la sua famiglia, dai fratelli ai nonni”.

Pensa che l’Italia offra troppo poco ai nostri giovani musicisti visto che molti di loro decidono di “emigrare”?
“Sostanzialmente credo che la differenza tra un percorso come concertista e, in particolare, come orchestrale in Italia e all’estero, per un giovane musicista, sia prima di tutto basato sul numero di opportunità e sui tempi con i quali viene data questa opportunità. Mi spiego meglio…mentre all’estero si investe molto sulle giovani leve e si premia la precocità e il talento, dando ai giovani la possibilità di fare esperienza anche molto giovani (dopo un periodo di prova), in Italia, dato anche il numero esiguo di orchestre contro le innumerevoli orchestre di alto livello in Germania, per esempio, sia giovanili sia professionali, si arriva tardi (a parte rarissime eccezioni) a ricoprire certi ruoli professionali. Riconosco che in Italia c’è tantissimo potenziale, che abbiamo maestri bravissimi e questo lo dimostra il fatto che tante nostre eccellenze vengono apprezzate all’estero. Come per tante altre cose in Italia, anche per la musica, non si investe abbastanza ma questo è un capitolo a parte. Fare i musicisti di professione richiede un costo economico molto elevato, durante gli studi e nei primi anni della professione, diciamo che all’estero, anche da un punto di vista economico, è sicuramente tutto più facile”.

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