Siamo proprio sicuri che il turismo a Todi vada a gonfie vele? La verità è che l’Amministrazione comunale sta vendendo ai cittadini una narrazione trionfalistica basata su una vera e propria scatola vuota statistica.

Di fatto, va tenuto conto del cosiddetto “fattore cinesi”, ovvero un fenomeno che da solo altera in modo determinante i flussi della città, ma che non produce alcuna ricchezza reale per il territorio. I numeri del 2025 parlano chiaro: su 39.321 visitatori arrivati in Umbria dalla Cina, ben 16.882 (il 43% del totale regionale) si sono registrati a Todi. I cinesi rappresentano così quasi la metà dell’intero mercato straniero in città.

È evidente che si tratta di semplici pernottamenti tecnici, soste transitorie di comodo per gruppi di passaggio diretti verso le grandi città d’arte italiane. Eppure, per la maggioranza, diventano magicamente numeri da esibire nei comunicati stampa per vantare successi inesistenti.

In questo modo, scorporando dalle statistiche la componente turistica cinese, il confronto con i dati ufficiali diventa desolante.

I dati reali dimostrano che, senza il trucco statistico dei pernottamenti “mordi e fuggi”, Todi non è affatto il traino della regione, ma arranca vistosamente. Mentre l’Umbria cresce a ritmi sostenuti, con un +8,5%, la nostra città si ferma a un debolissimo +2,4% reale, affossata dal pesante segno meno dei turisti italiani, che fanno segnare un -10,6%.

Invece di continuare con una propaganda sterile e di attribuirsi meriti per flussi turistici fittizi, Sindaco e Vice Sindaco farebbero bene a sedersi al tavolo con i veri operatori economici della città. È ora di dare un taglio alla propaganda: serve una strategia seria per rilanciare le presenze sul nostro territorio e per trasformare i passaggi transitori in turismo di qualità che lasci valore reale, prima che la crisi del settore diventi irreversibile.

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