​Dopo il miracolo salvezza firmato sul campo, arriva la mazzata del presidente Filippetti che ha annunciato che la squadra non verrà iscritta al campionato
todi calcio

Il calcio a Todi sta morendo. Non sul rettangolo verde, dove una squadra eroica aveva strappato con i denti e con il cuore una salvezza che sapeva di impresa, ma nelle stanze dei bottoni. E, quel che è peggio, nell’indifferenza quasi totale di una città che rischia di veder cancellato, da un giorno all’altro, uno dei suoi simboli sportivi più gloriosi.

​La bomba è esplosa circa un mese fa: il presidente  Filippetti ha gettato la spugna. La decisione per il momento è irrevocabile: il Todi Calcio non sarà iscritto al prossimo campionato.
A fare terra bruciata intorno ai colori biancorossi è il silenzio assordante del tessuto imprenditoriale locale.

C’è una clessidra del tempo che scorre inesorabile verso la scadenza dei termini di iscrizione.  Nessun imprenditore tuderte del territorio ha finora mosso un dito o, quantomeno un aiuto, per affiancare la dirigenza uscente. Un immobilismo che sa di rassegnazione e che ferisce una piazza storica.

​Un blasone come quello del Todi non può e non deve sparire dal calcio dilettantistico umbro. Sarebbe una sconfitta non solo sportiva, ma sociale per l’intera comunità.

​Una storia che non merita questa fine: ​parliamo del Todi. Non di una squadra qualunque. Parliamo di una piazza che ha calcato palcoscenici importanti, che ha scritto pagine indelebili del calcio regionale e interregionale, capace di trascinare intere generazioni al “Franco Martelli”. Vedere questa storia gloriosa evaporare nel nulla per mancanza di volontà o di coraggio imprenditoriale è un lusso che la città non può permettersi.

​I treni, nel calcio, passano una volta sola. Se nessuno salirà a bordo in queste ore cruciali, il Todi Calcio sparirà dai radar della galassia dilettantistica.
Salvare il Todi significa salvare l’identità sportiva di un intero territorio.

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