Il rapporto della Banca d’Italia sull’economia dell’Umbria, evidenzia una crescita nel 2025 dello 0,5%, con le prospettive dell’anno in corso peggiorate a causa del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Tra i settori produttivi si evidenzia ancora una crescita del settore delle costruzioni con un +4%; cresce anche il comparto tessile e le compravendite nel mercato immobiliare; i servizi privati non finanziari sono rimasti sostanzialmente stabili; in crescita il comparto turistico con le presenze aumentate dell’8,5%; in calo la manifattura che risente dell’andamento negativo del settore automotive.
A fronte di una crescita modesta, aumenta però l’occupazione, seppure in maniera più contenuta (1,3% dal 3,2%), con un tasso di occupazione salito al 69,1%, valore superiore al dato nazionale (62,5%); il tasso di disoccupazione si è ridotto al 4,6%. Le retribuzioni hanno continuato a salire, di poco sopra la media nazionale. Si evidenzia però una perdita di potere d’acquisto più intensa (-8,0 per cento) di quella italiana (-6,2). Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è tornato a ridursi.
Nel 2025 il reddito disponibile nominale delle famiglie umbre è aumentato (3,0 per cento), in linea con l’anno precedente; tuttavia, l’incremento in termini reali si è attenuato (1,4 per cento) per effetto di un’inflazione leggermente più elevata. L’espansione del reddito ha favorito quella dei consumi: nel complesso dello scorso anno sono cresciuti dell’1,5 per cento. Gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (BES) evidenziano per al regione una posizione più favorevole di quella nazionale, grazie soprattutto alla qualità del contesto ambientale e all’elevata dotazione di capitale relazionale e istituzionale. In base ai dati dell’Istat riferiti al 2024 (ultimo anno disponibile) la distribuzione della spesa è risultata più equilibrata della media nazionale (indice di Gini pari a 0,28 contro 0,31) e gli indicatori di povertà si confermano inferiori a quelli italiani.
La flessione del credito all’economia si è progressivamente attenuata fino ad arrestarsi alla fine dell’anno: alla ripresa dei prestiti alle famiglie (2,8 per cento), sospinta dai mutui abitativi, si è contrapposta la perdurante riduzione di quelli alle imprese (-2,2 per cento), soprattutto per el aziende più rischiose. Il costo del credito è diminuito, in linea con l’orientamento della politica monetaria. La qualità del credito è rimasta elevata, pur con un lieve peggioramento per le imprese dei servizi e delle costruzioni; il tasso di deterioramento si è collocato all’1,7 per cento. Una quota significativa del portafoglio finanziario delle famiglie umbre è investita in titoli di Stato italiani.
Nel 2025 la spesa primaria degli enti territoriali umbri è aumentata del 2,4 per cento, meno che nela media dele Regioni a statuto ordinario; vi ha contribuito la componente in conto capitale, sostenuta dalle politiche di coesione e dal PNRR. La spesa per investimenti fissi ha registrato un aumento (5,5 per cento) più debole rispetto ale altre regioni. Nella sanità i costi hanno continuato ad aumentare, sia pure a un ritmo inferiore all’anno precedente (1,3 contro 5,3 per cento); il saldo della mobilità interregionale dei pazienti, negativo fin dal 2019, è progressivamente peggiorato.













