Si è appena conclusa la quarta edizione di “Liberare la Bellezza Festival”, che ha animato le serate del Giardino degli Amici dell’Orto di Todi dal 24 luglio al 2 agosto 2026.
Ma perché “liberare” la bellezza? Da chi e da cosa dobbiamo essere liberati? Che senso ha il verbo liberare in una manifestazione estiva quando tutto chiama alla “leggerezza” ed alla spensieratezza?
Per gettare luce su una serie di domande così complesse ci viene in soccorso da un lato Platone, protagonista di una delle serate, quando nel Convivio scrive: “il bello soltanto libera, chi lo possiede, da atroci dolori” spingendoci all’immortalità; dall’altro lato ricorriamo al sant’Ignazio degli Esercizi Spirituali: “è proprio dello spirito cattivo … rattristare … mentre è proprio dello spirito buono dare coraggio ed energie, consolazione … ispirazione e serenità, diminuendo e rimuovendo ogni difficoltà per andare avanti nella via del bene”.
Dice inoltre il poeta Davide Rondoni, storico amico del festival (cui ha preso parte come protagonista dell’ottimo documentario “Giuseppe Ungaretti. Vita di un uomo” con la regia di Massimo Popolizio): “Liberare la bellezza è una responsabilità, richiede l’impegno da parte degli artisti e di chi si avvicina all’arte”.
Una prima occasione di grande “bellezza liberata” ce l’ha fornita il doppio evento dedicato a San Francesco nel cinema con le anteprime dei due film “La leggenda di san Francesco” di Lech Majewski e “La leggenda dei tre compagni” di Arnaldo Casali. Una serata arricchita dalla collaborazione con il Terni Film Festival con il film premiato per la miglior fotografia, lo straordinario “ULTIMUM IUDICIUM di Hans Memling”, in cui Majewski ci porta dentro gli scenari opposti di Inferno e Paradiso con un realismo potente e drammatico da mettere in confronto con un altro “topos” del festival: “Le infinite Vie della Bellezza”.
In questa cavalcata lungo venticinque secoli di riflessioni poetiche sul bello in cui, tra gli altri interpreti, l’attrice Benedetta Giuntini ha letto alcuni passi di Dostoevski dai “Fratelli Karamazov”: “La bellezza è una cosa terribile e paurosa … perché è indefinibile … perché Dio non ci ha dato che enigmi … La bellezza! Io non posso sopportare che un uomo, magari di cuore nobilissimo e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna e finisca con l’ideale di Sodoma … È qui che Satana lotta con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini”.
Tra gli autori citati nella serata una menzione d’obbligo va, sulla scia di sant’Agostino e San Francesco, a Jacopone da Todi, cui padre Alessio Mecella ha dedicato l’esegesi della lauda 55.
Oltre a tanti momenti artistici di liberazione nella bellezza, testimoniati dalle proiezioni di film come “Il pranzo di Babette” (l’artista anche nelle problematiche materiali è sempre ricco della sua libertà) e il michelangiolesco “Il tormento e l’estasi” (la vera bellezza è nell’intuizione del legame assoluto tra Dio e l’uomo), non sono mancate le presenze carismatiche capaci di elettrizzare l’attenzione del pubblico, sempre numeroso e con più di un tutto esaurito.
Una è la figura di Kim Rossi Stuart il cui indiscusso carisma ha riempito il Giardino degli Amici dell’Orto con un pubblico venuto da ogni dove per incontrare l’attore regista che attraverso il suo film “Brado” ci racconta, in modo apertamente autobiografico, delle sue scelte complesse per dire sì alla vita. Un film, il suo, tra registri ora ironici ora drammatici, sul difficile rapporto intergenerazionale tra padre e figlio che mette in scena la parabola di un riscatto purificato dalla sofferenza e dall’accettazione dei propri errori.
Un’altra presenza d’eccezione è stata quella di Ascanio Celestini che, da mattatore par suo, ci ha parlato dei suoi “poveri cristi”, rilettura attuale del francescanesimo, e del suo ultimo libro “Pasolini, una vita anzi due” dove ci viene restituito un volto inedito del grande regista e poeta di Casarsa.
Non dimentichiamo Riccardo Leonelli, uno dei migliori attori del nostro panorama teatrale, protagonista delle due serate di apertura e de “Le vie infinite della Bellezza”.
Infine la presenza aleggiante di Luigi Pirandello e di Michele Placido, attore e regista quanto mai pirandelliano. Per presentare il percorso pluridecennale di questo connubio, l’attrice e produttrice Federica Luna Vincenti, insieme al critico Lorenzo Moretti della rivista EDAV e discepolo di padre Nazareno Taddei.














