L'azienda umbra coinvolta nell'indagine della Procura di Torino va al contrattacco
olio ottenuto da olive invaiate  al 50%

L’olio di oliva, quello umbro, ha color verde, ma dopo la notizia dell’indagine su una presunta frode nel commercio di olio dichiarato extra vergine, il prezioso alimento sembra tingersi di giallo.

Lo si evince dal comunicato con cui l’azienda umbra, che è stata coinvolta, respinge le accuse.
Nello scritto, infatti, si sostiene che:
1) “curioso notare che le risultanze …..si riferivano a nove aziende, due delle quali non vengono tuttavia riportate nel comunicato della Procura della Repubblica”.
Tuttavia le risultanze di cui si parla non sembrano essere quelle degli accertamenti disposti dalla magistratura, ma quelle pubblicate in una rivista specializzata che per prima sollevò il problema.

2) L’azienda sostiene che “Le verifiche effettuate sia dalla rivista…” che successivamente dai Nas di Torino su incarico della Procura della Repubblica si fondano esclusivamente su una prova di assaggio del prodotto: tali verifiche, sebbene condotte da assaggiatori professionisti, sono ormai da più parti ritenute insufficienti, in quanto trattasi di un metodo di analisi soggettivo, non ripetibile e non riproducibile.

3) Sempre l’azienda sostiene che la Procura di Torino non ha contestato la vendita di olio di oliva in luogo di extra vergine, ma solamente la messa in commercio di olio d’oliva vergine in luogo di extra vergine.

4) Sulla vicenda sarebbe in corso un’altra azione giudiziaria a Spoleto a seguito di una querela presentata dall’azienda umbra nei confronti della rivista sopra accennata.

Intanto, il Codacons  ha deciso di pubblicare oggi sul proprio sito internet www.codacons.it un modulo attraverso il quale le famiglie, che hanno consumato olio extravergine delle ditte indagate, possono avviare l’iter per chiedere il risarcimento del danno subito e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura.
“Invitiamo tutte le famiglie che hanno consumato olio extravergine d’oliva di una delle marche colpite dall’inchiesta, a far valere i propri diritti e chiedere un indennizzo fino a 5.000 euro – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Se gli illeciti saranno confermati, infatti, il danno per i consumatori sarebbe enorme: a quello morale derivante dall’inganno subito e dalla lesione della buona fede, si aggiungerebbe un evidente danno economico, derivante dall’aver pagato di più per un prodotto con caratteristiche inferiori a quelle promesse”.

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