Relazione sul primo appuntamento de L'Altra Marsciano sulla tematica TARI (TAriffa Rifiuti) che si è svolto lunedì sera, presso il Parco Verde di Via larga. Interviene sull'incontro anche il Movimento 5 Stelle
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Aspetti nascosti nella raccolta rifiuti emergono dalla relazione sul primo appuntamento de L’Altra Marsciano sulla tematica TARI (TAriffa Rifiuti) che si è svolto lunedì sera, presso il Parco Verde di Via larga. Sono previsti, nel mese di Luglio, altri due incontri a Papiano e Castiglione della Valle.

Che l’argomento forse molto sentito dalla popolazione era intuibile visto il costante aumento di una tariffa che negli ultimi anni è cresciuta a dismisura. Molto numerose le presenze e altrettante le domande poste al Consigliere Santi: – perché nonostante l’alto tasso di differenziata realizzata nel Comune di Marsciano la tariffa è sempre più alta? – che fine fanno le materie differenziate? – qual’è la percentuale di cittadini morosi? – chi controlla il numero di cassonetti presenti e la loro frequenza di svuotamento?
Molte anche le proposte della popolazione per migliorare il servizio. Il Consigliere Santi ha risposto, preso appunti e illustrato le proposte de L’Altra Marsciano sull’argomento: “Essendo la TARI una tariffa il Comune, per legge, non può integrare la copertura che deve essere tutta a carico degli utenti (grazie al Decreto Ronchi e alla trasformazione della precedente TARSU).  In questo contesto si può lavorare solo su due variabili, la diminuzione del costo del servizio e la valorizzazione di ciò che viene differenziato. Per diminuire il costo del servizio si propone di dotare i cassonetti di un apposito microchip che ne riveli, intanto, la presenza e, soprattutto, le volte nelle quali viene svuotato. In questo modo il volume equivalente totale (che è il parametro sul quale il Comune paga il servizio della S.I.A.) sarebbe certo e non del tutto opinabile come oggi.
Sono presenti, infatti, segnalazioni di difformità tra le frequenze di svuotamento dichiarate e quelle realizzate. Per valorizzare il differenziato, che, come dimostrato con tabelle alla mano, viene pagato una miseria ai Comuni dal Consorzio CO.NA.I., si potrebbe, per l’immediato, aderire all’Associazione dei Comuni Virtuosi che denunciano questo dannoso Monopolio da anni con ottimi risultati. Infatti, dopo le prime denunce, il CO.NA.I. ha rivisto al rialzo le tariffe di conferimento, tra l’altro ancora inferiori mediamente del 123% rispetto a quelle Europee.
In mancanza di risultati concreti si potrebbe pensare, sul medio periodo, di istituire una filiera locale (Comunale o di ambito S.I.A.) per il piazzamento sul mercato dei prodotti differenziati con un risvolto positivo anche sull’occupazione locale.

Sul tema interviene anche il Movimento 5 Stelle che con la consigliera comunale e portavoce Anna Offredi.
“Ieri sera, nell’incontro avvenuto con la cittadinanza al Verde di via Larga, è stata ricordata – e non di certo come un anniversario funebre – l’iniziativa che da tre anni è portata avanti da L’Altra Marsciano, sull’annosa e controversa questione della TARI. Un plauso è di dovuta convenienza per il solerte consigliere Santi per aver voluto ed essere riuscito a portare fuori dalle segrete stanze comunali un argomento che, evidentemente, ritiene molto sentito dai cittadini di Marsciano.
Ed anche se così non fosse ritengo che sia stato, comunque, utile da parte sua, rendere pubblico, cioè fuori dalla solita “stitica” seduta della commissione consiliare, quanto, anche quest’anno, è stato trattato sull’argomento.

Epperò . . . c’è bisogno per pubblica verità, di dover fare una precisazione importante: LA TARI, nelle intenzioni chiare della L. 147/2013 che l’ha istituita, NON E’ UNA TARIFFA MA UNA VERA E PROPRIA TASSA. E che questo è certo, è dimostrato anche dal fatto che, oltre al termine letterale di “tassa” presente nel testo della legge (” … tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore”) la somma richiesta ai cittadini è appostata nel bilancio comunale – consuntivo o preventivo che sia – tra le ENTRATE TRIBUTARIE.  Non me ne voglia il consigliere Santi per questa mia tirata che nulla ha a che vedere con la sua iniziativa e con la solita gran voglia che ha e che, lo abbiamo capito, vorrebbe dimostrare, di far chiarezza su questo spinoso problema, con un’imposizione che le amministrazioni gettano spesso, sulle spalle dei cittadini, in maniera mai troppo chiara. La mia sottolineatura non è per fare una dotta disquisizione sulla diversità del nome appiccicato ai vari balzelli, tasse, imposte, contributi o tariffe che siano.
Deve essere fatta, invece, perché dietro all’utilizzo della parola “tariffa”, al posto di quella vera di “tassa”, si nasconde tutta una diatriba giuridica, menata a suon di verdetti dai Giudici di Pace, dai Tribunali, dalla Cassazione e finanche dalla Corte Costituzionale che da decenni hanno emesso numerose sentenze; per stabilire – l’ultima è dell’aprile scorso – che la TARI, ultima nata in ordine di tempo, tassa sulla raccolta e lo smaltimento, della cosiddetta monnezza, anche quand’era contrassegnata coi nomignoli più vecchi (TARSU, TIA, TIA2, TARES) e, quindi, nonostante tutte queste canaglie sigle diverse più o meno azzeccate, sempre di TASSA si tratta e non di TARIFFA.
Non ho capito, sicuramente per mia colpa e me ne dispiaccio, perché il consigliere Santi, uomo avveduto e scaltro, sia sceso in campo e si sia lanciato in questa crociata “dei nomi” – anziché soffermarsi sui contenuti – che da anni appassiona alcune parti poco avvedute e la cui tesi di “tariffa” è, di solito, sostenuta e sposata spesso da poco avvedute amministrazioni comunali, dalle loro società partecipate che gestiscono il servizio rifiuti e, ahimè, sempre per fare meno chiarezza anche dall’Agenzia delle Entrate e dal MEF, in un’interpretazione che, ormai, ha segnato il tempo e che la giurisprudenza ha decretato definitivamente come morta e sepolta.
Certo, resta il fatto che pochi sono i comuni Italiani e le loro società partecipate che, dal punto di vista economico, si son sentite di eliminare gli effetti economici per la conseguente applicazione di un’ingiusta e successiva imposta sulla tassa dei rifiuti, l’IVA del 10%.
Pensate un po’, cari concittadini, se si riuscissero a far rispettare le sentenze dei giudici (ed è successo in alcuni, purtroppo sporadici casi personali ma anche collettivi) che da anni si sgolano col riaffermare che l’Iva non ci deve stare proprio, in bolletta, e che, almeno per i cinque anni precedenti, il giudice ( e qualcuno da tempo, lo ha già fatto) ha disposto il rimborso dell’IVA a favore dei cittadini. Salvo ancora far di meglio, cioè volendo, potremmo discuterne con i consiglieri dell’opposizione – e perché no? anche della maggioranza – magari in una prossima riunione dell’apposita commissione consiliare.

 

 

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