Anzichè colpire i "fatti", l'ordinanza del sindaco colpisce le sole intenzioni di fare un qualcosa che non è vietato e che non può essere offensivo del decoro fin tanto che non si fa all'aperto; un precedente pericoloso per la libertà individuale

L’avevamo anticipato ed ora sono carabinieri e vigili a dover prendere delle decisioni a cui i presunti clienti delle prostitute perugine si oppongono.
Le contravvenzioni antiprostituzione a Perugia, dopo l’ordinanza del sindaco Locchi, stanno iniziando a creare un contenzioso che, appena qualcuno prenderà coraggio, si svilupperà sicuramente nelle aule dei tribunali.
La materia del contendere probabilmente non riguarderà la professione delle donne (ma non solo) che sono note alla forza pubblica e che pertanto troveranno difficile obiettare qualcosa.
A contestare saranno i, solo presunti, clienti.
Presunti perché quando qualcuno si ferma a parlare, non c’è registrazione di quello che si dice (sarebbe una violazione della privacy che tutti vogliono proibire quando riguarda i Vip) e presto le prostitute, se non lo fanno già, troveranno il modo di concordare una versione buona per tutte le occasioni.
Non c’è neppure e fortunatamente un qualche apparecchio in grado di leggere le intenzioni dei presunti clienti.
Quindi le prime scuse che si registrano potrebbero essere solo l’avanguardia di una marea che si prefigge certo di contrastare la punizione per un fatto disdicevole, ma che indirettamente cerca di fermare una deriva di cui si vede già l’approdo inevitabile con sindaci-sceriffi che vogliono imporre la loro visione del mondo e della vita, condannando ciò che la legge consente ed addirittura indagando, per colpire, le oscure vie eei cervelli altrui.
Se la gente si multa oggi sulla base di sole presunzioni e del “Locchi pensiero”, domani sarà multata solo perché cammina di notte per la strada o perchè parla con un “diverso
“, oppure perchè coversa con una che porta la minigonna (come quella delle “veline” di Mediaset), ma questo si chiama coprifuoco e fine delle libertà personali.
E non si venga a dire che questo è quello che vuole la pubblica opinione perchè questa, dalle statistiche, aborrisce la politica ed i politici ma non c’è legge che punisca chi la professa, almeno per ora ma poi chissà.
Non ci siamo arrivati, al coprifuoco, ma abbiamo già superato il divieto, degli anni ’20, del secolo scorso, quando erano proibiti gli incontri per strada di tre persone (li chiamavano assembramenti) a meno che, ovviamente, non avessero in tasca una tessera che li qualificava come “amici” del sistema.
La scusa che attualmente, senza alcuna preparazione – molti dichiarano di non essere a conoscenza della nuova ordinanza – va per la maggiore è: “Non sono di Perugia, mi sono fermato per chiedere delle informazioni su dove fosse la stazione ferroviaria e la signorina, molto gentilmente, si è offerta di accompagnarmi”.
Certo scusa poco credibile per chi conosce l’interlocutore, ma in uno Stato di diritto è chi accusa e multa a dover dimostrare l’accusa.

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