Ad integrazione di quanto riportato nel mio articolo relativo alla produzione di laterizi nella fornace di Pontenaia  vorrei aggiungere ulteriori  chiarimenti e riflessioni.
Per  correttezza professionale riconosco che nel mio articolo precedente ho sottovalutato la presenza nei fumi della fornace di Pontenaia degli ossidi di zolfo, affermando l’inutilità del loro monitoraggio. Infatti, pur avendo giustamente sottolineato il fatto positivo che l’impiego del metano come combustibile riduce in modo drastico le emissioni dei suddetti  ossidi e che l’unica fonte di zolfo è rappresentata dalle materie prime impiegate, non ho dato il giusto peso a quello presente, seppure a modeste concentrazioni (circa 0,8%),  nel carbon coke aggiunto all’argilla che, per grandi produzioni giornaliere di manufatti , può determinare emissioni significative di biossido da sottoporre a monitoraggio come giustamente deciso dall’ARPA.  Voglio, inoltre,  sottolineare che i dati rilevati dalla stazione mobile possono essere estremamente variabili in quanto  fortemente influenzati dalle condizioni atmosferiche: i venti  diluiscono rapidamente i fumi nell’atmosfera e le piogge li lavano, determinando  una drastica riduzione degli agenti inquinanti. Viceversa in condizioni atmosferiche statiche  si potrebbero invece raggiungere livelli di concentrazione da tenere sotto controllo. La legge nazionale che disciplina le emissioni nell’atmosfera prevede per il biossido di zolfo nei  fumi che escono dal camino del forno di cottura un valore limite di concentrazione pari a  1500 mg/m3 ma, generalmente, a livello locale  sono individuati livelli più restrittivi al fine di raggiungere nell’aria respirata dai cittadini residenti  nelle zone limitrofe a rischio, dopo la spontanea  diluizione per diffusione nell’atmosfera,  livelli di  concentrazione non dannosi per la salute e tali da non far percepire odori acri ed irritanti le vie respiratorie.   Il biossido di zolfo, unitamente ad altri inquinanti, viene attualmente monitorato in continuo dalla stazione mobile posta nel quartiere Europa e i valori registrati sono accessibili a chiunque cliccando sulla voci “monitoraggio aria”— “stazioni mobili” —“Todi quartiere Europa” , dopo essere entrati nel sito internet dell’ARPA  (il 13 luglio, ad esempio, la concentrazione media del biossido di zolfo nelle 24 ore era minore di 2,6 µg/m3 e quella massima in 1 ora 3,5 µg/m3). Se si dovessero rilevare concentrazioni non adeguate, per questo ed altri parametri, è sempre possibile attuare particolari accorgimenti nella conduzione del processo produttivo fino ad introdurre  tecniche di abbattimento degli inquinanti sui fumi in uscita dal forno di cottura (tecniche che già esistono e che sono state studiate per essere economicamente sostenibili dalle imprese del settore).  Per quanto riguarda la posizione della stazione di monitoraggio ritengo che, essendo “mobile”, sarebbe opportuno spostarla periodicamente in altri punti, anche a diversa distanza dalla fornace, per monitorare un’area più vasta. Concordo con Elio Andreucci  che ci sono voluti anni di insistenza e segnalazioni per ottenere il monitoraggio e che la centralina di controllo andava installata sin dall’inizio dell’attività  per rilevare tutti i possibili agenti inquinanti ipotizzabili sulla base delle i materie prime impiegate nel processo di produzione. In ogni modo ribadisco che attualmente l’impiego del metano come combustibile, l’assenza di polistirolo e scarti industriali nell’impasto di argilla mi fa stare meno preoccupato per la salute dei cittadini. In questi giorni ho sentito di tutto: chi parla di presenza di “diossina” nei fumi e di altre sostanze cancerogene non ben definite, chi di camion che vengono dal Nord Italia con carichi strani ecc..,  tutte chiacchiere che creano inutili allarmismi.
Premesso che qualsiasi attività produttiva che trasforma la materia in energia o beni e servizi  è accompagnata inevitabilmente dalla produzione di rifiuti, determinando sempre un’ alterazione  dell’ambiente naturale,  la sfida di sempre è rendere un’attività produttiva  compatibile  con la tutela dell’ambiente e della salute umana, ferma restando la priorità di quest’ultima nella scala dei valori. A tale scopo la Comunità Economica Europea ha emanato la Direttiva 96/61 CE (nota come direttiva IPPC : Integrated Pollution Prevention and Control), recepita dal nostro Paese dal D.Lgs 59/05, con l’indicazione delle linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili allo scopo di raggiungere elevati obbiettivi di salvaguardia ambientale, nel rispetto anche  della sostenibilità economica  da parte delle imprese,  che consentono il rilascio dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), certificazione finale unica per lo svolgimento dell’attività.  Anche la produzione di laterizi rientra tra le attività soggette alla suddetta Direttiva  e, quindi, la fornace di Pontenaia per poter svolgere la propria attività produttiva deve aver presentato a suo tempo  all’ARPA tutta la documentazione necessaria per ottenere il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
L’A.R.P.A., ente nato per la tutela dell’ambiente e quindi della salute dei cittadini,  ha il compito di esaminare la completezza e la regolarità della documentazione in suo possesso (descrizione del processo produttivo, analisi chimiche dei fumi e  delle materie prime impiegate  ecc…) e il dovere di esercitare un’azione di controllo, anche con ispezioni a sorpresa in caso di dubbi o sospetti sulla corretta conduzione della produzione, decidendo, in caso di necessità, anche un  monitoraggio continuo delle sostanze inquinanti. Ritengo che ci debba essere un rapporto di collaborazione, stretto e  leale tra tutti i soggetti (produttori, amministrazione comunale, organi di controllo e cittadini) e che l’Amministrazione comunale, avvalendosi delle competenze dell’ARPA, debba esercitare il fondamentale  ruolo di tutela dell’ambiente e  della salute dei cittadini.

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