Il direttore dell'Arpa rileva che l'attività dell'agenzia tampoa solo le emergenze

Anche le Arpa piangono e quella d’Umbria non si distingue. Nel recente convegno a Bari sul particolato atmosferico, PM2008, i rappresentanti delle Arpa Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Umbria e Puglia hanno messo in evidenza i problemi derivanti da risorse insufficienti.
Umoristico ma illuminante il discorso dell’Arpa Toscana: ‘Il nostro bilancio è di 50 milioni di euro annui – ha detto la direttrice, Sonia Cantoni – il che equivale ad un cappuccino al mese per ogni abitante della regione. Vale tanto l’ambiente nel quale viviamo?”
Eppure la presenza di polveri sottili, sempre più sottili e quindi sempre più pericolose (l’Umbria occupa il non invidiabile quinto posto nella graduatoria fra le regioni d’Italia) richiederebbe piani di risanamento che necessitano di interventi decennali o addirittura ventennali e bisogna quindi razionalizzare la filiera di raccolta dati, per potere intervenire in maniera più efficace.
Per il direttore dell’Arpa Umbra, che parla di un “benessere” della stessa regione (probabilmente nella logica “occhio non vede, cuore non duole”, visto che è lo stesso rapporto dell’Agenzia Umbria Ricerche che attesta che la situazione è peggiore che in Lombardia), l’ammissione che non si attiva alcun tipo di strategia preventiva  e l’intervento dell’Arpa viene chiesto sempre nelle emergenze.

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