Si sgonfia il ruolo dell’impiegato ternano nell’ambito dell’inchiesta Hiram condotta dalla Dda palermitana su un intreccio tra mafia, massoneria e imprenditoria che lo scorso giugno ha portato all’arresto di sette persone.
L’indagine ha riguardato anche una presunta organizzazione che, attraverso l’accesso abusivo al sistema informatico della Cassazione, avrebbe fatto slittare alcuni procedimenti, molti dei quali di mafia.
La Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento con il quale il tribunale del riesame di Palermo aveva confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’impiegato della stessa Suprema Corte arrestato in Umbria.
Il provvedimento dovrà essere di nuovo esaminato dai giudici del capoluogo siciliano in relazione ai reati di corruzione in atti giudiziari e introduzione abusiva nel sistema informatico della Cassazione.
Il tribunale del riesame aveva infatti già escluso per l’impiegato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e davanti alla Cassazione, il difensore ha escluso la sussistenza di indizi per la corruzione in atti giudiziari.
- Redazione
- 9 Ottobre 2008









