All’udienza del processo per l’omicidio di Barbara Cicioni, uccisa a Marsciano nel maggio di un anno fa, è comparsa anche una lettera di scuse di Roberto Spaccino per il comportamento tenuto la penultima udienza, quando l’imputato si lasciò andare a calci, bestemmie e parolacce in aula.
Nella missiva rivolta ai suoi avvocati, Spaccino proclama ancora una volta la sua innocenza, affermando che “se fossi stato io mi sarei ucciso”. Ecco il testo della lettera:
“Carissimi Luca e Michele, non so come cominciare, ma mi sentivo in dovere di scrivervi due righe per chiedervi scusa per il mio comportamento che ho avuto ieri sera. Non ci crederete, ma non ci ho dormito tutta la notte.
Questa mattina sono venuti a trovarmi mia madre, Claudia e Maria Rita, ne ho parlato durante il colloquio anche con loro. Mi sono scusato con tutti loro perché so bene che non mi dovevo comportare in quella maniera, facendo quel gesto mi sono dato da solo la zappa sui piedi, sui miei piedi.
Tu, caro Michele, eri lì in quel momento, e sono convinto che mi capirai meglio di tutti, perché oltre ad essere il mio avvocato, sei anche un mio amico, abbiamo passato una vita insieme e sai bene come sono fatto.
Tutto ciò però non giustifica il mio gesto, anche se ero stato provocato da una persona che tu sai bene di chi si tratta e che non si poteva permettere di venire lì, vicino a me, ad offendermi.
“Io, cari miei, fino ad ora ho partecipato sempre, ascoltando in silenzio tutti i testimoni portati dall’accusa e non mi sono mai permesso di rivolgermi a loro nemmeno quando questi dichiaravano delle cose assurde nei miei confronti.
Ho dovuto sentire tante cattiverie, menzogne su di me senza mai rispondere, ho solo reagito piangendo perché notavo che su di me tutti dicevano la stessa cosa, come se tutti si fossero messi d’accordo e stessero montando un complotto contro di me.
Michele, Luca, ieri sera non ho retto più, quando sono stato offeso non ho reagito, mi sono messo seduto a piangere però dopo avevo tanta rabbia dentro di me che non ho saputo controllare e per questo vi scrivo: perché voglio chiedervi scusa per come mi sono comportato e che soprattutto non ho ascoltato il vostro consiglio. Voi mi avete detto sempre di stare tranquillo,
che prima o poi le cose andranno nel verso giusto e che io comportandomi così faccio solo il gioco dell’accusa e questo certo non aiuta me.
Vorrei tanto che voi, prima dell’udienza del 9 ottobre mi veniste a trovare perché voglio discutere con voi di questa cosa di persona e perché non voglio chiedere scusa solo a voi, ma voglio sapere se alla prossima udienza posso fare una mia dichiarazione spontanea dove voglio chiedere scusa sia alla Corte che a tutte le parti civili che in quel momento erano presenti.
Credetemi però che se sono arrivato a fare quel gesto è perché dopo 16 mesi in questa situazione no ne posso più. Mi è stata rovinata la vita, so bene che chi mi ha portato via Barbara e la mia piccola Elena è fuori e che io sto pagando per una cosa che non ho fatto, ve l’ho detto più di una volta. Se fossi stato io già mi sarei ucciso, se non lo ho ancora fatto è perché sto con quella speranza che Dio mi aiuti a scoprire al più presto cosa è successo veramente a Barbara e che io possa dimostrare a tutti la mia innocenza per poter tornare dai miei piccoli N. e F. che da quando sono stato arrestato non ho più avuto la possibilità di sentire e vedere e solo Dio sa quanto mi mancano loro, Barbara ed Elena”.










