Si intensificano anche a livello locale gli incontri della campagna referendaria. Al fiorire di iniziative a sostegno del “SI'” e del “NO”, promosse dai rispettivi comitati, si accompagnano azioni di comunicazione sempre più massicce, che vedono nel web – e nei social in particolare – uno dei terreni privilegiati, al fine di sfruttare a vantaggio della propria tesi tutta la potenza della Rete in termini di viralità e tempestività.
Che Internet costituisca ormai una piazza politica non semplicemente virtuale è assodato, tanto che, proprio in merito al referendum, sono stati realizzati, forse per la prima volta, dei sondaggi (per quel che possono valere) basati esclusivamente sulle posizioni espresse sui profili Facebook, o comunque su gruppi di discussione o pagine dedicate alla consultazione sulla riforma costituzionale.
Un “caso di studio” diventerà a riguardo quello dell’umbro Fabio Pontefice, esponente del Pd dell’area del Trasimeno, dalemiano convinto, che da settimane (forse mesi) spara a getto continuo decine di post ogni giorno dal proprio profilo FB per perorare la causa del NO. La particolarità sta nell’assiduità, regolarità ed originalità degli interventi, caratterizzati sempre da ironia e sarcasmo (D’Alema docet) nei confronti della Riforma Renzi-Boschi e degli stessi firmatari.
Per alimentare una simile produzione di aforismi (alcune delle sue battute sono state più volte riprese anche da siti umoristici famosi), premiata ogni volta da centinaia di “mi piace” e condivisioni, il Pontefice prende spunto dai fatti quotidiani, non necessariamente soltanto di politica italiana: cronaca, sport, eventi internazionali, trasmissione televisive, spot… tutto può risultare utile per una nuova velenosa frecciata.
Destinatario preferito delle sferzate è il Premier Matteo Renzi, con il quale è ingaggiato un vero e proprio personale duello che Fabio Pontefice è convinto finirà il 4 dicembre al momento dell’esito negativo del referendum, quando “il bomba”, come spesso lo chiama, dovrà lasciare inevitabilmente, secondo lui, la guida del Partito Democratico. Nell’attesa di quel giorno, la strategia sembra quella dello slogan di origini anarcoidi: “Una risata lo seppellirà”.









