L'incontro con l'ex magistrato di "Mani Pulite" Gherardo Colombo ha concluso il progetto di educazione alla legalità che vede impegnato da anni il Rotary Club
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Il concetto di giustizia, la consapevolezza delle regole, la funzione del carcere in Italia, la rieducazione dei condannati e la sensibilizzazione dei cittadini, a partire dai più giovani, alla legalità: questi i principali argomenti di discussione al centro delle due conferenze che sono state tenute, su iniziativa del Rotary e dell’Associazione ex allievi del Liceo, nella Sala del Consiglio di Todi, dall’ex magistrato Gherardo Colombo: nella mattinata, l’ex magistrato si è rivolto agli studenti delle scuole medie, nel tardo pomeriggio, all’intera cittadinanza.

L’iniziativa, svoltasi sul finire dell’anno scolastico, ha concluso  idealmente l’articolato progetto di educazione alla legalità che il Rotary sta promuovendo da qualche anno nella scuola media Cocchi-Aosta di Todi, con lezioni ed incontri tenuti da esperti esterni, incrociando sul proprio cammino anche l’associazione “sulleregole” della quale Colombo è da alcuni anni instancabile promotore, girando in lungo e in largo l’Italia per portare il suo “granellino di sabbia sulla strada del cambiamento” e passando quindi come posizione dal “tintinnar di manette” al “perdono responsabile”.

Uno tra i volti più noti della magistratura italiana, quello di Gherardo Colombo, che, nel corso della sua carriera, si è occupato di inchieste veramente importanti come quella sulla P2, sull’omicidio Ambrosoli e i fondi neri dell’IRI, fino ad arrivare a Mani Pulite o Tangentopoli. “
Mani pulite fu nelle prime pagine di tutti i giornali per due anni e mezzo. All’inizio le condanne furono molteplici per falso in bilancio, corruzione ma poi le indagini finirono a causa anche della cittadinanza che remava contro per la paura di venire coinvolta: lo stesso Presidente della Repubblica di allora, Scalfaro, definì l’inchiesta un “tintinnar di manette”, alludendo al numero troppo alto delle condanne e all’uso sbagliato della carcerazione preventiva. Ciò che resta di Mani pulite è la prova scientifica che la corruzione non può essere affrontata attraverso un processo o un’indagine penale”.

Così  l’indagine di Mani Pulite nel giudizio di Gherardo Colombo, che nel 2007 ha deciso di appendere la toga al chiodo, non ritendendo più utile il suo operato, e di dedicarsi al dialogo con i giovani, i primi da cui partire per sensibilizzare le coscienze della cittadinanza intera al rispetto delle regole e dell’altro. “La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà. Perché la giustizia funzioni è necessario che cambi questo rapporto”: questo il pensiero dell’ex magistrato, che della comunicazione ne ha fatto una missione di vita, soffermandosi soprattutto sull’esercizio della libertà, inteso come capacità di scegliere e capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato: “scappare dalle scelte è fuggire dalla libertà”.

Durante la giornata, Gherardo Colombo si è recato anche dagli ospiti della comunità di San Faustino a Massa Martana, dove ha potuto prendere atto delle esperienze di vita degli ospiti, legati ai problemi con il mondo delle dipendenze e che adesso stanno cercando di rimediare agli errori commessi.

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