Secondo il Ministero della Salute, nel 2005 (ultimo dato disponibile) in Umbria le dimissioni ospedaliere a seguito di ricoveri per infarto miocardico acuto sono state 2.080, in aumento rispetto al 1999 anno in cui erano state 1.533.
L’infarto miocardico acuto resta un evento principalmente ‘al maschile’ anche se il numero di donne interessate è comunque elevato. Nel 2005 gli uomini ricoverati in Umbria sono stati 1.341 e le donne 739.
La fascia d’età maggiormente interessata tra gli uomini quella degli over 65 (837). Tra le donne le dimissioni per infarto miocardico acuto sono state soprattutto tra le over 65 (631).
E sta esplodendo l’epidemia del ‘dopo infarto’. Infatti, anche in Umbria come nel resto d’Italia, un post infartuato su quattro sviluppa, spesso in breve tempo, una nuova insufficienza cardiaca, che comporta spesso ricoveri ripetuti e, uno su due, una disfunzione della pompa cardiaca, frequentemente senza sintomi. Anche in questo le donne hanno raggiunto gli uomini.
“Una realtà drammatica -dice Francesco Fedele, presidente della Società Italiana di Cardiologia e Direttore della I Cattedra di Cardiologia alla “Sapienza” Università di Roma, alla conferenza stampa di presentazione del 69° Congresso della SIC, che si tiene a Roma da sabato 13 dicembre- che diventa ancor più grave davanti ad una mortalità molto elevata: 15 uomini su cento e, addirittura, 20 donne su cento nel primo anno dopo infarto.
Il post infarto è la nuova emergenza”, una emergenza che richiede interventi specialistici appropriati. Nelle Unità di Terapia Intensiva Cardiologia, infatti, la mortalità per infarto e insufficienza cardiaca è del 10%, contro il 25% in altre divisioni; e ancora, nelle Divisioni di Cardiologia, sui pazienti si effettuano il 13% di angioplastiche rispetto al 9% di quelle eseguite in altre Divisioni. Ed infine: nelle Divisioni di Cardiologia l’utilizzo di tecniche non invasive per la diagnosi (vedi ecocardiografia) è del 90% contro il 37% nelle Divisioni non specialistiche.
Una buona medicina cardiologia che ha consentito, fino ad ora, agli italiani di raggiungere per aspettativa di vita il primo posto in Europa e il secondo, dopo il Giappone, nel mondo.
Sei anni in più di aspettativa di vita dal 1970 al 2000 gli italiani lo devono, è un dato OMS, per l’80 per cento al trattamento delle malattie cardiovascolari.
In occasione del congresso è stata anche proposta una grande Alleanza in Italia per la Ricerca in cardiologia.
E’ l’appello di Salvatore Novo, che è presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus, lancia l’Alleanza perchè le malattie cardiologiche, in grande aumento anche in Italia, hanno bisogno per essere combattute di una Ricerca molto avanzata e costante. Attualmente i fondi scarseggiano quindi si dovrebbero alleare la Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, l’Health Care Foundation, la Fondazione Italiana Cuore e l’Associazione dei pazienti CO.NA.Cuore.
“ Questa Alleanza– sottolinea Novo- dovrebbe promuovere una grande campagna nazionale per la raccolta di fondi non solo per la Ricerca ma anche per l’Educazione e l’Informazione. Infatti il cuore, come è noto, si protegge soprattutto con un corretto stile di vita.”
- Redazione
- 12 Dicembre 2008









