Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di uno dei proprietari dell'immobile in replica al nostro articolo, pubblicato a seguito della sentenza definitiva della Cassazione
SS Fidenzio e Terenzio

Caro Lettore,
con dispiacere constato che sei stato oggetto di disinformazione per la deformazione della verità difficilmente evitabile quando la comunicazione avviene con i rapidi tempi del formato giornalistico.
La sentenza della Corte di Cassazione n° 15504-17 del 22 Giugno scorso ha respinto il ricorso avverso la sentenza di 1° grado n° 450/2009, poi confermata in Appello con sentenza n° 13023/12, affermando che la chiesa dei SS. Fidenzio e Terenzio in Massa Martana, “preliminarmente giudicando escluse dall’oggetto del contendere ogni indagine relativa alla titolarità dell’immobile, ritenuti provati i presupposti di cui all’art. 831, 2°comma del Codice Civile, è destinata all’esercizio pubblico del culto cattolico”. L’articolo 831, caro Lettore, riguarda, al comma 2, “gli edifici destinati al culto cattolico anche se appartengono a privati, non potendo essere sottratti alla loro destinazione”.
Per parlare semplice, la Cassazione ha sentenziato che la chiesa dei SS. Fidenzio e Terenzio è “destinata all’esercizio pubblico del culto cattolico”; pertanto NON è edificio pubblico, come insinuato nell’articolo anonimo pubblicato nel numero di Luglio-Agosto del giornale che stai leggendo.
È notizia destituita di fondamento nei contenuti, e diffamatoria nei toni, quella secondo la quale la Cassazione “ha posto fine alla presunzione pluridecennale di essere proprietari dell’Abbazia da parte di alcuni dei discendenti-eredi della famiglia Barozzi”, non essendosi la Cassazione affatto pronunciata circa la proprietà dell’immobile, come dalla Corte stessa specificato, ma sulla sola destinazione d’uso.
La sentenza del TAR Umbria n° 450/2016 del 31 Maggio 2016, distrattamente omessa nell’articolo succitato, rigettava ogni pretesa dimostrazione di proprietà dell’Abbazia da parte del Fondo Edifici per il Culto (FEC) del Ministero degli Interni. intimando il rispetto della legge n° 222 del 1985, che attribuiva al FEC la proprietà dei soli immobili incontrovertibilmente appartenuti ai precedenti Fondi o Direzioni Generali per il Culto, poi confluiti nel FEC nel 1985.
L’Abbazia dei SS. Fidenzio e Terenzio non è mai appartenuta ad alcuno dei Fondi o Direzioni Generali per il Culto da ultimo confluiti nel FEC. Non si capisce, pertanto, quali elementi vengano preconizzati nella sentenza per “il riconoscimento del proprio diritto di proprietà” da parte del FEC, né per quale motivo debba, calunniosamente, essere ritenuto “senza alcun titolo goduto da privati il possesso del bene”.
Anzi, dal 27 Luglio 1928, quando la Soprintendenza Statale dell’Arte Medioevale e Moderna dell’Umbria ha affermato che la suddetta Abbazia era stata parte della regolare affrancazione del 1872 della precedente concessione enfiteutica del 1795 in beneficio della famiglia Rossi ed eredi (Fam. Barozzi), nessun pronunciamento pubblico ha incluso in oggetto di sentenza di qualunque grado la diversa attribuzione della proprietà dell’immobile.
Neppure il procedimento promosso a partire dal 2001 da Francesco Valentini, il quale ha legittimamente ottenuto quanto nel procedimento chiedeva: l’Abbazia dei SS. Fidenzio e Terenzio, secondo il già citato art. 831 comma 2 del Codice Civile “è destinata all’esercizio pubblico del culto cattolico”; nulla di meno, nulla di più.
La valutazione dietrologica circa le reali motivazioni, diverse dalla salus animarum propria della Chiesa, che hanno mosso il procedimento e la diffamazione a mezzo pulpito che ne è seguita sui presunti e mai provati “comportamenti diretti a non consentire l’accesso nell’Abbazia” da parte della mia famiglia, la consegno alla Tua sensibilità ed alla Tua intelligenza non pregiudizievole di lettore.
La valutazione circa l’eventualità che la mia famiglia abbia tenuto comportamenti volti a mutare la destinazione d’uso dell’Abbazia la consegno alla coscienza di Francesco Valentini, il quale sa bene di essere stato lui ad impedirmi di sposarmi nella chiesa dei SS. Fidenzio e Terenzio, non certo la mia famiglia.
La valutazione circa l’amore e la cura che la mia famiglia ha avuto ed ha per l’Abbazia la consegno alla meraviglia per la bellezza e l’ottimo stato di tutela di questo splendido edificio, NON pubblico, ma di pubblico interesse, che invitiamo chiunque a visitare.
Il resto attiene all’amarezza che la mia famiglia immeritatamente prova per questa pluridecennale appropriazione indebita di ricordi, per questa reiterata sottrazione di beni immateriali, per questa pubblica estorsione di consenso disinformato, tutte fattispecie morali, giuridicamente irrilevanti.
Ma si sa, caro Lettore, alla Fine verremo tutti giudicati più per quello che abbiamo dato che per quello che ci siamo portati via. La mia famiglia ed io ci arriveremo sereni.

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