La Giunta comunale di Marsciano ha, nei giorni scorsi, approvato una deliberazione con la quale sancisce alcuni fondamentali principi relativi alle modalità di concessione a terzi di patrocini e uso di spazi pubblici.
In particolare la Giunta stabilisce che “non potranno in alcun modo essere rilasciate concessioni di patrocinio e di occupazione di suolo pubblico o di utilizzo di spazi di proprietà comunale a organizzazioni e associazioni che si richiamino direttamente all’ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia o che esibiscano e pratichino forme di discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”.
La Giunta è intervenuta a normare anche le modalità di presentazione delle richieste di patrocinio e delle domande per l’utilizzo di aree e sale pubbliche, richiedendo una specifica dichiarazione con la quale il soggetto che presenta la domanda si impegna al rispetto dei valori democratici della Costituzione Italiana e della XII disposizione finale, ovvero la norma con la quale si vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
La delibera approvata dalla Giunta contiene anche un atto di indirizzo rivolto al Consiglio comunale affinché si proceda quanto prima all’adozione di un regolamento organico in materia di concessione a terzi di patrocini e spazi pubblici, nel rispetto dei principi indicati.
“Nella città dei fratelli Ceci – ha detto il sindaco Alfio Todini – non possiamo non compiere atti chiari, come ormai stanno facendo moltissime località, che ripropongano i valori democratici ed antifascisti su cui si fonda la Costituzione della Repubblica italiana. Il tornare a manifestarsi, sempre più di frequente, di atteggiamenti aggressivi ed intimidatori da parte di gruppi e formazioni che si richiamano espressamente e pubblicamente all’ideologia fascista e nazista è espressamente vietato dalla Costituzione e da leggi ordinarie come la n. 645/1952 e la n. 205/1992 (manca purtroppo la Legge Fiano approvata al momento solo dalla Camera dei Deputati). Leggi che vanno applicate in maniera puntuale anche da parte di magistratura e forze dell’ordine, senza alcuna ambiguità o sottovalutazione. Siamo certi che questo nostro atto si inscriva nella tradizione democratica e civile che ha sempre caratterizzato la nostra comunità e che occorra prevenire qualsiasi rischio di inquinare detta tradizione.
Crediamo, aldilà di atti compiuti nel pieno rispetto della nostra Costituzione, che tutte le forze politiche, sociali e culturali debbano interrogarsi con impegno sulle motivazioni che possono portare alcuni cittadini a ritenere queste forme di espressione come “normali”, quando non meritevoli di consenso, anche per il loro presentarsi spesso sotto le mentite spoglie di associazioni culturali o solidaristiche.
La nostra è una scelta democratica e non violenta, che punta a disinnescare qualsiasi tentativo di generare odio e non è nostra intenzione legittimare in alcun modo forme aggressive di contrasto ad un fenomeno che va combattuto sul piano della legge, dei valori e dello stato di diritto”.











