La brutta esperienza è di una coppia di anziani canadesi che ora girano il mondo per mettere in allarme gli agricoltori: verranno anche in Italia dal 26 febbraio al 4 marzo

Ad essere brutali si potrebbe dire che i coniugi Percy e Louise Schmeiser, una coppia di anziani
agricoltori del Saskatchewan (Canada), si sentono “cornuti e mazziati” dagli Ogm
e dalle multinazionali che li producono.
I due saranno in Italia dal 26 febbraio al 4 marzo, chiamati da Naturasì, Coop, Commissione
internazionale per il futuro dell’alimentazione edell’agricoltura e dalla Cia –Confederazione Italiana
agricoltori, per raccontare la “storia incredibile”.
La coppia da decenni selezionava naturalmente proprie varietà di colza di alta qualità e resistenti ai forti venti che spazzano le praterie canadesi.
Poi nel 1998 nei loro campi sono state trovate piante di canola (la colza da olio canadese) geneticamente modificata per la resistenza all’erbicida Round Up.

La coppia si attendeva scuse e una qualche forma di indennizzo.
Al contrario, si è vista chiedere da Monsanto 120.000 dollari per la violazione del brevetto di cui la casa biotech è titolare esclusiva.
E la giustizia tra Davide (la coppia) e Golia (la multinazionale) ha dato ragione a quest’ultima. Con una risicata maggioranza di 5 giudici a 4, la Corte suprema canadese ha infatti sentenziato che non importava che la violazione di brevetto (o contaminazione, a seconda dei punti di vista) fosse non solo non voluta dagli Schmeiser, ma addirittura sgradita, e che non aveva assolutamente rilievo il modo in cui fosse accaduta.
Il solo fatto che sui loro campi si trovasse DNA sotto brevetto era sufficiente a imporre il pagamento dei diritti di proprietà intellettuale a favore di Monsanto da cui la coppia, in 60 anni, non aveva mai acquistato le loro sementi e non aveva mai partecipato a un loro incontro.

Ora la coppia cerca di spiegare il rischio che tutti corrono: non è possibile “trattenere” gli OGM: una volta che si introduca una nuova forma di vita nell’ambiente, non c’è più modo di richiamarla indietro.
Non si può trattenere il vento, né il trasporto dei semi da parte di uccelli, api e altri animali.
Gli OGM si diffonderanno ovunque con la stessa facilità con la quale è avvenuto nelle nostre prairies”.
Per i prodotti coltivati in Italia il problema, ufficialmente, non si pone, ma ci sono seri dubbi  – il  governo ancora non si è espresso sul tema – che le nostre frontiere possano essere sigillate ermeticamente e per sempre, viste le pressioni dell’UE ed i complotti denunciati, con le multinazionali protagoniste.
Lo scenario preoccupante che si prospetta, se non sarà messa mano a una chiara e puntuale normativa complessiva, vede per gli agricoltori le cui coltivazioni venissero accidentalmente contaminate da pollini OGM il rischio di vedersi intimare il pagamento di royalties, per il solo fatto di “detenere”, anche se del tutto involontariamente, materiale genetico brevettato.

Ma, al di là dell’aspetto economico, gli Schmeiser ritengono impossibile la coesistenza tra piante OGM e tradizionali: “Mia moglie ed io abbiamo 77 e 78 anni. Non sappiamo quanti anni abbiamo ancora a disposizione e come nonni ci chiediamo che tipo di eredità vogliamo lasciare ai nostri nipoti.
I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno lasciato un’eredità di terra coltivabile.
Noi non vogliamo lasciare un’eredità di terra, aria e acqua sature di veleni”.

condividi su: