Il National Geographic ha riportato uno studio pubblicato in precedenza sulla rivista Forest ecology and management. Nel corso della ricerca (coordinata dall’ Agenzia per le foreste del governo statunitense) sono stati analizzati gli spostamenti verso nord degli areali di 40 specie arboree nordamericane, basandosi sulla diversa disposizione delle pianticelle rispetto agli esemplari adulti all’interno dello stesso popolamento vegetale.
La novità dello studio sta nel fatto che finora la maggior parte delle osservazioni analoghe era stata compiuta in riferimento al “movimento” dei popolamenti forestali verso l’alto, lungo i crinali delle montagne (migrazione altitudinale).
Le difficoltà logistiche ai fini dell’analisi oggi stanno venendo superate grazie all’evoluzione avvenuta negli ultimi anni nel settore del tele-rilevamento satellitare.
I risultati dello studio indicano un ritmo “inaspettato»”di migrazione per alcune specie vegetali: in particolare, alcuni popolamenti di betulla americana (Betula alleghaniensis, in inglese «yellow birch») sembrano spostarsi verso nord ad una velocità che secondo il National geographic è stimata essere di circa 100 km per ogni secolo.
Altre specie che sono state analizzate (es. frassino nero, tiglio americano, acero da zucchero) hanno pure evidenziato ritmi di migrazione degni di nota.
Altri studi pubblicati sull’autorevole rivista scientifico-divulgativa nel giugno 2008 indicavano un ritmo di risalita dei popolamenti vegetali lungo le montagne (cioè di migrazione altitudinale) di “circa tre metri per ogni anno”.
Le risultanze dello studio non possono essere trasposte automaticamente in Europa, dove i “movimenti” delle piante potrebbero trovare maggiori ostacoli naturali.
E questo causa necessariamente un più accelerato ritmo di estinzione delle specie europee allorché esse incontrano ostacoli che sono insuperabili per i loro meccanismi di disseminazione.
Mentre le montagne nordamericane sono disposte prevalentemente lungo i meridiani (si pensi alle Montagne rocciose o agli Appalachi), in Europa esse sono prevalentemente disposte da ovest a est (es. Alpi, Pirenei, Carpazi), e sono anche presenti ostacoli significativi come il mar Mediterraneo e il Baltico, che invece sono assenti a nord degli Stati uniti, dove invece non esistono praticamente soluzioni nella continuità delle terre emerse dal Messico fino ai mari settentrionali del Canada e dell’Alaska.
Peraltro la velocità di migrazione delle specie vegetali è in ogni caso più lenta di quella dei parassiti microbiologici: in questo istante, per fare un esempio chiarificatore, una qualsiasi popolazione di betulle americane sta subendo l’attacco sia dei “suoi” parassiti, sia di quelli che, provenienti da terre situate più a sud, si stanno aggiungendo in conseguenza del surriscaldamento. E il problema di fondo è che, mentre le betulle sono “in equilibrio” con i parassiti del primo tipo, non lo sono nei confronti dei parassiti del secondo genere.
Quindi la lentezza della fuga delle piante potrebbe determinare l’estinzione della specie vegetale.
La speranza del National geographic (e anche la nostra) è quindi che “il clima non cambi troppo velocemente rispetto alla capacità di migrazione delle specie”.













