I diplomandi del liceo di Todi sono stati a colloquio con i detenuti che hanno fornito delle testimonianze forti
carcere capanne

Gli studenti delle classi quinte del liceo Jacopone da Todi si sono recati in visita al carcere di Capanne.
Aperto nel 2005 ed entrato pienamente in funzione nel 2009, il carcere di Capanne ospita circa 300 detenuti, di cui il 70 per cento stranieri; è diviso in tre reparti principali (circondariale, in cui vengono trattenuti i detenuti in attesa di giudizio; penale, e un’area più esterna dedicata ai semiliberi, con diritto al lavoro), con l’aggiunta di aree specifiche, adibite all’esercizio di attività culturali, come la scuola elementare, media e il primo biennio superiore, sportive e religiose (una chiesa cattolica ed una moschea).

A fare il punto sulla situazione dei carceri italiani è stata la dottoressa Maria Antonietta Giannini, soffermandosi sull’importanza della legge del 26 luglio 1975, che, in osservanza dell’art.27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”), sancì l’inizio di un approccio diverso nei confronti dei detenuti, con una serie di provvedimenti, tra cui l’apertura del carcere alla comunità esterna; legge, che venne rafforzata nel 1986, con l’emanazione della riforma Gozzini, che aprì alla possibilità della detenzione domiciliare e dei permessi premio, in caso di buona condotta del condannato: “fino a venti anni fa, visitare un carcere era impensabile: rappresenta invece un’occasione preziosa e di formazione, sia per gli studenti che per i detenuti, che devono scontare la pena con senso di umanità e devono essere reinseriti, con l’aiuto delle istituzioni, all’interno della società”.

La parte più densa della mattinata è stata quella del colloquio con i detenuti, che hanno fornito la loro forte, in alcuni casi toccante, testimonianza agli studenti: “La nostre giornate in carcere sono sempre le stesse, ma sta a noi dare un senso a quello che stiamo vivendo, non lasciando che la vita scorra davanti ai nostri occhi: possiamo dormire tutto il giorno, ma possiamo anche scegliere di impegnarci in un lavoro, se ci viene consentito, oppure nella scuola e nelle altre attività culturali che ci vengono offerte, tra cui il gruppo AMA (gruppo di auto mutuo aiuto), che ci offre la possibilità di riflettere sui grandi temi dell’esistenza” affermano, insistendo anche sull’importanza che la famiglia ha rivestito in questo periodo di particolare difficoltà, in vista soprattutto di un reinserimento nella società, troppo spesso piena di pregiudizi, e nel mondo del lavoro al fine pena.

Abbiamo a disposizione sei ore mensili di colloquio con i nostri familiari; in carcere, cerchiamo di sostenerci uno con l’altro e di rispettarci, anche se apparteniamo a culture diverse, anche perché la buona condotta comporta uno sconto della pena (45 giorni ogni sei mesi)”.
“Il progetto vero e proprio è partito quest’anno, ma sono già tre anni che propongo la visita a Capanne, un’esperienza forte ed intensa, dove vedo un cambiamento nei ragazzi, che escono riflessivi dal carcere, riflessivi e soprattutto maggiormente consapevoli del fatto che le azioni che facciamo portano delle conseguenze; questa esperienza, inoltre, è stata un’occasione per fare una profonda riflessione sull’importanza della libertà” sottolinea la professoressa Silvia Massetti, docente di religione presso il Liceo Jacopone.

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