Lezione speciale mercoledì 20 novembre per gli studenti dell’Ipsia di Todi, che su iniziativa della docente Luisa Gabusi, hanno potuto conoscere e confrontarsi con i protagonisti di un’iniziativa socio-culturale molto particolare realizzata presso la casa circondariale del Carcere di Capanne, a Perugia, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e del comitato provinciale della Croce Rossa.
“Arte e Teatro sociale in carcere” – questo il nome del progetto – è ideato da Mariella Carbone, arteterapeuta e pupazzara dell’associazione Extrasolum di Perugia, con il sostegno della direttrice del carcere, Bernardina di Mario e la collaborazione attiva della Compagnia teatrale Occhisulmondo di Perugia e dell’associazione la Terra Galleggiante di Pinerolo. Grazie alla presenza integrata di facilitatori di processi (arteterapeuta e operatrice sociale), di un’attrice, un video maker e un marionettista, è stato creato uno spazio di incontro e dialogo creativo all’interno della sezione femminile del carcere, attraverso il corpo, le immagini, il suono.
Sono state sperimentate abilità ignorate o inutilizzate da parte delle detenute coinvolte e sono state costruite storie e narrazioni, attraverso linguaggi verbali e non verbali e attraverso attività creative. L’esperienza è stata documentata da immagini e video, in una sorta di backstage che racconta il percorso fatto e la cui proiezione ha coinvolto, anche emotivamente, gli studenti dell’Istituto Professionale tuderte.
Il lavoro delle detenute, volto alla costruzione di una grande marionetta/bambola, è stato attinto liberamente dalla storia, raccontata dall’ultima compagna di Kafka, in cui lo scrittore praghese si inventa postino per una bambina incontrata nel parco che piange disperatamente per la perdita della sua bambola. La bambola non si è persa – le dirà Kafka – è andata in viaggio e lui è il postino che le consegnerà le lettere da tutti i luoghi che lei visiterà. Le lettere che le scriverà per consolarla, giorno dopo giorno, parleranno dei viaggi, delle scoperte e dei sogni della bambola che, in giro per il mondo, vivrà e vedrà una vita diversa.
Così sarà anche per la marionetta “ibrida” di dimensioni umane realizzata dalle detenute per raccontare dei loro desideri spezzati, del loro desiderio di un altrove e di una vita/viaggio diversa. La presentazione di un documentario finale con spettatori “reali” ma anche “virtuali” è pensato per far “entrare” dentro il carcere, direttamente e indirettamente, i cittadini e far sentire il detenuto come parte integrante della collettività. Dall’altro, attraverso la marionetta, le detenute possono fare uscire dal carcere “parte di sé”, il loro alter ego.
“A volte – commenta Mariella Carbone – può succedere che il perturbante mondo delle marionette e quello di Kafka, il teatro di figura e la letteratura, storie di viaggi interrotti e storie di trasformazioni, possano incontrare, in un luogo insolito, di sospensione dalla vita, il mondo femminile della reclusione. A volte può succedere che arte, azioni teatrali, dimensioni plastico/pittoriche, immagini e musica possano, attraverso l’approccio e le metodiche dell’arteterapia e del teatro sociale, dare vita ad un progetto laboratoriale e performativo che vuole creare un “ponte” tra carcere e realtà esterna“.











