L'operazione del NOE ha toccato Bettona, Bastia Umbra, Cannara e Todi; coinvolti anche tre dipendenti dell'Arpa; pesanti i reati contestati: associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi, avvelenamento delle acque, disastro ambientale e falso
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Dieci persone arrestate, 4 delle quali in carcere, 60 aziende coinvolte (di cui 40 allevamenti suini) e 96 persone denunciate a piede libero
: è il risultato dell’operazione dei carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico), denominata in codice "Laguna de Cerdos" (Laguna dei suini).
Gli arresti sono stati effettuati tra Bettona, Bastia Umbra, Cannara, Todi e Brescia. Le quattro persone finite in carcere risultano membri o ex componenti del cda della cooperativa che gestisce l’impianto di depurazione comunale di Bettona.
L’operazione è stata coordinata dal pm di Perugia Manuela Comodi, che ha ottenuto dal Gip Claudia Matteini i provvedimenti di custodia cautelare in carcere.
Gli arresti domiciliari sono stati concessi a tre dipendenti dell’Arpa Umbria operanti sul territorio di Assisi e Bastia Umbra e a tre tra imprenditori zootecnici e trasportatori (uno dei quali residente appunto in Lombardia). I reati contestati sono quelli di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi, avvelenamento delle acque, disastro ambientale e falso.

L’indagine era partita tre anni fa a seguito delle segnalazioni dei cittadini di Bettona riferite alla gestione dell’impianto di depurazione comunale gestito da una coop di allevatori. Secondo l’accusa, l’impianto che trattava liquami suinicoli e i reflui dei frantoi oleari avrebbe provocato un vero e proprio disastro ambientale, con grave inquinamento per le falde acquifere della zona.
Stando a quanto appurato dagli inquirenti, il materiale destinato al depuratore sarebbe stato sparso in modo illecito sui terreni agricoli, compromettendo le falde acquifere sottostanti, come dimostrerebbero le analisi sui pozzi privati circostanti, destinati anche ad usi domestici.
Gli illeciti, sempre stando alle accuse, sarebbero stati coperti dalla complicità degli addetti degli organismi pubblici di controllo, che avrebbero messo in essere una interpretazione della normativa definita "artificiosa".
Appurata, sembra, anche la messa in essere di documentazione falsa, con terreni messi a disposizione per la fertirrigazione soltanto sulla carta al fine di regolarizzare l’attività.

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