La Giunta Lorenzetti ha deciso il ricorso alla Corte Costituzionale; altre cinque regioni si oppongono di fronte alla Suprema Corte alla legge sulla localizzazione delle centrali atomiche
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La Regione dell’Umbria non ci sta sulle “ronde” e sulla legge per la localizzazione degli impianti nucleari. Quindi doppio ricorso alla Corte Costituzionale. Lo ha deciso la Giunta regionale, che ha definito entrambe le norme lesive delle competenze regionali (articoli 117 e 118 della Costituzione) e del principio di leale collaborazione, oltretutto in materie che sono di particolare rilevanza per i cittadini e per l’intera comunità regionale.
Oggetto dell’impugnativa della Legge nazionale sulla sicurezza pubblica sono i commi 40, 41, 42 e 43 dell’art.3. Tra questi, la parte che comprende nelle attività soggette a disciplina esclusivamente statale, materie di competenza regionale. Si tratta per esempio della sicurezza urbana, le situazioni di disagio sociale e l’obbligo d’iscrizione nell’elenco tenuto dai prefetti anche di associazioni che svolgono attività correlate con la sicurezza urbana ed il disagio sociale, ma non relative alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza.
Altro punto contestato, l’obbligo per i sindaci di utilizzare prioritariamente associazioni costituite tra appartenenti in congedo delle forze dell’ordine, delle forze armate e di altri Corpi dello Stato per compiti diversi da quelli di segnalare circostanze rilevanti ai fini dell’ordine pubblico e sicurezza.
Ritenuta incostituzionale anche la parte della norma che affida al ministro dell’Interno il compito di determinare, con decreto, gli ambiti operativi delle disposizioni (commi 40 e 41), i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e le modalità di tenuta dei relativi elenchi, anche su materie di competenza regionale quali la sicurezza urbana e le situazioni di disagio sociale. Impugnata inoltre la parte in cui non si prevede alcun ruolo delle Regioni nella procedura di iscrizione e nel monitoraggio della permanenza dei requisiti in capo alle associazioni ed ai loro membri, nonostante che tali associazioni operino in materie di competenza regionale.
È censurata infine la mancata istituzione di meccanismi di coordinamento tra Governo e Regione, in particolare senza prevedere l’intesa nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni o della Conferenza Unificata.

Relativamente alla legge che disciplina la costruzione di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare, la Giunta regionale contesta, tra l’altro, gli articoli 25 e 26 che non prevedono una «intesa vincolante» fra Stato e Regioni per la realizzazione di impianti, ma semplicemente un parere in sede di Conferenza Unificata sulla base di una autorizzazione unica rilasciata dal Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con quelli di Ambiente e Infrastrutture. In ciò ledendo – secondo l’esecutivo – il ruolo della Regione e le competenze in materia di tutela del territorio, dell’ambiente e di autonomia degli Enti locali.
Con la decisione dell’Umbria il fronte anti-nucleare si consolida Cinque altre regioni – Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte hanno deciso di impugnare di fronte alla Corte costituzionale la legge 99/2009 che disciplina il ritorno dell’Italia al nucleare
Anche secondo queste amministrazioni infatti l’esecutivo di Silvio Berlusconi scavalca le competenze regionali e la volontà dei cittadini residenti per consentire il ritorno all’atomo. La giunta regionale dell’Emilia Romagna in particolare spiega che «Non è possibile – sottolinea il presidente Vasco Errani – che l’eventuale contrarietà di una Regione ad accogliere un impianto possa essere considerata alla stregua di un semplice parere non vincolante

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