Secondo la Banca d'Italia, il 70% dei mutui stipulati nell'ultimo trimestre è a tasso variabile, anche perchè quelli a tasso fisso della banche italiane sono troppo alti
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Sbagliando si impara dice un noto proverbio che in economia sicuramente non vale.
La crisi mondiale è stata innescata proprio da mutui che la gente non è più riuscita a pagare quando le rate sono diventate troppo alte per le finanze delle famiglie,
Ed adesso ci risiamo.
Il capo del servizio supervisione intermediari specializzati di Banca d’Italia, nel corso dell’audizione alla commissione finanze della Camera, ha sottolineato come “la parte prevalente (70 per cento) delle erogazioni di mutui nel terzo trimestre del 2009 e’ ascrivibile a contratti a tasso indicizzato, replicando l’andamento osservato nel 2004 allorquando tale quota aveva raggiunto una quota del 90 per cento”.
Probabilmente molti scelgono il tasso variabile di loro spontanea volontà rispetto ai risparmi apparenti rispetto ai tassi fissi per i quali, sempre secondo Via Nazional ‘permane un divario rispetto all’area dell’euro’, non certo a favore dei clienti delle banche italiane.
In questo caso tuttavia “e’ essenziale che gli intermediari forniscano alla clientela una corretta e sostanziale informazione precontrattuale sui rischi connessi alla stipula di contratti il cui onere finanziario puo’ lievitare significativamente in presenza di aumenti dei tassi di interesse”.
Le banche, cioè, devono informare effettivamente i clienti sui rischi nella sottoscrizione dei mutui a tasso variabile, ora ai minimi storici, ma che potrebbero salire significativamente con una conseguente crescita dei costi. Un’informazione vera e non la consegna di pagine di prospetti scritti con caratteri microscopici.
Lo strano però è che le Banche, anche se sui tassi fissi lucrano più delle consorelle europee, sono molto restie a concedere mutui a tasso fisso.
Sembra proprio che puntino sull’inflazione salvo poi lamentarsi se le sofferenze cresceranno perché la soglia critica per i bilanci familiari in Italia, in base all’esperienza passata, si raggiunge quando il 32% del reddito disponibile se ne va per le rate del mutuo.
 

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