Il bilancio della Regione Umbria è stato “parificato” dalla Corte dei Conti che però lo ha messo sotto la sua lente di ingrandimento.
Dalla relazione della Corte dei Conti, anche quest’anno illustrata in videoconferenza, vengono messe in evidenza alcune criticità che vanno dal debito dato dalle perdite delle aziende partecipate, ai costi della sanità e alle eccessive spese per il personale, in particolare quello dirigente.
Lo stato patrimoniale al 31.12.2020 registra un valore del totale dell’attivo e, corrispondentemente, del passivo pari a circa 2.733 milioni di euro, pressoché in linea con il valore rilevato al 31.12.2019 mentre il risultato economico dell’esercizio risulta positivo per circa 26milioni di euro.
Tra i rilievi contenuti nella relazione, c’è quello relativo alla gestione delle società partecipate da cui si evince una rilevante erogazione di somme da parte della Regione. Un fondo per le perdite delle società partecipate ammonta a circa 2milioni di euro. Tale accantonamento è riferito alle perdite non ripianate risultanti dai bilanci societari relativi all’esercizio 2019, non in linea, temporalmente, con il rendiconto della Regione, relativo all’esercizio 2020.
Nell’ambito della verifica dei rapporti di debito e credito della Regione con gli Enti locali, la Sezione ha rilevato diverse criticità; in particolare, sono state considerate insufficienti le iniziative intraprese dall’amministrazione regionale.
Per ciò che concerne la spesa del personale si evidenzia, innanzitutto, che il personale dipendente a tempo indeterminato dell’Amministrazione regionale, in servizio alla data del 31/12/2020, è pari a n. 1.091 unità (n. 1.168 al 31/12/2019), di cui n. 37 dirigenti (comprese 3 unità del contingente dei “dirigenti in aspettativa per incarico di direttore”) e n. 958 unità appartenente a tutte le altre categorie professionali. Ulteriori 96 sono inquadrate come personale con rapporto di lavoro “flessibile” (a tempo determinato, interinale ecc.). Analizzando il numero delle posizioni organizzative di secondo livello, la Sezione regionale di controllo ha rilevato “la non adeguata proporzione tra le posizioni organizzative presenti in Regione ed il numero del personale in servizio”, evidenziando, altresì, che esse “rappresentano circa il 30,4% della dotazione organica del comparto (27% nel 2019) ed il 51% delle unità di personale di categoria D a tempo indeterminato (44% nel 2019)”.
Inoltre, anche per questo esercizio, si serbano inalterate e irrisolte le criticità relative al trattamento economico dei componenti l’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Giunta regionale. È palese che il costo sostenuto per l’affidamento dei suddetti incarichi incide in misura notevole sul bilancio dell’ente, ancor di più in un momento caratterizzato da politiche di generale contenimento dei costi che portano, di sovente, alla riduzione di altre e diverse voci di spesa, fra le quali quelle relative all’offerta di prestazioni sanitarie, servizi socio-educativi, ecc.
Per quanto riguarda la spesa sanitaria, essa è assolutamente predominante rispetto a tutti gli altri impegni di spesa. Rispetto al totale degli accertamenti riferiti alle entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa contabilizzati dalla Regione nel corso del 2020, ben l’84% riguarda tributi destinati al finanziamento della sanità, mentre sul totale delle somme impegnate dalla Regione per le spese correnti (titolo 1), ben l’81% riguarda spese destinate al solo finanziamento ordinario corrente per la garanzia dei LEA.
Nel corso del 2020 si può notare un’incidenza sul valore complessivo degli acquisti di beni e servizi pari al 63%, in diminuzione rispetto al 67% del 2019 ed al 64% del 2018.
Nello specifico della spesa farmaceutica, anche per il 2020 la spesa si è attestata su valori superiori rispetto a quelli programmati. A giustificazione di ciò, la Regione ha riproposto le medesime motivazioni indicate nei precedenti giudizi di parificazione che, tuttavia, “di per sé non sembrano giustificare né lo sforamento del tetto né tantomeno la maggiore spesa sostenuta rispetto al dato medio nazionale”.













