Intervento di Paolo Manni
todi-san-fortunato

Ad agosto 2009 quando scrissi l’articolo “Salviamo le mura della città di Todi”,  criticando la nuova realizzazione  del   centro commerciale realizzato al posto dell’ex oleificio a Portafratta, di fronte  alle nostre antiche mura medievali, costruzione del tutto estranea all’architettura  di Todi e che danneggia,  così  vicina e sopraelevata alle antiche mura,  l’importanza e la maestosità delle stesse, mi rifeci  ad un appassionato appello lanciato da Pasolini   per salvare le Mura di Sanaa  capitale dello Yemen.
Il suo  suo appello  contribui  a far  iscrivere Sanaa tra i patrimoni dell’Unesco ed a salvare quindi la città dalla sua distruzione storica e culturale.
Ma  non avrei immaginato,  anche se scrissi  che tali scempi non hanno un colore politico, che a distanza di pochi mesi avremmo assistito ad un piano organico di interventi sulla città che, da quanto riferitomi,  porteranno la nostra città a perdere irrimediabilmente i suoi valori  storici e culturali.
Mi ha fatto molto piacere leggere nella nuova edizione della guida “Todi storica ed artistica”  curata dal Prof. Marco Grondona il suo autorevole e critico giudizio circa la nuova costruzione e mi viene  da chiedere quanti dei nostri amministratori che hanno  realizzato  opere ed interventi su Todi abbiano letto una guida di Todi,  una storia di Todi,  una tra le tante, Todi e i suoi Castelli di Mancini per esempio,  che mio padre “operaio” mi regalò quando avevo 12 anni,  od altro che possa avvicinarsi ad uno studio abbastanza autorevole sulla storia della citta.
La prima guida di Todi  del Dott. Carlo Grondona  è pubblicata nel 1961,  parlo di  ciò  come elogio all’opera di padre e figlio,   per la facilità con cui si rivolgono al lettore anche non competente come me  ma soltanto appassionato d’arte, ed anche per sottolineare la passione  che il lettore percepisce immediatamente  leggendo la stessa,   passione “non sempre comune” in opere di tal genere.
Ho più volte riletto la prima pagina della guida,  dopo la citazione del Lauro viene la descrizione di Todi di  Grondona padre, che per efficacia ed armonia  della scrittura  traccia la città nei suoi tratti più belli e familiari che  per un tudertino di nascita come me rasenta una  poetica in cui è diffcile non immedesimarsi.
Mi faccio questa domanda perchè solo studiando  la storia della Città,  dei suoi monumenti,  solo conoscendo chi erano  Antonio San Gallo il Giovane,  il Vignola, Bramante, Giovanni Spagna, Antonio e Sebastiano Bencivenga, Baldassarre Peruzzi, Galeazzo Alessi, solo avendo la conoscenza approfondita e la competenza per l’arte,  si possono fare interventi conservativi sui monumenti.
Solo in questa maniera, non esistono nè punti di vista nè interpretazioni.
Come disse in un suo intervento Vittorio Sgarbi, nella sostanza,  un’ opera d’arte può seguire  una sua evoluzione di cicli ed epoche artistiche differenti fino ad  arrivare  poi ad una sua conclusione.
Dopo tale conclusione non possiamo aggiungere altro,  il ciclo è concluso.  qualsiasi aggiunta sarebbe un’intrusione ed un danno all’opera stessa.
Probabilmente se si fosse studiata  la storia della città e la storia dell’arte non si sarebbero applicati i faretti sul Tempio della Consolazione.

Ho visitato domenica scorsa con degli amici la chiesa dove attualmente piove ed ho notato che abbiamo si  i faretti esterni ma all’interno tutte le finestre sono invase da fitte ragnatele che nessuno ha pensato, almeno per l’occasione, a far ripulire.

Ho letto  che  si  vorrebbe giustificare l’intervento di Todi paragonadolo alll’illuminazione di  San Pietro in Roma.
Io ho visto San Pietro come anche altri importanti palazzi monumentali, il Quirinale ad esempio le cui  finestre hanno  luce diretta ma proporre tali esempi mi fa  irrimediabilmente ritornare  al concetto di competenza.
Le dimensioni di P.zza  San Pietro e del Quirinale sono tali che possono “digerire” anche tali interventi, la grandezza di  Roma non è comparabile con quella di Todi  e comunque è veramente ingenuo e semplicistico  volere avallare quello che si fà a Roma con quello che si dovrebbe fare in una città come Todi.
Quanta lontananza di vedute che non possono che  rimandare   ad una tipica mentalità di provincia che immagina   tutto ciò che si faccia  a Roma o a Milano sia  giusto e fatto bene , senza distinguere  che ogni città  è un modello a se stante.
Anche a Roma è stata fatta un’ opera di Meier sopra l’Ara Pacis, come ho già espresso  inutile, banale e che copre una bella  chiesa del settecento  del Valadier. Opera criticata da moltissimi critici d’arte e competenti come Sgarbi ed incluso l’attuale Sindaco della città.
Ma vorrei ritornare non solo al grave danno strutturale ed estetico del Tempio della Consolazione con la nuova illuminazione che travalica tutti i concetti di rispetto del bene artistico da salvaguardare,  ora  in breve  il monumento non è più quello di prima irrimediabilmente rovinato, il tutto per avere un effetto Presepio  o Luna Park cittadino,  lineare  all’infelice  progetto di Todi Natale 2009,  con la giostra dei cavallini in piazza grande e la ruota panoramica   in piazza Garibaldi come a Londra,  ovviamente entrambe deserte da turisti e cittadini, con l’unica differenza che le giostre a gennaio saranno smontate e la Consolazione con le sue lucine rimarrà.
Vorrei precisare che anch’io amo i presepi ma solamente  a Natale.
Personalmente credo e  chi ama l’arte ne converrà , su tali monumenti vorrebbe
un’illuminazione  il più vicino possibile a quella naturale della luna, si proprio la luce di una notte di luna piena.
L’illuminazione precedente era molto bella e soffusa,  rispettosa del Tempio.
Oggi invece legato sempre al  nuovo progetto, arrivando  di notte lungo la circonvallazione delle mura,  troviamo un’infinità di moderni lampioni non solo con la luce bianca ma persino con  luce blu sulla cima, con un’effetto stupefacente che non saprei proprio definire che mi ricorda  o la via che conduce ad un outlet o di un  areoporto, molto simili infatti sono a quelli che si trovano nel tratto di autostrada a Roma che congiunge la Magliana a Fiumicino.
Mi viene in mente con tanta nostalgia che gli ultimi lampioni nei vicoli della nostra città furono disegnati non da un’architetto ma dal caro Maestro di bottega  Corelli, che semplicemente  cercò di imitare nella forma un antico lampione dell’ottocento. Oggi e ormai da anni  i vetri di quasi tutte le lanterne di questi lampioni  sono rotti e nessuno pensa a sostituirli.
Sempre legato ai  nuovi  progetti ho appreso che si  vorrebbe sostiture il pavimento della Consolazione. Mi chiedo come si possa  solamente  pensare di rimuovere e di perdere il pavimento di una chiesa con un valore artistico come la Consolazione così  legato alla sua storia. E’ come dire rifacciamo nuovi i pavimenti delle case di Pompei.
I nostri bei mattoni di cotto,  legati  a tutta la  storia della città:   la Consolazione, San Fortunato,  il Palazzo Vescovile tutti hanno il pavimento in cotto originale tuderte. Il pavimento va restaurato e non rimosso, la storia va mantenuta e non cancellata.
Altro progetto mi è stato riferito dello studio di realizzazione di un parcheggio sotterraneo nella piazza del Mercato Vecchio sotto i famosi e stupendi Nicchioni Romani, che sembrano far risalire la costruzione ad un antico Tempio dedicato a Marte. La piazza oggi già degradata a parcheggio e da una pavimentazione in asfalto non consone alla bellezza della stessa , potrebbe avere delle potenzialità di recupero notevoli.
Immaginiamola un momento come sede di spettacoli in piazza durante il Todi Festival o per concerti di musica classica, lirica ,  quale migliore scenario degli antichi  Nicchioni Romani opportunamente illuminati come fondo per un palcoscenico ideale e suggestivo a simili rappresentazioni ?

Invece di valorizzare si pensa  a come rovinare,  costruendo inutili parcheggi multipiano sotterranei  in una città gioiello, una città che potrebbe essere modello Medievale e Rinascimentale
.
Avevo nel  mio precedente articolo lanciato l’appello di rimuovere anche il parcheggio adiacente alla Consolazione che rovina tutto il contesto in cui la chiesa è stata progettata. Parcheggi inutili,  basta affacciarsi dai giardinetti quelli sottostanti  le mura etrusche ( abbandonate ai rovi per mancanza di soldi.. ci viene detto ) sono sempre vuoti e anche nelle occasioni festive turisticamente più importanti , sono più che sufficienti,  uno addirittura è ancora chiuso.
 
Si rileggano di Leon Battista Alberti i concetti architettonici sullo sviluppo della città ideale del Rinascimento dove simili monumenti venivano appositamente costruiti  fuori dalle mura proprio per dare agli stessi la massima espressività e renderli svincolati  dai canoni architettonici delle costruzioni medievali  presistenti.
Pertanto è nostro imperativo dovere se vogliamo salvare Todi,  preservare tali concetti architettonici,   dobbiamo mantenere isolati tali monumenti, non costruendo più sulla città  e nella città,  andate a vedere la città di Todi dalla strada che scende da Montenero. Vi renderete conto che la Consolazione è quasi circondata da palazzine villette a schiera costruite da  tutti piani regolatori ignoranti di qualsiasi concetto di salvaguardia artistica della Città.
Se vogliamo salvare Todi non si dovrebbe  più costruire sul colle,   esempi di interventi urbanistici felici sono a mio giudizio quelli di “villaggio satellite” alla città come:  Monte Lupino, Rosceto , Ponte Cuti, la collina di Ponterio che consentono di sviluppare l’esigenza abitativa con canoni residenziali ottimali senza deturpare la forma della nostra città.
Vorrei ancora fare  un paragone della Consolazione con  un’ altra  chiesa bella ed importante,  anch’essa rinascimentale  come San Biagio a Montepulciano.  Ci accorgiamo guardando  San Biagio e Montepulciano dalla sua planimetria satellitare  che non  sono  state realizzate costruzioni vicine alla chiesa e alla città. Non esiste la periferia, Montepulciano è riuscita a mantenere integra la sua struttura di città la sua forma,  come molte altre  città
stupende della Vald’ Orcia.
Concludendo,  il  mantenimento di una città storica e con un patrimonio artistico come Todi non può  permettere tutto questo.
Ed a questo punto che vorrei ipotizzare  un modello di città ideale e di paesaggio a cui tendere  che  è quello rappresentato dalla Val d’Orcia.  Essa può essere il punto di riferimento più vicino per la  storia  e valore artistico al  modello  ideale della nostra città.
Dal 2004 la Val d’Orcia fa parte dei siti italiani patrimonio dell’UNESCO e Pienza rappresenta uno degli elementi più caratteristici del suo paesaggio.
Vi riporto le motivazioni che hanno portato la Val’d’Orcia e Pienza  ad essere iscritte tra i patrimoni dell’Unesco.
“La Val D’Orcia è un’eccezionale testimonianza del modo in cui fu riscritto il paesaggio del Rinascimento per rappresentare gli ideali di buon governo e per creare un quadro esteticamente piacevole.
Il paesaggio della Val D’Orcia fu celebrato dai pittori della Scuola Senese, che fiorì nel Rinascimento. Immagini della Val D’Orcia, e particolarmente le descrizioni di paesaggi in cui la gente è ritratta come vivente in armonia con la natura, sono diventate icone del Rinascimento ed hanno profondamente influenzato lo sviluppo della filosofia del paesaggio.
Pienza
Il Comitato ha deciso di iscrivere tale bene sulla base dei criteri culturali considerando che il luogo è di elevato valore universale sia perché rappresenta la prima applicazione dei concetti umanistici nella pianificazione urbana, sia perché occupa una posizione determinante nello sviluppo della concezione del progetto della città ideale che ha giocato un ruolo significativo nei successivi sviluppi urbani in Italia e non solo.
Il significato di questo principio a Pienza, ed in particolare al gruppo di costruzioni intorno alla piazza centrale, risulta un capolavoro del genio creativo umano”.

Lancio un nuovo appello
alla nostra Amministrazione Comunale,  al Sig Sindaco, a tutti i cittadini,   agli Artisti di Todi,  ai Sig.ri Presidi delle scuole,ai Professori di Storia dell’Arte, all’ Accademia Tudertina per gli Studi sull’Alto Medioevo,  alla Soprintendenza dei beni Culturali , agli appassionati, a tutti gli uomini di buona volontà e di buon senso,  cerchiamo di collaborare tutti nel creare un Comitato di studio ed analisi progettuale  per Todi che possa definire e garantire,  guidato dal  supporto delle competenze storiche, artistiche, scientifiche necessarie,  un futuro di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della  nostra città.
E’ un dovere di tutti.

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