Ad agosto 2009 quando scrissi l’articolo “Salviamo le mura della città di Todi”, criticando la nuova realizzazione del centro commerciale realizzato al posto dell’ex oleificio a Portafratta, di fronte alle nostre antiche mura medievali, costruzione del tutto estranea all’architettura di Todi e che danneggia, così vicina e sopraelevata alle antiche mura, l’importanza e la maestosità delle stesse, mi rifeci ad un appassionato appello lanciato da Pasolini per salvare le Mura di Sanaa capitale dello Yemen.
Il suo suo appello contribui a far iscrivere Sanaa tra i patrimoni dell’Unesco ed a salvare quindi la città dalla sua distruzione storica e culturale.
Il suo suo appello contribui a far iscrivere Sanaa tra i patrimoni dell’Unesco ed a salvare quindi la città dalla sua distruzione storica e culturale.
Ma non avrei immaginato, anche se scrissi che tali scempi non hanno un colore politico, che a distanza di pochi mesi avremmo assistito ad un piano organico di interventi sulla città che, da quanto riferitomi, porteranno la nostra città a perdere irrimediabilmente i suoi valori storici e culturali.
Mi ha fatto molto piacere leggere nella nuova edizione della guida “Todi storica ed artistica” curata dal Prof. Marco Grondona il suo autorevole e critico giudizio circa la nuova costruzione e mi viene da chiedere quanti dei nostri amministratori che hanno realizzato opere ed interventi su Todi abbiano letto una guida di Todi, una storia di Todi, una tra le tante, Todi e i suoi Castelli di Mancini per esempio, che mio padre “operaio” mi regalò quando avevo 12 anni, od altro che possa avvicinarsi ad uno studio abbastanza autorevole sulla storia della citta.
La prima guida di Todi del Dott. Carlo Grondona è pubblicata nel 1961, parlo di ciò come elogio all’opera di padre e figlio, per la facilità con cui si rivolgono al lettore anche non competente come me ma soltanto appassionato d’arte, ed anche per sottolineare la passione che il lettore percepisce immediatamente leggendo la stessa, passione “non sempre comune” in opere di tal genere.
Ho più volte riletto la prima pagina della guida, dopo la citazione del Lauro viene la descrizione di Todi di Grondona padre, che per efficacia ed armonia della scrittura traccia la città nei suoi tratti più belli e familiari che per un tudertino di nascita come me rasenta una poetica in cui è diffcile non immedesimarsi.
Ho più volte riletto la prima pagina della guida, dopo la citazione del Lauro viene la descrizione di Todi di Grondona padre, che per efficacia ed armonia della scrittura traccia la città nei suoi tratti più belli e familiari che per un tudertino di nascita come me rasenta una poetica in cui è diffcile non immedesimarsi.
Mi faccio questa domanda perchè solo studiando la storia della Città, dei suoi monumenti, solo conoscendo chi erano Antonio San Gallo il Giovane, il Vignola, Bramante, Giovanni Spagna, Antonio e Sebastiano Bencivenga, Baldassarre Peruzzi, Galeazzo Alessi, solo avendo la conoscenza approfondita e la competenza per l’arte, si possono fare interventi conservativi sui monumenti.
Solo in questa maniera, non esistono nè punti di vista nè interpretazioni.
Come disse in un suo intervento Vittorio Sgarbi, nella sostanza, un’ opera d’arte può seguire una sua evoluzione di cicli ed epoche artistiche differenti fino ad arrivare poi ad una sua conclusione.
Dopo tale conclusione non possiamo aggiungere altro, il ciclo è concluso. qualsiasi aggiunta sarebbe un’intrusione ed un danno all’opera stessa.
Solo in questa maniera, non esistono nè punti di vista nè interpretazioni.
Come disse in un suo intervento Vittorio Sgarbi, nella sostanza, un’ opera d’arte può seguire una sua evoluzione di cicli ed epoche artistiche differenti fino ad arrivare poi ad una sua conclusione.
Dopo tale conclusione non possiamo aggiungere altro, il ciclo è concluso. qualsiasi aggiunta sarebbe un’intrusione ed un danno all’opera stessa.
Probabilmente se si fosse studiata la storia della città e la storia dell’arte non si sarebbero applicati i faretti sul Tempio della Consolazione.
Ho visitato domenica scorsa con degli amici la chiesa dove attualmente piove ed ho notato che abbiamo si i faretti esterni ma all’interno tutte le finestre sono invase da fitte ragnatele che nessuno ha pensato, almeno per l’occasione, a far ripulire.
Ho letto che si vorrebbe giustificare l’intervento di Todi paragonadolo alll’illuminazione di San Pietro in Roma.
Io ho visto San Pietro come anche altri importanti palazzi monumentali, il Quirinale ad esempio le cui finestre hanno luce diretta ma proporre tali esempi mi fa irrimediabilmente ritornare al concetto di competenza.
Le dimensioni di P.zza San Pietro e del Quirinale sono tali che possono “digerire” anche tali interventi, la grandezza di Roma non è comparabile con quella di Todi e comunque è veramente ingenuo e semplicistico volere avallare quello che si fà a Roma con quello che si dovrebbe fare in una città come Todi.
Quanta lontananza di vedute che non possono che rimandare ad una tipica mentalità di provincia che immagina tutto ciò che si faccia a Roma o a Milano sia giusto e fatto bene , senza distinguere che ogni città è un modello a se stante.
Anche a Roma è stata fatta un’ opera di Meier sopra l’Ara Pacis, come ho già espresso inutile, banale e che copre una bella chiesa del settecento del Valadier. Opera criticata da moltissimi critici d’arte e competenti come Sgarbi ed incluso l’attuale Sindaco della città.
Io ho visto San Pietro come anche altri importanti palazzi monumentali, il Quirinale ad esempio le cui finestre hanno luce diretta ma proporre tali esempi mi fa irrimediabilmente ritornare al concetto di competenza.
Le dimensioni di P.zza San Pietro e del Quirinale sono tali che possono “digerire” anche tali interventi, la grandezza di Roma non è comparabile con quella di Todi e comunque è veramente ingenuo e semplicistico volere avallare quello che si fà a Roma con quello che si dovrebbe fare in una città come Todi.
Quanta lontananza di vedute che non possono che rimandare ad una tipica mentalità di provincia che immagina tutto ciò che si faccia a Roma o a Milano sia giusto e fatto bene , senza distinguere che ogni città è un modello a se stante.
Anche a Roma è stata fatta un’ opera di Meier sopra l’Ara Pacis, come ho già espresso inutile, banale e che copre una bella chiesa del settecento del Valadier. Opera criticata da moltissimi critici d’arte e competenti come Sgarbi ed incluso l’attuale Sindaco della città.
Ma vorrei ritornare non solo al grave danno strutturale ed estetico del Tempio della Consolazione con la nuova illuminazione che travalica tutti i concetti di rispetto del bene artistico da salvaguardare, ora in breve il monumento non è più quello di prima irrimediabilmente rovinato, il tutto per avere un effetto Presepio o Luna Park cittadino, lineare all’infelice progetto di Todi Natale 2009, con la giostra dei cavallini in piazza grande e la ruota panoramica in piazza Garibaldi come a Londra, ovviamente entrambe deserte da turisti e cittadini, con l’unica differenza che le giostre a gennaio saranno smontate e la Consolazione con le sue lucine rimarrà.
Vorrei precisare che anch’io amo i presepi ma solamente a Natale.
Vorrei precisare che anch’io amo i presepi ma solamente a Natale.
Personalmente credo e chi ama l’arte ne converrà , su tali monumenti vorrebbe
un’illuminazione il più vicino possibile a quella naturale della luna, si proprio la luce di una notte di luna piena. L’illuminazione precedente era molto bella e soffusa, rispettosa del Tempio.
un’illuminazione il più vicino possibile a quella naturale della luna, si proprio la luce di una notte di luna piena. L’illuminazione precedente era molto bella e soffusa, rispettosa del Tempio.
Oggi invece legato sempre al nuovo progetto, arrivando di notte lungo la circonvallazione delle mura, troviamo un’infinità di moderni lampioni non solo con la luce bianca ma persino con luce blu sulla cima, con un’effetto stupefacente che non saprei proprio definire che mi ricorda o la via che conduce ad un outlet o di un areoporto, molto simili infatti sono a quelli che si trovano nel tratto di autostrada a Roma che congiunge la Magliana a Fiumicino.
Mi viene in mente con tanta nostalgia che gli ultimi lampioni nei vicoli della nostra città furono disegnati non da un’architetto ma dal caro Maestro di bottega Corelli, che semplicemente cercò di imitare nella forma un antico lampione dell’ottocento. Oggi e ormai da anni i vetri di quasi tutte le lanterne di questi lampioni sono rotti e nessuno pensa a sostituirli.
Sempre legato ai nuovi progetti ho appreso che si vorrebbe sostiture il pavimento della Consolazione. Mi chiedo come si possa solamente pensare di rimuovere e di perdere il pavimento di una chiesa con un valore artistico come la Consolazione così legato alla sua storia. E’ come dire rifacciamo nuovi i pavimenti delle case di Pompei.
I nostri bei mattoni di cotto, legati a tutta la storia della città: la Consolazione, San Fortunato, il Palazzo Vescovile tutti hanno il pavimento in cotto originale tuderte. Il pavimento va restaurato e non rimosso, la storia va mantenuta e non cancellata.
Altro progetto mi è stato riferito dello studio di realizzazione di un parcheggio sotterraneo nella piazza del Mercato Vecchio sotto i famosi e stupendi Nicchioni Romani, che sembrano far risalire la costruzione ad un antico Tempio dedicato a Marte. La piazza oggi già degradata a parcheggio e da una pavimentazione in asfalto non consone alla bellezza della stessa , potrebbe avere delle potenzialità di recupero notevoli.
Immaginiamola un momento come sede di spettacoli in piazza durante il Todi Festival o per concerti di musica classica, lirica , quale migliore scenario degli antichi Nicchioni Romani opportunamente illuminati come fondo per un palcoscenico ideale e suggestivo a simili rappresentazioni ?
Invece di valorizzare si pensa a come rovinare, costruendo inutili parcheggi multipiano sotterranei in una città gioiello, una città che potrebbe essere modello Medievale e Rinascimentale.
Avevo nel mio precedente articolo lanciato l’appello di rimuovere anche il parcheggio adiacente alla Consolazione che rovina tutto il contesto in cui la chiesa è stata progettata. Parcheggi inutili, basta affacciarsi dai giardinetti quelli sottostanti le mura etrusche ( abbandonate ai rovi per mancanza di soldi.. ci viene detto ) sono sempre vuoti e anche nelle occasioni festive turisticamente più importanti , sono più che sufficienti, uno addirittura è ancora chiuso.
Si rileggano di Leon Battista Alberti i concetti architettonici sullo sviluppo della città ideale del Rinascimento dove simili monumenti venivano appositamente costruiti fuori dalle mura proprio per dare agli stessi la massima espressività e renderli svincolati dai canoni architettonici delle costruzioni medievali presistenti.
Pertanto è nostro imperativo dovere se vogliamo salvare Todi, preservare tali concetti architettonici, dobbiamo mantenere isolati tali monumenti, non costruendo più sulla città e nella città, andate a vedere la città di Todi dalla strada che scende da Montenero. Vi renderete conto che la Consolazione è quasi circondata da palazzine villette a schiera costruite da tutti piani regolatori ignoranti di qualsiasi concetto di salvaguardia artistica della Città.
Se vogliamo salvare Todi non si dovrebbe più costruire sul colle, esempi di interventi urbanistici felici sono a mio giudizio quelli di “villaggio satellite” alla città come: Monte Lupino, Rosceto , Ponte Cuti, la collina di Ponterio che consentono di sviluppare l’esigenza abitativa con canoni residenziali ottimali senza deturpare la forma della nostra città.
Vorrei ancora fare un paragone della Consolazione con un’ altra chiesa bella ed importante, anch’essa rinascimentale come San Biagio a Montepulciano. Ci accorgiamo guardando San Biagio e Montepulciano dalla sua planimetria satellitare che non sono state realizzate costruzioni vicine alla chiesa e alla città. Non esiste la periferia, Montepulciano è riuscita a mantenere integra la sua struttura di città la sua forma, come molte altre città
stupende della Vald’ Orcia.
stupende della Vald’ Orcia.
Concludendo, il mantenimento di una città storica e con un patrimonio artistico come Todi non può permettere tutto questo.
Ed a questo punto che vorrei ipotizzare un modello di città ideale e di paesaggio a cui tendere che è quello rappresentato dalla Val d’Orcia. Essa può essere il punto di riferimento più vicino per la storia e valore artistico al modello ideale della nostra città.
Dal 2004 la Val d’Orcia fa parte dei siti italiani patrimonio dell’UNESCO e Pienza rappresenta uno degli elementi più caratteristici del suo paesaggio.
Vi riporto le motivazioni che hanno portato la Val’d’Orcia e Pienza ad essere iscritte tra i patrimoni dell’Unesco.
“La Val D’Orcia è un’eccezionale testimonianza del modo in cui fu riscritto il paesaggio del Rinascimento per rappresentare gli ideali di buon governo e per creare un quadro esteticamente piacevole.
Il paesaggio della Val D’Orcia fu celebrato dai pittori della Scuola Senese, che fiorì nel Rinascimento. Immagini della Val D’Orcia, e particolarmente le descrizioni di paesaggi in cui la gente è ritratta come vivente in armonia con la natura, sono diventate icone del Rinascimento ed hanno profondamente influenzato lo sviluppo della filosofia del paesaggio.
Pienza
Il Comitato ha deciso di iscrivere tale bene sulla base dei criteri culturali considerando che il luogo è di elevato valore universale sia perché rappresenta la prima applicazione dei concetti umanistici nella pianificazione urbana, sia perché occupa una posizione determinante nello sviluppo della concezione del progetto della città ideale che ha giocato un ruolo significativo nei successivi sviluppi urbani in Italia e non solo.
Il significato di questo principio a Pienza, ed in particolare al gruppo di costruzioni intorno alla piazza centrale, risulta un capolavoro del genio creativo umano”.
Il Comitato ha deciso di iscrivere tale bene sulla base dei criteri culturali considerando che il luogo è di elevato valore universale sia perché rappresenta la prima applicazione dei concetti umanistici nella pianificazione urbana, sia perché occupa una posizione determinante nello sviluppo della concezione del progetto della città ideale che ha giocato un ruolo significativo nei successivi sviluppi urbani in Italia e non solo.
Il significato di questo principio a Pienza, ed in particolare al gruppo di costruzioni intorno alla piazza centrale, risulta un capolavoro del genio creativo umano”.
Lancio un nuovo appello alla nostra Amministrazione Comunale, al Sig Sindaco, a tutti i cittadini, agli Artisti di Todi, ai Sig.ri Presidi delle scuole,ai Professori di Storia dell’Arte, all’ Accademia Tudertina per gli Studi sull’Alto Medioevo, alla Soprintendenza dei beni Culturali , agli appassionati, a tutti gli uomini di buona volontà e di buon senso, cerchiamo di collaborare tutti nel creare un Comitato di studio ed analisi progettuale per Todi che possa definire e garantire, guidato dal supporto delle competenze storiche, artistiche, scientifiche necessarie, un futuro di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della nostra città.
E’ un dovere di tutti.












