23.446 persone qualificate sono ricercate per lavorare nell'artigianato, ma solo il 53% degli apprendisti resta nell'azienda ove si è formato
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“Il Piano ‘Italia 2020’ è finalmente l’occasione per rilanciare l’apprendistato, offrendo ai giovani uno strumento formativo fondamentale per entrare nel mondo del lavoro”.
E’ quanto ha sottolineato il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli al convegno organizzato a Roma dalla Confederazione per approfondire i contenuti del ‘Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro’  messo a punto dal Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
L’apprendistato rappresenta il principale strumento di inserimento lavorativo nelle imprese artigiane attraverso un percorso di formazione e lavoro. Nel 2008 (ultimo dato disponibile) gli apprendisti nelle imprese artigiane erano 218.344, vale a dire circa un terzo rispetto al totale dei 640.863 apprendisti.
La valorizzazione dell’apprendistato, secondo Confartigianato, può consentire a giovani di acquisire quelle competenze che le imprese non trovano sul mercato del lavoro.
Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, infatti, nel 2009, nonostante la crisi, 1 impresa artigiana su 4 ha avuto difficoltà a reperire personale qualificato. Con il risultato che lo scorso anno, rispetto ad un fabbisogno occupazionale di 93.410 persone, i piccoli imprenditori hanno dovuto rinunciare ad assumere il 25,1% della manodopera necessaria, pari a 23.446 persone.
Occasioni di lavoro perse in un Paese come l’Italia che, tra settembre 2008 e settembre 2009, ha visto crescere il tasso di disoccupazione dei giovani under 25 dal 19,5% al 23,5%. Senza dimenticare che siamo al terzo posto in Europa per il più alto tasso di disoccupazione dei giovani under 25, preceduti soltanto da Spagna e Grecia.
Ancora più negativo il record italiano per il tasso di occupazione dei giovani under 29: siamo al penultimo posto tra i Paesi Ue con un valore del 39,3%, rispetto alla media europea del 51,2%.
Per i giovani l’inserimento nelle piccole imprese, rappresenta un’opportunità di formazione e di occupazione stabile e qualificata. Secondo le rilevazioni di Confartigianato, negli ultimi 4 anni, gli imprenditori artigiani hanno speso molto tempo e denaro per insegnare il mestiere ai giovani: hanno dedicato alla formazione sul lavoro 64 milioni di ore, con un investimento di 1,8 miliardi l’anno e il 53% degli apprendisti, concluso il percorso di formazione, ha continuato a lavorare nell’azienda.

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