L’edilizia in Umbria sembra in fase di astinenza dopo “l’abbuffata” conseguente alla ricostruzione post terremoto.
Il fenomeno ha probabilmente anche radici diverse.
La popolazione in Umbria aumenta solo per effetto dell’immigrazione: persone che vengono a cercare lavoro e non certo a portare capitali per acquistare case.
Nei casi in cui gli immigrati, dopo un po’, riescano a pensare ad una abitazione in proprietà non possono che orientarsi su case vecchie che magari rattoppano con il proprio lavoro.
Ed il patrimonio di case vecchie è ingente in Umbria, ma la gran parte nei centri storici, belli ma scomodi, da cui gli italiani si allontanano o meglio si sono in gran parte allontanati sostenendo con ciò la richiesta di nuove abitazioni nelle periferie.
Ma questo flusso si sta esaurendo in modo naturale e non si riattiverà fin quando i nuovi abitanti dei centri storici non avranno accumulato capitali sufficienti a soddisfare anche loro il desiderio di maggiore comodità
Per questo non si arresta la crisi del settore delle costruzioni. Anche il IV trimestre 2009, stando all’ultimo Rapporto congiunturale di Cna Costruzioni, registra brusche frenate e pesanti contrazioni in tutti gli indicatori. Calano produzione (-36%) , ordini (-47%), fatturato (-39%) ed utile (-41%).
Ma il crollo più pesante è sul fronte degli investimenti fatti da appena il 5% delle imprese, contro un 95% che ha preferito tenersi al riparo da pericolose esposizioni e che esprime ancora valutazioni di forte preoccupazione per i ridotti livelli di attività, per l’assottigliarsi del portafoglio ordini e per un inizio anno tutt’altro che incoraggiante.
Non va meglio sul piano occupazionale. Diminuisce del 42% il numero di addetti e del 35% il numero di ore lavorate.
Da registrare, a livello provinciale, la crescita delle cancellazioni : 746 imprese hanno chiuso i battenti nella sola provincia di Perugia, registrando così un saldo negativo, fra iscrizioni e cancellazioni pari a – 112 imprese.
Per Leonello Antonelli PresidenteCna Costruzioni Umbria non è proprio possibile parlare di venti di ripresa, perché nel settore delle costruzioni, in particolare, si sta verificando da tempo il proseguimento del calo degli investimenti in opere pubbliche e del rallentamento della nuova edilizia abitativa.
E proprio il settore delle opere pubbliche sembra essere quello che, in questo momento, potrebbe dare aiuto con, più che nuove opere, investimenti decisi nelle ristrutturazioni e manutenzioni straordinarie. Ci sono ormai tante scuole, e non solo, costruite nel periodo del boom degli anni 60 e che sono vecchie.
Ma il settore pubblico è praticamente fermo per mancanza di risorse economiche e le richieste della CNA rischiano di cadere nel vuoto: “avvio a quelle centinaia di piccole opere immediatamente cantierabili, e che si superi in qualche modo il meccanismo del patto di stabilità che sostanzialmente obbliga i comuni alla immobilità assoluta.”
La Cna, peraltro lamenta che vi siano “sempre più a gare d’appalto che vengono assegnate con percentuali di ribasso inaccettabili. Chiediamo pertanto – aggiunge Giovanni Lillocci Presidente Cna Impianti – che la stazioni appaltanti, laddove possibile, utilizzino sistematicamente il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dove vengono presi in considerazione elementi che fanno riferimento alle capacità produttive delle imprese, al loro sistema di organizzazione fatto di mezzi, attrezzature e lavoratori dipendenti”.
- Bic
- 22 Marzo 2010









