Ad aprire la stragione olearia gianese sarà la quarta edizione della "Mangiaunta", che si svolgerà il 30 e 31 ottobre nei quattro Frantoi di Giano che aderiscono alla manifestazione. Dopo il successo delle ultime due edizioni che hanno visto oltre un migliaio di buongustai partecipare al tour dei Frantoi, quest’anno sono molte le novità che caratterizzeranno l’evento. Innanzitutto il connubio stretto con i presìdi Slow Food dell’Umbria (Fagiolina del Trasimeno, Roveja di Cascia, Mazzafegato dell’Alta Valle del Tevere e Sedano Nero di Trevi), il gemellaggio "Cantina-Frantoio" e la presenza dei pani tipici delle città di Spoleto e Corciano.
Un viaggio nelle eccellenze dell’Umbria che per la prima volta potrà essere fatto anche a bordo del "Gianolio Bus" un servizio navetta che sará attivo in entrambi i giorni della Mangiaunta. Ogni visitatore che completerà il “tour”, avrà in omaggio una bottiglia di olio novello offerta dall’Amministrazione Comunale.
Faranno da corollario all’evento anche un convegno sul biologico il sabato mattina a cura dell’Associazione “Terra Sana Umbria” di Spoleto presso la Sala Fra’ Giordano e un concerto del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, il 31ottobre alle 18, nella suggestiva cornice della Chiesa di S.Francesco.
Poi sarà la volta delle Vie dell’Olio e della rievocazione della Festa della Frasca, l’ultimo week end di novembre.
Per conoscere Giano dell’Umbria
Un incantevole borgo medioevale, terra di olivi millenari, bellezze architettoniche ed eccellenze enogastronomiche in cui tradizione, storia e cultura si incontrano dando vita ad un’atmosfera unica piena di colori, profumi e sapori. Un territorio tutto da scoprire e da “gustare”!!
Suggestivi paesi, ricchi di storia ed arte, costellano il comprensorio di Giano dell‘Umbria: Montecchio, Camporeggiano, Seggiano, Macciano, Torinetto, S. Stefano, Casa Maggi, Palombaro, Formicaro, S. Sabino, piccoli nuclei antichi ma ospitali. E poi Bastardo, unico paese “moderno”, sorto nel dopoguerra con alcune risorse industriali. Infine il Monte Martano (m. 1094), da cui si gode uno spettacolo straordinario su tutta la vasta pianura umbra e le montagne circostanti, sul quale, presso il rifugio San Gaspare, si può trovare ristoro.
La Chiesa di San Francesco, recentemente restaurata a seguito del terremoto che l’aveva resa inagibile, è considerata una delle prime costruzioni francescane in Umbria e conserva al suo interno pregevoli testimonianze della storia dell’arte umbra, dagli affreschi trecenteschi dell’abside al ciclo quattrocentesco di Giovanni di Corraduccio, fino a tutto l’apparato barocco. Durante i lavori di restauro sono anche emersi ulteriori affreschi di scuola umbra del XV e XVI secolo, che arricchiscono il già ricco corredo artistico della Chiesa.
Poco lontano da Giano si trova l’abbazia di San Felice, un vero capolavoro di architettura romanica umbra con influssi lombardi ed affinità con chiese spoletine.
L’impianto è a tre navate suddivise da colonne in conci, con una zona presbiteriale sopraelevata a tre absidi, queste ultime di modello lombardo, così come lombardo è il motivo della volta a botte della navata centrale, rare in Umbria.
Il carattere romanico dell’edificio, nascosto da interventi settecenteschi, è stato riportato alla luce da un restauro del 1958. La chiesa mostra a tutt’oggi la sua originaria struttura romanica risalente al XII secolo, mentre il chiostro e le costruzioni, che si sviluppano sul fianco destro della chiesa, vennero edificate e completate in un lasso di tempo che va dalla seconda metà del XVI secolo al XVIII secolo.
La facciata, in conci rossi di S. Terenziano, originariamente a quattro spioventi, è stata ampliata ed alzata nel XVI secolo, cosa che le ha conferito l’attuale aspetto a capanna. Sopra al portale a tre incassi, dall’architrave scolpito, si apre l’elegante trifora che irradia la sua luce all’interno, a tre navate con volta a botte, intervallate da colonne in conci (come le pareti) che formano sette campate (di cui tre compongono il presbiterio).
Una moderna ripida scalinata in travertino conduce al presbiterio e alle tre absidi con catino circolare. La cripta risale alla stessa epoca della chiesa (anche se qui si riscontra un più largo uso di materiale di recupero) e conserva l’arca in cui sono custodite le reliquie di San Felice. Il chiostro, di pianta rettangolare, ha le arcate sorrette da robusti pilastri quadrangolari a mattoni vivi; sopra ogni pilastro sono affrescati busti di santi e beati. Gli affreschi sulle pareti raffigurano le storie della vita del santo.
All’interno del quadrato del chiostro si trova una cisterna per la raccolta delle acque piovane.
La cultivar autoctona San Felice caratterizza la Dop Umbria, sottozona “Colli Martani”, combinandosi, conformemente al disciplinare, con il Moraiolo, che è la varietà più diffusa sulle colline della Regione, e ad altre cultivar come Leccino, Frantoio e, in misura minore, Rajo e Vocio.
Fortemente localizzata nell’area centrale dell’Umbria (prevalentemente a Giano dell’Umbria e nei tre Comuni circostanti, Montefalco, Castel Ritaldi e Gualdo Cattaneo) la San Felice è una delle poche varietà autoctone, insieme alla Dolce Agogia nella zona del Trasimeno e alla Nostrale di Rigali a Gualdo Tadino, a presentare un fortissimo legame con il territorio di riferimento.
La storia della sua introduzione e la relazione con la monumentale e omonima abbazia benedettina, che sorge nel cuore del Comune di Giano, rende questa particolare “tipicità” un valore in sé, in cui il valore culturale si affianca all’elemento agronomico e ambientale, determinando un “unicum” straordinario.











