I commercianti di abbigliamento e calzature sono quelli che hanno richiesto in maniera più netta e decisa uno spostamento più avanti delle date dei saldi, almeno di un mese rispetto all'attuale inizio di gennaio e di luglio 
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Un sondaggio di Confesercenti Umbria e Fismo (Federazione settore moda), che hanno ascoltato al telefono i pareri dei titolari di 250 aziende umbre dei settori abbigliamento, calzature e accessori sul tema saldi, rivela che l’anticipo dei saldi non piace ai commercianti umbri.
Ma ci sono indizi che non piaccia nemmeno ai consumatori.
«Non è vero che anticipando la data dei saldi si spende di più», commenta Gulino, sottolineando che «il dato consuntivo sui saldi (estivi ed invernali) degli ultimi anni dei piccoli negozi è andato sempre in calo rispetto all’anno precedente».

La maggioranza degli intervistati (il 62%) è contraria al continuo anticipo della data dei saldi, cominciati negli ultimi anni entro la prima settimana di gennaio e luglio. «
Non sono più saldi di fine stagione – commenta, in una nota, il presidente di Confesercenti Umbria, Sandro Gulino – perchè continuando ad anticiparne la data se ne è completamente snaturata la funzione originaria.
Questo va a colpire in maniera particolare le piccole e piccolissime imprese del settore abbigliamento e calzature già messe in crisi in maniera pesante dalla grande distribuzione e soprattutto dalle grandi catene franchising del settore».
Per quanto riguarda i saldi invernali, il sondaggio ha rilevato che la stragrande maggioranza (70%) degli intervistati metterebbe la data di inizio tra la fine di gennaio e la metà di febbraio. Sui mesi estivi invece il 46% degli intervistati ha scelto fine luglio e addirittura il 19% collocherebbe la data di inizio saldi nella prima decade di agosto.

Altro punto che ha toccato il sondaggio è la data unica nazionale di partenza dei saldi sulla quale l’84% degli intervistati si è detto favorevole.
Le imprese intervistate hanno inoltre sottolineato l’esigenza di una regolamentazione precisa delle vendite promozionali.
Tra i settori oggetto del sondaggio, abbigliamento e calzature sono quelli che hanno richiesto in maniera più netta e decisa uno spostamento più avanti delle date dei saldi rispetto agli altri: segno, questo – fa osservare infine Confesercenti – che risentono in maniera particolare degli anticipi delle date.

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