+4,24% negli arrivi e +1,31 per cento nelle presenze 2010,  rispetto al crollo del 2009, mentre l'offerta aumenta
turista

Dopo due “anni orribilis” il turismo verso l’Umbria sembra in ripresa, anche se minima più accentuata negli arrivi ed appena percettibile nelle presenze, ma sorge qualche perplessità sui dati
L’incremento emerge nel secondo Documento di indirizzo triennale per il turismo dell’Umbria
, illustrato dall’assessore regionale Fabrizio Bracco.
Nel 2009 le strutture ricettive umbre  avevano dichiarato una diminuzione del -7,87% negli arrivi rispetto al 2008 e una diminuzione del -6,80 nelle presenze.
 L’affluenza dei turisti era però stata diversa nei singoli comprensori turistici in cui, nel corso dell’anno, si sono registrate mensilmente anche percentuali positive.

Nel 2010, le strutture hanno dichiarato 2.060.956 arrivi e 5.698.208 presenze, con incrementi rispetto al 2009 sia negli arrivi che nelle presenze pari, rispettivamente, al +4,24% e +1,31 per cento. 
 Per quanto riguarda i flussi stranieri, a confermarsi ai primi posti sono Paesi Bassi e Germania, pur registrando una diminuzione degli arrivi e delle presenze, mentre al terzo posto tornano i turisti dagli USA (+16,33% e +18,93%).
Fra le prime 15 posizioni, incremento medio di circa il +3,0% dei turisti dal Regno Unito; sostanziale aumento dei turisti dall’Austria (+14,30% e +17,21%) e dal Canada +19,24% e +15,58%). Notevole l’incremento dei turisti dall’Australia (+49,63% e +56,22%) e dalla Cina (+55,76% e +38,68%).

Con riferimento alla permanenza media dei turisti, dal 2000 al 2009, si registra un trend in aumento della durata del soggiorno dei turisti stranieri, che passa dai 3 giorni del 2000 ai 3,6 giorni del 2009 e al 3,5 del 2010, mentre diminuisce la durata del soggiorno dei turisti italiani, che passa dai 2,8 giorni del 2000 ai 2,6 giorni del 2009 e ai 2,5 del 2010.

Rispetto ai principali mercati per l’Umbria, si conferma che quello interno continua ad essere il piu’ consistente. Nel 2009 ha rappresentato circa il 66% del totale delle presenze turistiche e il 73,5% degli arrivi.
Le tre regioni italiane che generano i maggiori flussi turistici sono il Lazio, la Campania e la Lombardia, seguite dalla componente umbra e, quindi, da Puglia, Toscana e Veneto.

A dare qualche perplessità, a meno che l’imprenditoria umbra non sia scoperta tutto d’un tratto eccezionalmente ottimista, il fatto che l’offerta turistica regionale continua costantemente ad aumentare, in misura maggiore tra le tipologie extralberghiere e, dal 2000 al 2009, si e’ registrato un incremento nel settore alberghiero del +13,37% nel numero di esercizi e del +18,38% di posti letto, mentre nel settore extralberghiero l’incremento e’ stato addirittura del +153,33% nel numero di esercizi e del +72,60% nei posti letto.
Il trend di crescita si e’ confermato nel 2010, quando si e’ arrivati a un totale di 4106 strutture (3532 extralberghiere e 574 alberghiere), per complessivi 89800 posti letto (di cui 60345 nell’extralberghiero e 29455 nell’alberghiero.

Il documento, che orienta le politiche regionali in materia da qui al 2013, parte da una nuova filosofia: "l”arte di vivere’ in Umbria e’ da scoprire e condividere, e quindi le attivita’ di promozione, qualificazione, organizzazione e sviluppo del settore turistico devono tendere sinergicamente a costruire l”esperienza Umbria’, instaurando una sorta di empatia tra domanda e offerta".
"L’affermazione del web sociale – si legge nel documento – porta al progressivo spostamento da un mercato di massa verso una ‘massa di mercati di nicchia’, dove l’Umbria ha possibilita’ concrete di posizionarsi. 
Il percorso scelto e’ quello di sostenere la promozione integrata e migliorare la comunicazione, rafforzando e reinterpretando l’immagine dell’Umbria ‘cuore verde’ nel segno della sostenibilita’ ambientale." che tuttavia richiede comportamenti coerenti anche su tutti gli altri versanti.

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