L’evoluzione della mortalità in Umbria nel XXI secolo non mostra variazioni improvvise, ma un progressivo spostamento verso livelli più elevati
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Il presente focus ricostruisce l’evoluzione della natalità, della mortalità e del saldo naturale in Umbria nel primo quarto del XXI secolo, con l’obiettivo di osservare come siano cambiati nel tempo i principali equilibri della dinamica demografica regionale.

Natalità – L’evoluzione della natalità in Umbria nel terzo millennio si articola in due fasi distinte: una prima fase di crescita, che si estende fino al 2008, e una successiva fase di diminuzione che, con intensità diverse, prosegue fino ai giorni nostri.

Nei primi anni del XXI secolo le nascite seguono una traiettoria espansiva: dai circa 6.800 nati del 2000 si arriva agli oltre 8.200 del 2008, valore massimo dell’intera serie storica. In meno di un decennio l’Umbria registra così un incremento di circa 1.500 nascite annue, superiore al 20%, in una fase che coincide con la crescita demografica osservata nello stesso periodo.

Il 2009 rappresenta l’anno di inversione della serie. Da quel momento la crescita si interrompe e prende avvio una fase di progressiva riduzione delle nascite. Inizialmente il ridimensionamento appare contenuto e il numero dei nati si colloca su livelli relativamente elevati; dal 2014 in avanti, invece, la diminuzione tende progressivamente a consolidarsi.

Nel 2025, ultimo anno disponibile, le nascite si attestano a poco più di 4.400 unità: circa 3.800 in meno rispetto al picco del 2008 e oltre 2.300 in meno rispetto all’inizio del millennio. In termini percentuali, la contrazione raggiunge il 46% nel confronto col valore massimo della serie e il 34% rispetto al 2000.

Osservando i dati nel loro insieme, si rileva che la crescita delle nascite registrata nei primi anni Duemila abbia inizialmente accompagnato l’espansione demografica della regione. Allo stesso tempo, il fatto che l’inversione della natalità preceda di circa cinque anni quella della popolazione complessiva (cfr. L’Umbria e la trasformazione della popolazione nel terzo millennio) sembra indicare che i cambiamenti nelle dinamiche naturali non si riflettano immediatamente sulla consistenza demografica generale, ma tendano a manifestarsi con tempi più lunghi.

Mortalità
L’evoluzione della mortalità in Umbria nel XXI secolo non mostra variazioni improvvise, ma un progressivo spostamento verso livelli più elevati.

Nei primi quattordici anni del Duemila il numero dei morti – tranne due eccezioni – si colloca sotto quota 10mila. A partire dal 2015 la serie tende ad assestarsi su valori più alti, superando sistematicamente la soglia delle 10 mila unità annue.

I valori più elevati, come era prevedibile, si registrano negli anni segnati dal Covid (2020–2022), quando i decessi superano quota 11 mila unità annue.

Negli anni successivi il dato tende nuovamente a ridursi, senza però ritornare sui livelli osservati nei primi anni del millennio.

Osservando i numeri nel loro insieme, ciò che emerge non è soltanto l’effetto contingente legato alla fase pandemica, ma una trasformazione che riflette il progressivo cambiamento della composizione per età della popolazione, dove il peso di quelle più avanzate è maggiore.

Saldo Naturale
Analizzando l’evoluzione del saldo naturale in Umbria nel XXI secolo emerge che l’intera serie storica presenta valori costantemente negativi. In pratica, fin dall’inizio del millennio il numero dei decessi supera quello delle nascite, suggerendo come anche nella fase di crescita della popolazione regionale il ricambio naturale non costituisse il principale elemento di espansione demografica.

Entrando più nel dettaglio dei numeri, si nota che nel corso del primo decennio del secolo il divario tra nascite e decessi tende in diversi anni a collocarsi sotto le 2 mila unità annue. Una dinamica che sembra accompagnare la fase di crescita della natalità osservata nello stesso periodo.

Dal 2012 il saldo naturale presenta una forbice negativa via via più ampia. I valori meno entusiasmanti si registrano nel triennio 2020–2022, in coincidenza con la fase pandemica. Negli anni successivi il saldo mostra un parziale riassorbimento, pur mantenendosi su valori che restano superiori rispetto a quelli osservati prima del 2019.

Nel linguaggio della demografia, il saldo naturale misura la distanza tra nascite e decessi. E, osservato nel lungo periodo, esso sembra raccontare anche qualcos’altro: il modo in cui una società tende progressivamente a ridefinire il proprio rapporto con il ricambio tra le generazioni.

Per diversi anni molte regioni europee hanno vissuto dentro un equilibrio implicito tra persone che entravano nella vita e altre che lentamente la lasciavano. Oggi in molte aree del vecchio continente qualcosa è cambiato. Non attraverso rotture improvvise, ma tramite scarti minimi che si sono accumulati nel tempo: qualche nascita in meno, età che si allungano, coorti che si assottigliano. Ed è forse proprio questa trasformazione lenta e quasi silenziosa a rendere il cambiamento demografico contemporaneo così difficile da percepire mentre accade.

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