Carlo Pensi se ne è andato, in punta di piedi, leggero, con quella discrezione ed eleganza che caratterizzavano la sua figura: quella di un signore di altri tempi. Amava visceralmente la sua Todi così come per secoli la sua famiglia si era sempre spesa attraverso prelati, uomini di legge e di cultura.
Il suo nome era indissolubilmente legato a quello di uno dei più bei palazzi della Regione, palazzo Atti ma da tutti conosciuto come palazzo Pensi; una dimora aristocratica che a era diventata un’unica cosa con il suo proprietario: l’architetto Carlo Pensi.
Con la sua professionalità, dedizione, passione e cura meticolosa era riuscito ad eseguire un restauro magistrale del prestigioso edificio, tenendo fede alle volontà incise sulla facciata dal suo originario proprietario Viviano degli Atti: “non solo per il decoro privato ma anche e soprattutto per l’ornamento pubblico”.
Quando poteva, da Roma, tornava a Todi, passando lunghe giornate nella biblioteca del palazzo, immerso nei suoi ricordi, nelle sue carte d’archivio. Una tradizione familiare custodita con quella sobrietà e generosità che facevano di Carlo uno degli ultimi quiriti tuderti.
- Redazione
- 27 Luglio 2026












