Il riconoscimento UNESCO del sistema dei teatri condominiali all'italiana, non include il teatro di Monte Castello di Vibio, che chiede di conoscere i criteri per il riconoscimento
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Al Ministero della Cultura, a ICOMOS Italia, alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e ai promotori della candidatura del sistema dei teatri condominiali all’italiana.

Scrivo nella mia qualità di Presidente della Fondazione Società del Teatro della Concordia ETS di Monte Castello di Vibio.
Ho letto con attenzione il comunicato che annuncia il riconoscimento UNESCO del sistema dei teatri condominiali all’italiana. È una notizia che dovrebbe riempire di soddisfazione tutti coloro che credono nella tutela del patrimonio culturale italiano. Eppure, accanto alla soddisfazione, provo un profondo senso di amarezza.

Non perché il Teatro della Concordia non abbia ottenuto un riconoscimento, ma perché temo che sia stata smarrita l’essenza stessa di ciò che significa “teatro condominiale”.

Il Teatro della Concordia nasce all’inizio dell’Ottocento dalla volontà di nove famiglie di Monte Castello di Vibio. Non è soltanto un edificio teatrale: è il risultato di una scelta collettiva, di un investimento condiviso, di una visione della cultura come bene comune. Persino il suo nome, “Concordia”, richiama quell’ideale di armonia civile e di coesione sociale che attraversava l’Europa dopo la Rivoluzione francese.

Da oltre due secoli questo teatro racconta una storia di comunità. E ancora oggi quello spirito continua a vivere.

Il Teatro della Concordia è gestito da una Fondazione del Terzo Settore che opera grazie al volontariato, alla partecipazione della comunità e alla collaborazione con il Comune proprietario del bene. Non è soltanto un teatro storico: è un laboratorio vivente di cittadinanza culturale, un esempio concreto di gestione condivisa che continua a rinnovare il significato originario del teatro condominiale.

Per questo motivo chiediamo, con rispetto ma con altrettanta fermezza, che vengano resi pubblici i criteri scientifici che hanno guidato la selezione dei teatri rappresentativi di questo sistema.

Non desideriamo alimentare contrapposizioni con altre realtà, tutte meritevoli di rispetto.
Chiediamo però una riflessione.

Quando si parla di teatro condominiale, si deve guardare soltanto all’architettura oppure anche alla storia, alla proprietà condivisa, alla funzione civile, alla continuità della partecipazione della comunità?

Se il concetto di teatro condominiale perde queste caratteristiche, rischia di trasformarsi in una semplice categoria descrittiva, mentre la sua vera ricchezza risiede proprio nel modello sociale e culturale che rappresenta.

Il Teatro della Concordia continuerà comunque la propria missione, come fa da oltre trent’anni attraverso l’opera della Fondazione: custodire il patrimonio, accogliere migliaia di visitatori ogni anno, promuovere cultura e dimostrare che una comunità può ancora essere protagonista della tutela del proprio bene più prezioso.

Questa lettera non vuole essere una protesta.
Vuole essere un invito al dialogo, alla trasparenza e a una riflessione che renda ancora più autorevole il riconoscimento UNESCO.
Perché il patrimonio culturale appartiene a tutti e merita di essere raccontato nella sua autenticità.

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